“Itaca Free Boat”, 12 condanne per i Gallace-Gallelli

Il Tribunale di Catanzaro emette anche tre assoluzioni e dispone la confisca dei beni che erano stati sequestrati ai principali imputati. Regge l’impianto accusatorio dell’inchiesta sulle ingerenze delle cosche nelle vicende del porto di Badolato

Nel processo “Itaca Free Boat” contro le cosche Gallace e Gallelli e le ingerenze sulla gestione del porto di Badolato si è pronunciato mercoledì il tribunale collegiale di Catanzaro, presieduto da Alessandro Bravin, che ha emesso 12 condanne, tre assoluzioni e ha ordinato la confisca dei beni preventivamente sequestrati a Vincenzo Gallelli, Vincenzo Gallace, e Antonio Saraco. Per quanto riguarda le parti civili, 50mila euro vanno in risarcimento alla Provincia di Catanzaro e risarcimento, da liquidarsi in separato giudizio, è stato ordinato anche per l’imprenditore Carlo Stabellini e per la Salteg srl.
I reati contestati agli imputati vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso, all’estorsione, usura, traffico di droga e reati in materia di armi. Regge l’accusa – rappresentata dal pm Vincenzo Capomolla – che nel corso della requisitoria aveva ripercorso le vicende del porto di Badolato sul quale aveva lavorato la ditta Salteg dei soci Mario Grossi e Carlo Stabellini i quali avevano condotto una seria trattativa con la ditta di Pietro Ranieri, esponente di una famiglia di armatori di Soverato, per la gestione del porto. Una trattativa che non sarebbe stata posta in essere per le ingerenze, tra gli altri, di Antonio Saraco e Antonio Ranieri (per il quale si procede separatamente) che avrebbero fatto presente a Grossi i “rischi” che correva se avesse affidato la gestione a Pietro Ranieri piuttosto che a suo fratello Antonio. Inoltre, Pietro Gregorace, direttore dei lavori e socio Salteg, avrebbe minacciato implicitamente Mario Grossi adducendo che qualora la gestione del porto fosse stata affidata a Pietro Ranieri sarebbe scoppiata un guerra di mafia a Badolato anche con l’attuazione di azioni di danneggiamento.
Nello specifico sono stati condannati Antonio Belnome, 2 anni e quattro mesi di reclusione; Alfredo Beniamono Ammiragli, 7 anni; Giuseppe Compagnone, 4 anni; Vincenzo Gallace, 4 anni; Andrea Gallelli, 2 anni e 6 mesi; Vincenzo Gallelli, 15 anni; Maurizio Gallelli, 16 anni; Gianfranco Pietro Gregorace, 8 anni; Nicola Romeo Arena, 9 anni; Antonio Saraco, 10 anni; Domenico Tedesco, 6 anni; Vittorio Tucci, 4 anni. Assolti per non aver commesso il fatto, Nicolino Galati (difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Cicino) e Cosimo Vitale (difeso dagli avvocati Anna Marziano e Gianni Russano). Assolto perché il fatto non sussiste Stefano Ventura (difeso dall’avvocato Vincenzo Cicino).

(fonte l’altrocorriere)




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