CALABRIA: LA REGIONE PEGGIORE PER DIVENTARE MAMMA

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In Italia le mamme sono delle “equilibriste”: tutte, indistintamente, condividono una condizione di svantaggio sociale, professionale ed economico. E’ il quadro che emerge da un rapporto di Save the Children, diffuso alla vigilia della Festa della Mamma, che stila una classifica delle regioni dove è più facile essere mamme nel nostro Paese: la regione più ‘motherfriendly’ risulta essere il Trentino Alto Adige, quella peggiore la Calabria.
Le donne nel nostro Paese, dice l’ong, sono costrette a un difficile equilibrismo tra la scelta di maternità e il carico dovuto alle cure familiari, ancora molto sbilanciato sulle loro spalle e reso ancor più gravoso dalla carenza di servizi di sostegno sul territorio, facendo al tempo stesso i conti con un mercato del lavoro che le penalizza a priori in quanto donne e diventa un problema ancora più grande quando arrivano i figli.
La classifica delle regioni che mostrano condizioni più favorevoli alla maternità vede ai primi posti solo regioni del nord, mentre gli ultimi posti sono tutti riservati alle regioni del sud. Uno squilibrio territoriale confermato anche nel dettaglio di ciascuna dimensione che compone l’indice relativo a cura, lavoro e servizi per l’infanzia. Anche osservando solo l’aspetto della cura familiare, infatti, l’Emilia Romagna si colloca al primo posto mentre all’ultimo troviamo la Calabria, e rispetto all’accesso delle donne al mondo del lavoro il Trentino Alto Adige è la regione più virtuosa, la Campania quella meno.
Per quanto riguarda l’offerta di servizi pubblici per l’infanzia, la Valle d’Aosta si segnala al primo posto e la Basilicata all’ultimo.
Come evidenzia il rapporto, la pressione del lavoro di cura familiare riguarda in Italia circa 8 milioni di mamme tra i 25 e 64 anni che convivono con figli under 15 o under 25 ma ancora dipendenti economicamente da loro, ma si concentra maggiormente su quelle con almeno un figlio sotto i 5 anni (2,7 milioni di mamme) o tra i 6 e gli 11 anni (2 milioni). Il carico di cure familiari per le mamme si intreccia con un mercato del lavoro che in Italia ne taglia fuori metà tra i 25 e i 64 anni.
L’accesso al lavoro si riduce ulteriormente se aumenta il numero dei figli: tra i 25 e i 49 anni il tasso di occupazione materna con 1 figlio è pari al 58,6%, ma si ferma a 54,2% se i figli sono 2 e non supera il 40,7% con 3 o più figli.
L’accesso al mercato del lavoro delle mamme dipende dalla possibilità di trovare un equilibrio soddisfacente tra la loro vita personale e quella lavorativa, e su questa sfida grava fortemente la diversa distribuzione del lavoro familiare tra uomini e donne: le italiane over 15 dedicano al lavoro familiare non retribuito circa 5 ore e 9 minuti al giorno, contro le 2 ore e 22 minuti degli uomini. Ecco perchè quasi la metà (42,7%) delle mamme che lavorano segnala difficoltà concrete nel conciliare l’impiego con le cure familiari e non raramente questo si traduce nella soluzione più estrema, cioè l’abbandono del lavoro che coinvolge il 30% delle madri con meno di 65 anni e in più della metà dei casi è dovuta alla nascita di un figlio.
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