Inchiesta Fata Morgana – Indagato anche il sindaco di Villa

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Antonio Messina finisce sotto inchiesta con il dirigente Morabito. Avrebbero agevolato l’apertura della “Perla dello Stretto” in cambio di favori elettorali. Garantiti dall’avvocato Romeo.

REGGIO CALABRIA C’è un’altra vittima “istituzionale” della loggia massonica segreta funzionale alla ‘ndrangheta individuata dall’inchiesta Fata Morgana, costata un nuovo arresto all’avvocato Paolo Romeo, già condannato in via definitiva come consigliori del clan De Stefano. Non si trova a Reggio Calabria, ma nel centro che della città è sempre stata considerata una propaggine, non solo geografica. Villa San Giovanni da sempre è territorio degli arcoti, che dal loro feudo di Reggio Nord hanno esteso il proprio dominio e la propria influenza lungo tutta la provincia tirrenica. Come sulle sue principali attività economiche. E sarebbero state proprio queste a far scivolare l’attuale sindaco di Villa San Giovanni, Antonio Messina, e il suo dirigente Francesco Sincero Antonio Morabito. Perquisiti entrambi il giorno di esecuzione dell’ordinanza a carico dell’avvocato Romeo e dei suoi sei coindagati, Messina e Morabito sono indagati per corruzione aggravata dalle modalità mafiose.

AGEVOLAZIONI E PRATICHE FLASH Per gli inquirenti, i due «si sono attivati al fine di agevolare l’apertura del centro commerciale della “Perla dello Stretto”, nell’ambito delle attività di autorizzazione proprie del Comune, in cambio di svariate utilità, tra cui quelle connesse all’accrescimento del bacino elettorale del sindaco». Traduzione, se i clan, rappresentati dall’avvocato Romeo, non hanno trovato alcun ostacolo nel rilanciare il centro commerciale in cui si erano infiltrati, è stato anche grazie all’inesistente resistenza incontrata nelle istituzioni locali.

L’IMMOBILE DEI CLAN Del resto, emerge dalle carte dell’inchiesta, quella struttura, un tempo gigantesco deposito della Fiat, fin dalla sua costruzione – hanno dimostrato vecchie inchieste – è finita sotto il tallone dei De Stefano e dei clan ad esso collegati. Medesima sorte – ha rivelato invece l’inchiesta Archi Astrea – ha subito il processo di riconversione, entrato nella partita grande della creazione delle municipalizzate, come – suggerisce oggi Fata Morgana – il suo rilancio. Un ‘operazione impossibile in tempi così rapidi senza il cordiale sostegno delle massime autorità locali di Villa San Giovanni.

LA RABBIA DI BELVEDERE A svelarlo in una conversazione intercettata è Ivan Belvedere, professionista del settore immobiliare e consulente della Gabetti, incaricato da Unicredit Leasing, proprietaria dell’immobile, di piazzare sul mercato l’ingombrante struttura dopo il fallimento della società che la gestiva. È lui stesso a spiegarlo agli uomini del commissariato di Villa quando lo sentono a verbale in seguito ai danneggiamenti subiti dall’imprenditore che si è aggiudicato l’appalto per la ristrutturazione delle aree comuni.

TRE ANNI DI LAVORO «La Unicredit Leasing spa fa mandato alla società presso cui lavoro e alla società Abaco di proprietà di Gabetti, operante nel settore della sicurezza e dei servizi tecnici, di provvedere alla vendita degli spazi commerciali e contestualmente di attivare tutte le procedure necessarie per raggiungere la congruità tecnico urbanistica, così da poter avere la struttura in sicurezza e tecnicamente idonea per lo sviluppo delle attività commerciali». E la cosa – spiega agli agenti – gli costa quasi tre anni di lavoro. E – hanno ricostruito gli inquirenti – solo quando sulla scena si è presentato Paolo Romeo ha subito un’accelerazione.

ESCLUSO Vecchio squalo del settore, Belvedere, nonostante abbia nel tempo dimostrato di sapersi destreggiare nel complesso – anche per ragioni criminali – mercato reggino, alla fine viene estromesso dalla gestione del centro commerciale, finita esclusivamente in mano a Romeo. Ma non se ne stupisce. Come non si stupisce delle entrature di cui Romeo gode all’interno del Comune di Villa San Giovanni. Lo dice senza mezzi termini al titolare di uno degli esercizi commerciali presenti all’interno del centro commerciale, che – quasi stupito – gli riferisce le sperticate lodi fatte dal sindaco Messina all’indirizzo di Paolo Romeo.

«PER ME CI SAREBBERO VOLUTI SEI MESI» Stufo, stanco e frustrato, Belvedere si lascia andare e rivela che Romeo è riuscito a far aprire in tempi ristrettissimi il centro commerciale solo grazie ai canali privilegiati di cui gode all’interno dell’amministrazione. «Guardi dottore, non lo metto in dubbio che io per una Dia ci ho messo tre mesi, per una agibilità ne ho messo sei mesi. Sicuramente se avessi fatto le Scie venerdi ci avrei messo sessanta giorni per aveve la licenza e questo non è non… pronto mi senti? Questo… questo non lo metto in dubbio… Perchè se l’avessi fatto io da venerdì, lunedì non avrei avuto la licenza, ma mi avrebbero controllato pure i peli del culo… Però forse se c’ero io avremmo chiesto la licenza a gennaio». E in effetti – annotano gli investigatori – Romeo è riuscito a ottenere l’autorizzazione commerciale per la Perla dello Stretto in appena due giorni.

«GLIENE HANNO SISTEMATI PERSONAGGI QUA» Ma a dar prova degli intimi contatti – come della contropartita pretesa per le agevolazioni burocratiche – non sono solo le conversazioni fra gli operatori, ma è lo stesso sindaco Messina. «Quando si mangia ci sono sempre tutti qua, stanno arrivando, ora ora è sceso Antonello Messina è sceso, tutto lui è.. gli hanno sistemato, pure Interdonato (proprietario Euronics ndr) gliene ha sistemati persone quà è… che non c’entravano niente con i posti di lavoro», commenta uno dei commercianti estromessi da Romeo, intercettato mentre parla con Belvedere, durante l’inaugurazione della Perla. E che non si tratti semplicemente di malevoli commenti, lo provano le conversazioni – innumerevoli – registrate sull’utenza di Giuseppe Chirico, imprenditore in odor di ‘ndrangheta, entrato nel nuovo centro commerciale grazie ai buoni uffici di Romeo.

LISTE E RICHIESTE Gli investigatori lo sentono più volte parlare al telefono con Chirico, così come ascoltano l’imprenditore discettare delle pretese del sindaco con Romeo. Stando alle conversazioni intercettate, Messina avrebbe portato «una lista di quindici nomi» di persone da assumere. Un favore – si legge nella sintesi della conversazione – che a detta di Romeo sarebbe costato al sindaco la possibilità di chiedere quanto dovuto all’amministrazione. «Non è che possono mettere tasse su un esercizio commerciale pensando che possono fare quello che vogliono» dice Romeo, in riferimento alle lamentele del sindaco per la scomparsa degli spazi sociali previsti nei patti sindacali, previ all’apertura del centro commerciale.

L’ELENCO Una condizione di subalternità che non sembra pesare a Messina, se è vero che gli investigatori più volte lo ascoltano chiamare Chirico o i suoi referenti per lamentare la mancata assunzione o il licenziamento dei “suoi” assunti, per chiedere la disponibilità della terrazza superiore per una manifestazione, o contrattare nuove assunzioni. E non sarebbe stato l’unico. Anche l’ex sindaco, oggi consigliere comunale Cassone – riferisce Chirico a Romeo – in un’occasione avrebbe « se i suoi lavorano ancora».

INDAGINI IN CORSO Tutti elementi costati al sindaco un’accurata perquisizione e un’iscrizione sul registro degli indagati. Ma potrebbero non essere gli unici. Perché gli approfondimenti investigativi sull’evoluzione amministrativa della vicenda Perla sullo Stretto sono ancora in corso.

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