Sab. Gen 23rd, 2021

Riparte a Locri da una nuova sezione della corte d’assise d’appello il processo per la morte di Salvatore Cordì, il Boss di Locri freddato il 31 maggio 2005 a Siderno. Oggi il pg Adriana Fimiani con l’acquisizione dei documenti  del procedimento “Lettera morta” ha riaperto il caso grazie alle dichiarazioni del testimone di giustizia Domenico Oppedisano e dei collaboratori Domenico Novella e Bruno Piccolo, e con i testi di polizia giudiziaria che hanno perquisito la casa di Curciarello.

Un agguato orribile quello che ha lasciato il boss Salvatore Cordì, trovato riverso per terra in via Cesare Battisti con una pallottola in faccia. Fu condannato per due gradi di giudizio, come unico colpevole, colui che sparò al capobastone, Michele Curciarello; un pomeriggio del 31 Maggio del 2005 dopo essere arrivato a Siderno a bordo di una moto, indirizzando due colpi di fucile verso lo storico boss. Dopo uno sparo andato a vuoto, il secondo colpì la testa di Cordì che si accasciò sui gradini di un esercizio commerciale. Secondo la Dda, la cosca dei Cataldo, vendicava la morte di Giuseppe Cataldo avvenuta lo stesso anno. Curciarello avrebbe avuto anche un movente personale, perché uccidendo Cordì avrebbe rivendicato l’omicidio del cognato Pietro Caccamo, a sua volta fratellastro di Giuseppe Cataldo ucciso secondo la ‘ndrina sempre dagli storici avversari. Questo delitto era l’ultimo capitolo della sanguinosa faida iniziata nel 1967, a piazza mercato, a Locri, tra le cosche opposte dei Cordì e dei Cataldo.

Secondo due gradi di giudizio sarebbe stato Antonio Cataldo, alias “Papuzzella”a ordinare l’omicidio per vendicare il suo morto ammazzato. Ma a marzo del 2013 dopo un annullamento con rinvio in Cassazione, “Papuzzella” venne assolto: non fu lui ad ordinare quell’omicidio, dicono i giudici, giudizio confermato anche dalla Cassazione. Una storia senza fine, secondo il collaboratore di Giustizia Domenico Oppedisano, fratellastro di Salvatore Cordì, è finita con una pax mafiosa. C’è da capire se sia stato o meno Curciarello a sparare. I motivi per il quale i giudici della Suprema corte hanno rispedito indietro gli atti parlano chiaro:  << l’esistenza della faida e di un credibile movente non sono sufficienti a provare l’esecuzione del reato da parte di Curciarello Michele perché, come già affermato, le dichiarazioni accusatorie sono caratterizzate da incertezza, che le rende deboli sotto il profilo dell’affidabilità>>. Curciarello è tornato in libertà il 9 novembre del 2015 dopo l’annullamento con rinvio della condanna all’ergastolo disposto lo scorso 7 ottobre dalla Cassazione. Per lui è rimasto solo l’obbligo di firma.

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