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NELLA LOCRIDE, SI CURI CHI PUO ! MUOIA CHI NON PUO!

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Ilario Ammendolia-  Il grido di allarme è stato lanciato da studiosi insigni nel rapporto 2015 redatto dall’osservatorio sulla salute.
Qualcuno toglie giorni alla nostra vita. Infatti, noi , cittadini della Locride, viviamo circa un anno in meno rispetto alla media nazionale. Badate bene, vivere un anno in meno non significa che invece di 80 anni si vive 79, bensì che nelle nostre zone si può morire per esempio per un infarto o per una infiammazione quando si è ancora giovani e con molta più facilità rispetto ad altre zone d’Italia e di Europa.
Tuttavia i telescopi della politica e della comunicazione di massa sono puntati altrove. Infatti siamo portati a temere di essere uccisi dal delinquente o dal mafioso ma ad accorciarci la vita è, molto spesso, gente che non porta né la lupara, né la coppola storta.
Il rapporto di “Osservasalute” dice con chiarezza che i cittadini di Lodi, Imola, Monza, Bardonecchia o Sesto vivono di più rispetto ai cittadini di Locri ,Siderno, Palizzi o Roccella. Insomma, malgrado l’inquinamento , lo smog , lo stress, le ciminiere che caratterizzano i paesaggi del Nord e delle grandi città si muore di più in Calabria.
Si muore a Sud ed a morire sono soprattutto i più poveri. Si sta combattendo una guerra territoriale e di classe contro di noi ma il fronte del Sud è sguarnito e sventola bandiera bianca. Quello che, dopo il “68”, avevamo ottenuto in venti anni di impegno nelle strade e nelle piazze d’Italia sta per essere smantellato: la sanità uguale e gratuita, per tutti i cittadini non esiste più!
Resta l’ASL di Reggio che diventa spesso un bancomat per ceti parassitari ed affaristi di vario calibro e natura.
Nella Locride l’offerta sanitaria è andata a passo di gambero. Tuttavia il disastro nella sanità non crea allarme sociale. Il bombardamento mediatico sembra ipnotizzarci , infatti i dati drammatici pubblicati sulla sanità calabrese, quasi mai si trasformano il lotta democratica. Il fatto di essere curati male e di morire viene scientificamente rimosso o deviato dal dibattito politico, culturale e sociale della Calabria.
Tutto viene calamitato ad arte sul tema di una bugiarda lotta alla ndrangheta.
Un dramma vero! Ma anche un comodo schermo per non affrontare i problemi di questa terra e di cui la presenza della ndrangheta è solo una parte.
Non sono negazionista. Tutt’altro! Qualche superficiale lettura di alcune pagine di storia mi hanno aiutato a capire che in Calabria da due secoli c’è una sostanziale continuità : il disagio sociale crea delinquenza e questa scatena una interessata repressione ed una lucida criminalizzazione . Il generale Manhes, la legge Pica, l’operazione Marzano, la leggi sullo scioglimento dei consigli comunali, molte delle cosiddette leggi antimafia si muovono in una sostanziale linea di continuità.
Ed arriviamo così al paradosso.
Si muore di malasanità e si conduce vita grama ma le carceri sono piene zeppe del prodotto del disagio e dell’emarginazione sociale. Di questo non si parla. E’ come se nell’incendio che avvolge la casa noi ci preoccupassimo di non lasciare il fornello accesso.
Silenti ed ipnotizzati guardiamo in Tv o sui giornali la gente che sfila in manette prima di un giusto processo. Scarichiamo su di loro la nostra rabbia e la nostra frustrazione.
Nessuno pensi che sia uno “spettacolo” innocente. E’ la fabbrica dalla paura che produce” mostri “per farci vivere nel terrore senza porci domande scomode per esempio sulle responsabilità di coloro che ci accorciano la vita o che la rendono grama.
Certo, i criminali e perfino autentici “mostri” ci sono e devono essere processati, condannati e messi in condizioni di non nuocere.
Tuttavia un rapporto delle direzioni delle carceri sostiene che solo l’8% del detenuti sono pericolosi e tutti gli esperti concordano nel dire che il carcere così com’è non solo è dispendioso ma produce delinquenza, abbrutimento, insensibilità, predisposizione alla violenza.
Uno spreco di soldi! Una strage di umanità!
Non capisco ad esempio come dopo circa sei anni di detenzione preventiva possono restare in carcere Rocco Femia, Sandro Figliomeni, Cosimo Cherubino, Rocco Agrippo,e l’ex sindaco di Melito di cui non ricordo il nome.
Non mi sembra ci siano elementi a loro carico per ritenerli socialmente pericolosi e tuttavia si trovano in carcere da anni senza aver assassinato e neanche aggredito alcuno. In galera per un reato associativo molto discutibile e generico mentre molti di coloro che sono stati coinvolti ad esempio nell’inchiesta “Mose” o Expo sono liberi da anni , a volte, senza aver fatto un solo giorno di carcere.
Ho citato alcuni nomi perché ricordo i loro volti. Ed io ho bisogno di guardare un volto per capire il carico di sofferenza che ci si porta dietro. Accade così guardando le lenzuola che avvolgono le vittime di mafia, il volto del piccolo Cocò ed ogni uomo costretto a subire qualsiasi forma di violenza. Il corpo umano è sacro anche se è amaro dover constatare come questa società tenda a dimenticare e bruciare a velocità supersonica chi cade in disgrazia. Sono inoltre consapevole che nelle carceri ci sono casi ben più gravi di innocenti, di inermi, di disabili , tutte vittime di un sistema semplicemente assurdo.
Per questo, se avessi voce vorrei gridare: LIBERATELI!
E se fossero assolti come è successo pochi giorni fa nel caso di un assessore di Gioiosa Marina già arrestato e condannato nell’inchiesta “circolo formato” ?
Che sta succedendo ? Possibile che “circolo formato” si stia sformando?
Sia chiaro, noi non ci battiamo solo per loro ma per tutti noi, anzi per non perdere la nostra umanità!
Giorni fa in un paese civilissimo come la Norvegia , Anders Behring Breivik, un lucido assassino di circa cento ragazzi innocenti già condannato con sentenza definitiva a 23 anni di carcere per i suoi orrendi delitti, ha vinto una causa con lo Stato Norvegese.
I giudici di Oslo hanno stabilito che deve scontare la pena ma in condizioni umane e non contrari ai diritti dell’uomo e del cittadino.
Un ragazzo ferito nella strage ha condiviso il verdetto dei giudici con queste parole: “…lo dobbiamo ai nostri compagni morti per mano di questo vile assassino. Noi dobbiamo restare un paese civile, libero, democratico ed umano. Un paese giusto anche con gli assassini. Anders Behring Breivik, avrebbe vinta la partita se noi ci abbassassimo al suo livello.”

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