Sab. Gen 23rd, 2021
 L’ex procuratore della Repubblica di Palmi Giuseppe Tuccio, il presidente della Provincia di Reggio Calabria Giuseppe Raffa, di Forza Italia, ed il sacerdote Giuseppe “don Pino” Strangio, di San Luca in Aspromonte, canonico del Santuario Mariano della Madonna della Montagna di Polsi, figurano tra gli indagati in stato di liberà dell’inchiesta “Fata Morgana”. Sono indagati, tra gli altri, anche il cancelliere capo della Corte d’Appello Aldo Inuso, l’ex presidente della Reggina Calcio Pino Benedetto, lo psichiatra Rocco Zoccali, il consigliere provinciale di Reggio Demetrio Cara che sostiene la maggioranza di centrodestra ed un impiegato del Consiglio regionale, Giovanni Pontari.
Stamani i finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno perquisito le loro abitazioni ed i loro uffici. Secondo l’accusa, il cartello di “colletti bianchi” avrebbe “condizionato” molte attività economiche “manipolando” la gestione, soprattutto per quel che riguarda la grande distribuzione. Tutto ciò avveniva con la complicità di funzionari pubblici. 

I PARTICOLARI

Ndrangheta:fermato ex deputato, indagati nomi di spicco
(di Alessandro Sgherri)
Una rete di relazioni strutturata in grado di gestire un enorme potere di indirizzo sulle sorti delle principali attività economiche di Reggio Calabria. Un sistema asfissiante in grado di influenzare anche la pubblica amministrazione e la politica al centro del quale c’era l’ex parlamentare del Psdi Paolo Romeo, già condannato in passato per concorso esterno in associazione mafiosa. É questo lo spaccato portato alla luce dall’inchiesta “fata Morgana” coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e condotta dai finanzieri del Comando provinciale reggino guidati dal col.
Alessandro Barbera che stamani ha portato all’esecuzione di sette fermi ed al sequestro di beni e società per 34 milioni.
I provvedimenti sono stati emessi nei confronti, oltre che di Romeo, del commercialista Natale Saraceno, dell’avvocato Antonio Marra e degli imprenditori Giuseppe Chirico, Antonio Idone (già consigliere di amministrazione di Fincalabra), Domenico Marcianò ed Emilio Angelo Frascati, accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, finalizzata anche all’intestazione fittizia ed all’estorsione. Ma nell’inchiesta sono finiti anche, indagati in stato di libertà e destinatari di decreti di perquisizione, tra gli altri, l’ex procuratore della Repubblica di Palmi Giuseppe Tuccio, il presidente della Provincia di Reggio Calabria Giuseppe Raffa, di Forza Italia, il sacerdote Giuseppe “don Pino” Strangio, di San Luca in Aspromonte, canonico del Santuario Mariano della Madonna della Montagna di Polsi. Luogo di culto mariano, quest’ultimo, noto per i summit che, secondo quanto è emerso da diverse inchieste, le cosche di ‘ndrangheta vi tenevano in coincidenza della festa dell’1 e 2 settembre per decidere strategie e affari.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho e dai pm Rosario Ferracane, Giuseppe Lombardo, Luca Miceli e Stefano Musolino, ha riguardato quella cosiddetta “zona grigia” utilizzata dalle cosche per la rete di entrature ed agganci anche nella pubblica amministrazione ed in grado di condizionare l’economia e l’imprenditoria.
La Procura, in particolare, ha puntato la sua attenzione sulla redistribuzione dei punti vendita della grande distribuzione alimentare dopo la crisi della società Gdm concentrando l’indagine sulle attività legate alla riapertura del centro commerciale “La Perla dello Stretto” di Villa san Giovanni. Sarebbe emerso quindi un connubio, organizzato strutturalmente tra ‘ndrangheta e professionisti, che ha determinato le principali sorti dell’aggiudicazione dei punti vendita, nonché la scelta dell’imprenditore della grande distribuzione alimentare che doveva avviare l’esercizio commerciale “food” nella Perla dello Stretto. Nella vicenda spiccherebbe il ruolo dei professionisti che, relazionandosi con una variegata platea di soggetti, hanno contribuito alla riapertura del centro commerciale, curandone anche gli aspetti autorizzativi e interagendo con esponenti della politica e della pubblica amministrazione. Ma anche in questo caso non è mancato il potere intimidatorio. Un commerciante “minore”, che si era ribellato all’imposizione di un contratto penalizzante, si è visto distruggere l’esercizio da un incendio.
“Sorprende – è stato l’amaro commento di Cafiero de Raho – che l’avv. Romeo sia ancora baricentro di rapporti che presiedono le più importanti proiezioni economiche nella città di Reggio Calabria nonostante in passato sia stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa”.
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