REGGIO CALABRIA: IL CSM IN CAMPO PER LA LEGALITA’

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L’inno di Mameli, intonato dal coro del Liceo delle Scienze Sociali “Giuseppe Mazzini” di Locri, ha aperto il “Triangolare della Legalità”. La partita disputata sul sintetico dello stadio Granillo di Reggio Calabria tra la Rappresentativa Magistrati Italiani, la Nazionale Parlamentari e la Nazionale Prefetti. A dirigere la sfida l’arbitro internazionale Paolo Valeri, con la cronaca in diretta di Andrea Lucchetta ed Antonio Raffa. Sugli spalti circa 5mila studenti armati di tricolori e gigantografie sulla legalità. Al termine dei minuti di gioco, la partita è finita zero a zero, ma la lezione più grande impartita ai presenti, quella del rispetto delle regole e della giustizia insieme all’entusiasmo di tanti giovani, è stata la vera vittoria. In campo, tra i prefetti, Luca Palamara, componente del Csm, ma anche il presidente del Coni Giovanni Malagò, gli ex calciatori della Reggina Francesco Cozza e Davide Franceschini. “Sono proprio le nuove generazioni che stanno trascinando e rivelando una volontà di dimostrare che accettano più di rimanere passivi, che c’è volontà, voglia di reagire e non volersi identificare a fenomeni di malcostume. Questa è una terra bellissima, con una piccola parte di ignoranza che ha dato il cattivo esempio. Secondo me, questa, è veramente una grande cosa” ha commentato a fine gara Malagò. “Vedere tantissimi giovani oggi a questa manifestazione è un segnale di forte speranza non solo per la Calabria ma anche per il Paese” ha dichiarato, invece, il nuovo direttore del Dipartimento per la sicurezza Alessandro Pansa, al Granillo accompagnato dal prefetto Claudio Sammartino e il questore Raffaele Grassi. “Questa visita rappresenta un segnale importante da parte delle istituzioni, un significato di antimafia compiuta, fatta, e non costituita solo da parole” ha dichiarato, infine, il vice presidente del Csm Giovanni Legnini. Una giornata, dunque, all’insegna della legalità ma anche del buon esempio trascorsa tra la gente di un territorio in cui la presenza della ‘ndrangheta genera troppo spesso distorsioni.

ALESSANDRA BEVILACQUA

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