Tutte le manovre per il food della Perla dello Stretto

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Le vicende relative al settore alimentare de ‘La Perla dello Stretto’ sono state oggetto di indagine specifica da parte degli inquirenti, i quali tratteggiano ruoli e interessi di tutti i protagonisti della vicenda. “Al momento in cui si sono verificati i fatti” – scrivono gli inquirenti – “i rapporti tra il Romeo ed il Chirico non fossero ancora di piena e leale solidarietà. Questa, infatti, si cementavano solo qualche tempo dopo, quando l’imprenditore si persuadeva a tentare di entrare nel consorzio dei commercianti del centro commerciale “Perla dello Stretto” su cui Frascati Emilio Angelo vantava prelazioni, in relazione all’apertura di un supermercato. Solo allora, infatti, il Chirico si rivolgeva al Romeo, ben comprendendo come senza il sostegno di un siffatto personaggio criminale, egli non avrebbe potuto perseguire i suoi scopi. A decorrere da quel momento, dunque, l’asse Romeo-Chirico diveniva solidissimo. I rapporti tra Paolo Romeo e Giuseppe Chirico” – spiegano gli inquirenti – “non erano certo caratterizzati da legami di solidarietà e sudditanza del secondo al primo, quanto meno sino all’aprile del 2013, allorquando la furia di Romeo si era scatenata contro Aldo Inuso – ed indirettamente contro lo stesso Chirico – colpevoli di non avere rispettato il diktat imposto dal primo che aveva ordinato di non presentare alcuna offerta nell’asta giudiziaria relativa all’hotel “Fata Morgana”, sostanzialmente riferibile a Miceli Gaetano, frequentatore del Circolo Posidonia, alla stregua di un questuante che, ridotto sul lastrico, bazzica le case dei potenti, nella speranza di raccogliere qualche briciola dai lauti pasti che vi si celebrano. La relazione” – proseguono gli inquirenti – “cambiava decisamente a decorrere dalla fine di maggio di quello stesso anno, dopo un primo approccio tra i due, all’esito del quale – si deduce dal successivo sincronico attivarsi del Romeo e dalle conversazioni registrate che danno conto dell’intensificarsi delle loro relazioni e dello specifico scopo che li accomuna – Paolo Romeo attivava la sua rete relazionale, al fine di accondiscendere alla richiesta del Chirico, di agevolarne l’ingresso nella Perla dello Stretto, quale unico commerciante della grande distribuzione alimentare”. Ma, secondo la ricostruzione della Procura reggina, “il reale ostacolo che si frapponeva alle mire del Chirico, era costituito da Emilio Angelo Frascati che era subentrato ai Crocè nella titolarità di un’altra porzione di quei locali commerciali e, soprattutto, vantava una prelazione per l’acquisto di quelli rilevati dal Miceli e per giungere al risultato finale che vede, oggi, Giuseppe Chirico unico “preposto food” all’interno della Perla dello Stretto, è stato necessario mettere a frutto tutta l’intelligenza relazionale e l’autorevolezza criminale di Paolo Romeo. Frascati, infatti” – proseguono i magistrati – “è imprenditore espressione della ndrangheta che tende a fagocitare la concorrenza, forte di plurimi agganci nella classe dirigente reggina. Ma” – chiosano gli inquirenti – “nella contesa tra due imprenditori della grande distribuzione alimentare, la vittoria andava a chi aveva avuto la capacità di garantirsi l’appoggio del geniale regista occulto della manovre cittadine: Paolo Romeo; di fronte alla sua autorevolezza criminale, alla sua abilità diplomatica ed al suo patrimonio relazionale, conseguenza dell’appartenenza massonica, l’aggressività imprenditoriale del Frascati aveva dovuto retrocedere e l’altro imprenditore della ndrangheta: Chirico aveva avuto il sopravvento”

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