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‘FAIDA DEI BOSCHI’: DECISIVE LE TESTIMONIANZE DEI COLLABORATORI BELNOME E PANAJIA

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I giudici della Suprema corte di Cassazione che si sono espressi sul processo in abbreviato scaturito dall’operazione “Faida dei Boschi” non hanno dubbi: i due collaboratori di giustizia Antonino Belnome e Michael Panajia sono credibili. La sentenza della VI sezione penale ha riguardato tre imputati in tutto: Angelo Natale Misiti, condannato a 16 anni di carcere; Domenico Ruga, 6 anni e 8 mesi e lo stesso pentito Panajia che dovrà scontare 2 anni e 8 mesi di reclusione. Per i giudici, nello specifico, i racconti forniti dai collaboratori di giustizia sarebbero stati cruciali per determinare le condanne inferte. Nelle motivazioni della sentenza si legge, infatti, che “tutti gli elementi di contestazione attengono alla credibilità generale dei dichiaranti e alla compatibilità delle loro dichiarazioni, rispetto alle quali, da un canto, è intervenuta una valutazione della Corte di merito sui punti determinanti relativi alla imputazioni, rispetto ai quali non viene identificata alcuna plateale smentita emergente dagli atti”. Entrando nel dettaglio la Corte ha rilevato che l’imputazione di partecipazione all’associazione mafiosa per Domenico Ruga è fondata sulle dichiarazioni di Belnome e sui riscontri di una serie di elementi evincibili dalle intercettazioni. E’ in corso in appello, invece, il troncone in ordinario. In primo grado furono comminati 2 ergastoli e 119 anni di carcere.

ALESSANDRA BEVILACQUA

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