L’antimafia avverte: sarebbero 15 gli impresentabili. Tra questi anche Platì, Scalea, San Sostene.

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La commissione Antimafia ha presentato lunedì 30 maggio  gli esiti del lavoro svolto riguardo ai comuni sciolti per infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso.

Si tratta di 14 comuni, dislocati in 5 regioni (Lazio, Campania, Calabria, Emilia Romagna, Liguria): Roma, Sant’Oreste e Morlupo (entrambi a Roma), Battipaglia (Salerno), Trentola Ducenta e Villa di Briano (Caserta), Scalea (Cosenza), Ricadi e Joppolo (Vibo Valentia), Badolato e San Sostene (Catanzaro), San Luca e Plati’ (Reggio Calabria), Finale Emilia (Modena), Diano Marina (Imperia). Una quindicina, secondo quanto si apprende, i nomi che dai riscontri risulterebbero “non a norma”.

La commissione ha esaminato le carte di oltre 3.200 candidati, di cui 2.220 solo nella Capitale. Tra gli “impresentabili”, 15 sono i candidati, quelli finiti nel mirino della Commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi, perché condannati o con processi di rilievo in corso, e con otto di loro che certamente hanno prodotto certificati falsi.

Sotto la lente erano finiti gli aspiranti candidati in molti comuni calabresi tra questi la situazione delicata soprattutto a Plati’ dove si e’ ritirata la candidata del Pd e dove ci sarebbe la conferma nelle liste di persone legate alle famiglie piu’ note della ‘ndrangheta. Sull’argomento si pronuncia il vicepresidente della stessa commissione parlamentare Antimafia e deputato di Sinistra Italiana Claudio Fava che riferendosi a Platì osserva << nessun candidato viola il Codice di autoregolamentazione ma decine di candidati hanno comprovati rapporti di amicizia con le cosche che gestiscono il territorio e che fanno essere concreto il pericolo che questo comune continui ad essere democrazia sospesa>>.Mentre a San Sostene, in provincia di Catanzaro, Alessandro Codispoti, candidato con la lista civica “Legalità e libertà” ha un procedimento penale in corso e se eletto rischia la sospensione in base alla legge Severino.

L’altro caso a Scalea. Su Carmelo Bagnato si allunga l’ombra di quanto emerge da certificato del casellario giudiziale. Scrive l’Antimafia << risulta una sentenza di condanna a 2 anni di reclusione emessa dalla Corte di appello di Perugia il 3 Dicembre 2010, irrevocabile il 19 aprile 2011 per il reato di banca-rotta fraudolenta>>.

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