Dom. Mag 16th, 2021

Condanne fino ad un massimo di 24 anni e sei mesi. Queste sono state le richieste del pm della Dda di Bologna, Francesco Caleca, alla conclusione della requisitoria di “Black Monkey”, il primo grande processo di ‘Ndrangheta in Emilia Romagna.
Nel mirino dell’accusa infatti c’è un’organizzazione che guadagnava ingenti somme di denaro con il gioco illegale e nella quale farebbero parte dei personaggi legati alla criminalità calabrese.
La richiesta più alta è nei confronti di Nicola Femia, identificato come vertice del gruppo e definito dallo stesso pm come “intelligenza strategica della Ndrina”, per lui sono stati chiesti 24 anni e 6 mesi.
In tutto gli imputati ai quali è stata contestata l’associazione mafiosa o il concorso in esterno sarebbero 14 e tra gli atti c’è la celebre intercettazione della telefonata in cui Femia dichiarava di voler fare del male al giornalista Giovanni Tizian dopo alcuni articoli a lui poco graditi sulla Gazzetta di Modena.
L’inchiesta si basa sulle indagini portate avanti dalla Dda bolognese e dalle Fiamme Gialle nei confronti del gruppo che avrebbe fatto profitti con il gioco illegale online e con le slot manomesse. L’indagine incominciò nel 2013 quando furono eseguite 29 ordinanze di custodia cautelare.
Il totale della condanna ammonta a 221 anni, tra le più alte, le richieste di pena per i figli di Femia, Rocco Maria Nicola (19 anni e sei mesi) e Guendalina (14) e per il genero Giannalberto Campagna (15), accusati del reato associativo, mentre l’ex ispettore di polizia Rosario Romeo (12 anni) e Guido Torello, l’uomo della telefonata con Femia su Tizian (10 anni) rispondono dell’accusa di concorso in esterno.
La Procura adesso dovrà dimostrare la veridicità dell’associazione di stampo mafioso e del potere intimidatorio autonomo, carattere essenziale delle organizzazioni legate alla Ndrangheta e con base operativa nel Nord Italia.
Si tratta di un gruppo ben addentrato nel sistema, attento ai messaggi dei mezzi di informazione ma soprattutto a mantenere rapporti con persone facenti parte delle forze dell’ordine.
Gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato hanno visto confermare le condanne dalla Cassazione, che però non ha riconosciuto l’associazione mafiosa.

SARA FAZZARI

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