L’ARSAC VALORIZZA LA BIODIVERSITA’

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Procede a pieno ritmo l’attività del centro di divulgazione agricola di Caulonia, dell’ARSAC, l’Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese, il cui direttore generale è l’ingegnere Italo Antonucci (nella foto). Il Ce.D.A. cauloniese, la cui responsabile è la dottoressa Concetta Leto, dipende dal settore programmazione e divulgazione dell’ARSAC, diretto dal dottore Bruno Maiolo. Fra le tante iniziative del Ceda, veramente rispondenti alle esigenze della vasta utenza dell’alta Locride, in linea con le direttive del direttore generale e del settore, si registra quella sulla valorizzazione della biodiversità.  Un aspetto, questo, che punta a contribuire al recupero della memoria storica, delle tradizioni locali e al rafforzamento dell’identità culturale. In più, l’ARSAC vuole centrare l’obiettivo di valorizzare delle preziose specie autoctone le cui caratteristiche biofisiologiche e nutrizionali non hanno eguali in Italia.   Nell’ambiente agricolo delle nostre zone vi è, infatti, un patrimonio antico, di notevole valore, che tuttavia è spesso trascurato ed anche poco conosciuto. Basti pensare, per esempio, ai cosiddetti “frutti dimenticati”, vale a dire a quei prodotti che un tempo erano coltivati normalmente e che avevano particolari caratteristiche: ad esempio, fornivano sostentamento alimentare nei periodi  di carestia oppure medicamenti naturali per curare ed alleviare i malanni. Tutto ciò che il contadino piantava aveva uno scopo specifico. Nei nostri tempi, le nuove esigenze dei mercati hanno reso queste  piante scarsamente commerciabili, perchè spesso hanno una pezzatura dei frutti non visivamente apprezzata dai consumatori; anche se esse presentano dei valori intrinseci come i loro caratteri genetici che ne fanno piante resistenti alle malattie e adattabili alle più diverse situazioni ambientali.  Di conseguenza si è perduta l’abitudine a coltivarle e a propagarle. Tuttavia, negli ultimi anni è rinato un crescente interesse proprio nei confronti di questi frutti. Effettivamente, come ha espresso l’agronoma Leto, dal mondo della ricerca scientifica, vi è una forte attenzione verso questi prodotti perché le  vecchie varietà, se riutilizzate nell’agricoltura sostenibile e nelle biotecnologie possono apportare innumerevoli vantaggi economici alle realtà agricole del territorio”. Già una recente ricerca, condotta dagli specialisti del settore, sotto la guida dell’agronomo Bruno Maiolo, ha fatto emergere quanto  le varietà di questi frutti si siano conservate fino ad oggi soprattutto grazie all’azione degli agricoltori, al mantenimento di coltivazioni ed utilizzi tradizionali, allo scambio di semi e materiale di moltiplicazione  vegetativa, tutte componenti della trasmissione di un importante patrimonio conoscitivo.

 

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