SIDERNO: I CITTADINI DENUNCIANO I RESPONSABILI DELL’IMPIANTO DI SEPARAZIONE RSU E DEL DEPURATORE

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Quest’estate sembra avere una parola chiave: depurazione.

Uno dei punti nevralgici continua ad essere la città di Siderno e questa volta l’esasperazione dei cittadini ha fatto scattare una denuncia.

La zona interessata è contrada San Leo, da tempo soggetta a miasmi e fetori emanati dal Depuratore e dagli impianti di TMB.

Dopo una situazione insostenibile, secondo quanto affermato, che “costringeva i cittadini ad essere prigionieri nelle proprie abitazioni ed inalare con tutte le conseguenti malattie i miasmi prodotti”,  Tino Mariarosa, responsabile del comitato spontaneo, insieme ad altri residenti della zona, ha deciso di esporre denuncia.

I destinatari sono i Responsabili dell’Impianto di Separazione RSU e i Responsabili del Depuratore nonché la Regione Calabria, Dipartimento per l’Ambiente, a causa della situazione di “invivibilità nelle zone circoscritte”.

Questa situazione però non è una novità in quanto già dal 2014 era stato presentato dalla stessa un Esposto-Denuncia ottenendo un risultato abbastanza positivo, in quanto obbligava i gestori ad eseguire lavori straordinari, ma da marzo sino a luglio la situazione è degenerata.

I residenti affermano che la problematica è collegata al conferimento della frazione organica all’impianto di separazione, problema risolto con lo svuotamento avvenuto nel 2014, ma poi riproposto in seguito all’accordo dei Sindaci sul riconferimento di circa 50 tonnellate giornaliere dello stesso materiale causando i famosi fetori e miasmi.

Gli organi competenti alle richieste dei cittadini hanno affermato che l’eliminazione totale del materiale è impossibile ma che il problema può essere ovviato riducendo il tonnellaggio.

Proprio nella seconda settimana di luglio il Sindaco di Siderno Pietro Fuda aveva disposto all’impresa Ecologia Oggi S.p.a. gestore dell’impianto di provvedere, con decorrenza immediata, a limitare i conferimenti a quantità non superiori alle 15 tonnellate. Trascorso il termine avrebbe provveduto all’esecuzione d’ufficio a spese del contravventore oltre alla denuncia all’autorità giudiziaria.

Una situazione risolta ma poi ricreata e che causa ingenti difficoltà ai residenti non solo legati al fastidio per l’odore emanato e quindi all’invivibilità dell’area ma anche e soprattutto ai rischi legati alla salute.

Alla Magistratura è stato chiesto dunque di verificare e stabilire le responsabilità penali e civili derivanti dalla spiacevole vicenda.

SARA FAZZARI

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