A Camini arrivano le telecamere del National Geographic a testimoniare il funzionamento dello Sprar

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Sulla scia dell’esperienza di Riace, i comuni della Locride hanno aperto le porte al mondo: da queste parti i migranti non sono una minaccia, ma una risorsa. Gioiosa Jonica, Stignano, Benestare, Africo sono solo alcuni dei dodici comuni che partecipano allo Sprar, il Sistema di protezione asilo e rifugiati gestito dal ministero dell’Interno.
In pratica lo Stato paga vitto e alloggio, oltre a finanziare corsi di italiano e borse lavoro, un apprendistato retribuito che dà una mano anche alle piccole imprese a corto di liquidi. In una delle terre più povere e spopolate d’Italia lo spazio per ospitare le famiglie arrivate dal mare non manca, assistenti sociali, psicologi, mediatori culturali ed educatori nemmeno. Così ci guadagnano tutti: i migranti e la cittadinanza.

I lavori che svolgono i rifugiati sono vari, e tutti i lavori sono retribuiti con una moneta simbolica che porta i volti di Che Guevara e Antonio Gramsci, ma anche di Peppino Impastato e Gianluca Congiusta, giovane negoziante assassinato dalla ’ndragheta nel 2005, questa idea è nata grazie all’adesione e la sinergia della rete dei comuni solidali.

Tutto questo si deve a Rosario Zurzolo e Giusy Carnà, marito e moglie a capo del progetto di accoglienza capace di ripopolare un borgo altrimenti destinato a scomparire.

A raccontare la loro storia sono arrivate anche le telecamere di National Geographic e quelle del governo austriaco: la Locride come eccellenza da esportare in Europa. Il razzismo non appartiene a queste terre, dove quasi tutti sono stati a loro volta migranti.

Insomma una bella storia, una realtà positiva che viene dal nostro Sud.

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