Mer. Apr 21st, 2021

Il Sindaco Pezzimenti denuncia in consiglio comunale una serie di vicende legate al passato che nulla hanno a che fare con una sana e corretta gestione amministrativa della cosa pubblica.

Domenica scorsa, 25 settembre, si è svolto il Consiglio comunale di Gerace (assenti i consiglieri di minoranza Lizzi e Macrì) convocato in sessione ordinaria presso la Sala delle Adunanze del Comune, per discutere sui seguenti punti all’ordine del giorno: lettura ed approvazione verbali della seduta precedente, ratifica variazioni di bilancio adottata dalla Giunta con deliberazione n.78 del 13.09.2016, relazione inizio mandato ai sensi dell’articolo 4-bis del decreto legislativo 6 settembre 2011, n.149 e s.m.i., comunicazioni del Sindaco, dott.Giuseppe Pezzimenti, in merito all’andamento gestionale dell’Ente. E proprio su quest’ultimo punto si è concentrato l’accorato intervento del Sindaco dott. Giuseppe Pezzimenti che, per oltre tre ore e mezzo, ha voluto rendicontare ai cittadini ma anche ai numerosi rappresentanti della stampa presenti, la situazione gestionale dell’ente all’atto del suo insediamento, avvenuto il 6 giugno scorso, con particolare riferimento alle opere pubbliche, tanto decantate, tanto propagandate sui social network, ma che hanno avuto, in precedenza, e per la quasi totalità- ha dichiarato Pezzimenti- un iter alquanto dubbio, dal punto di vista amministrativo, di progettazione e di conduzione dei lavori,  ai limiti del rispetto delle normative vigenti per alcuni, mentre per altre opere sicuramente afferenti interessi diversi da quelli primari della collettività. Il Sindaco Pezzimenti ha iniziato il suo intervento rimarcando che le sue comunicazioni sono da intendere come una denuncia formale dello “status quo ante sei giugno 2016”, una radiografia accurata ed obiettiva seguendo la lettura e lo studio dei fascicoli per i quali, si badi bene- ha precisato il Primo Cittadino- è stato necessario un lasso di tempo considerevole per ricostruirli e ordinarli, considerato che la postazione informatica del precedente dirigente dell’Ufficio Tecnico è stata accuratamente resettata nel momento in cui lo stesso ha lasciato l’incarico, mentre parecchi fascicoli in formato cartaceo giacevano presso gli studi privati di professionisti incaricati. Ho chiesto, quindi, ai funzionari dell’Ufficio Tecnico di costruire e di fotografare la situazione, con l’ausilio dei professionisti incaricati per i vari interventi. Si sono svolti incontri, sedute con redazioni di verbali, sono state rese testimonianze su accadimenti e su vicende a dir poco discutibili. La relazione che ne è scaturita è solo parziale di un quadro molto più complesso, ma non sta al sottoscritto giudicare. A me spetta, però, l’onere e il dovere di effettuare considerazioni di natura politica e , nella potestà normativa, il compito di vigilare e di controllare. In sostanza, nella seduta consiliare di domenica scorsa, sono state denunciate dal dott. Pezzimenti una serie di vicende che poco hanno a che fare con una sana e corretta gestione amministrativa della cosa pubblica. Ma procediamo con ordine:

 

Relazione riguardante il Settore Lavori Pubblici redatto dal Responsabile dell’Ufficio Tecnico e dal Rup

 “Lavori di messa in sicurezza e sistemazione della Strada comunale Zipari ed opere di difesa del suolo”  

Il Sindaco, Dott. Giuseppe Pezzimenti, in ordine all’intervento sopra descritto, ha espresso le seguenti considerazioni: All’atto dell’insediamento, i lavori di sistemazione della strada comunale di Zipari presentano una rilevante economia derivante dall’avere eseguito le opere in maniera difforme e sottodimensionata rispetto a quanto previsto in progetto. E ciò, a quanto risulta dalla relazione richiesta dall’Ufficio Tecnico dopo il sei giugno, per una precisa scelta del RUP Marfia, che “melius re perpensa”, in corso d’opera, decide di: Stralciare dai lavori da realizzare il tratto di strada (trattoA-B) perché, a suo dire, non più rivestente caratteristiche di interesse pubblico. Tuttavia – e stranamente – la stessa impresa esecutrice effettua, successivamente e “per conto terzi”, la bitumazione del medesimo tratto A-B; Escludere gli allargamenti di n. 2 curve, pure previsti in progetto (interventi 8A e 8B), perché ricadenti in proprietà private. Due considerazioni: come mai la scoperta della natura non pubblica solo in corso d’opera e, soprattutto, come mai la decisione di abbandonare gli interventi è stata comunicata solo verbalmente e non con ordine di servizio all’impresa? Non smantellare la preesistente pavimentazione stradale in cemento, per come invece previsto in progetto ma di realizzare un semplice strato di binder fino al completo livellamento della carreggiata. Anche in questo caso, ci si chiede il perché di una decisione di così rilevante importanza solo in corso d’opera e quale sia il motivo per cui manca un qualsivoglia, anche minimo, riscontro documentale da parte del RUP che ordini all’impresa esecutrice l’esecuzione in difformità al progetto di tali lavori. Ci si chiede, inoltre, quali indagini geologiche abbiano supportato tale decisione in fase esecutiva. Le osservazioni fin qui svolte rivestono carattere di particolare interesse poichè la stranezza di questo intervento, lungi dall’esaurirsi nei quesiti senza risposta di cui sopra, prosegue nel momento in cui si considera l’ulteriore bitumazione, da parte dell’impresa esecutrice di un nuovo “tratto di strada di circa 15 metri” sempre “per conto terzi”, non previsto in progetto, anche questo non contabilizzato e venuto alla luce dopo l’insediamento della nuova amministrazione. Quanto dichiarato dalla D.L. è parzialmente confermato da una segnalazione scritta (prot. N6239 del 19/8/2016), a firma di un privato cittadino che afferma di aver trovato asfaltato, a sua insaputa, un tratto di strada di sua proprietà.

“Lavori del Centro Culturale per l’educazione musicale e le relazioni di comunità a Gerace”

Il Sindaco, Dott. Giuseppe Pezzimenti, in ordine all’intervento sopra descritto, ha espresso le seguenti considerazioni: La prima osservazione riguarda l’approvazione del progetto esecutivo dell’opera in oggetto, approvato senza il relativo nulla osta da parte del Servizio Tecnico Regionale (ex Genio Civile). In altre parole, si è approvato un elaborato esecutivo non corredato dai pareri necessari per renderlo tale. Un progetto esecutivo, infatti, per definizione, deve essere completo di tutti i pareri, di tutte le autorizzazioni. Con tale progetto monco si è proceduto all’appalto dell’opera, pur essendo consapevoli che i lavori non potevano essere eseguiti. La stessa D.L., infatti, afferma, alla pagina 2 della relazione sopra citata, di essere stata costretta, in mancanza di tale nulla osta e quindi di un vero e proprio progetto da eseguire, a fare svolgere, all’impresa appaltatrice, “lavorazioni del tutto marginali e non riguardanti l’aspetto strutturale”. Una seconda considerazione va fatta tenendo conto delle date e delle ammissioni rese dallo stesso Direttore dei Lavori, il quale afferma che l’Amministrazione si è trovata costretta ad imporre alla Ditta l’esecuzione del progetto in appena 60 giorni di tempo, vista la ristrettezza dei termini di vigenza della convenzione con la Regione ed il conseguente, concreto rischio di perdita del finanziamento. Vi è da dire che, scaduto il termine di vigenza della convenzione, l’ente ha dovuto attendere che la Regione Calabria la rinnovasse, cosa che è avvenuta solo ai primi giorni di giugno di quest’anno. Nel frattempo ci si è trovati nell’impossibilità concreta di svolgere qualsivoglia attività che non fosse quella di erogazione di denaro a quasi tutti i tecnici ed alla ditta. Oggi si giustifica il fermo conseguente dei lavori con l’inerzia dell’Enel nella rimozione di un cavo che insiste sulla parete esterna dell’immobile. Si tratta di un film già visto: già in altre occasioni l’amministrazione uscente, infatti, ha cercato malamente di giustificare proprie mancanze in ordine a fermi di lavori pubblici adducendo responsabilità non sue, e in particolare del gestore dell’energia elettrica, lamentando, ad esempio,  ritardi di spostamenti di pali della luce in prossimità di cantieri. Una terza osservazione riguarda una circostanza ricorrente in quasi tutte le opere pubbliche intraprese dalla precedente amministrazione. Il Sindaco Pezzimenti ha fatto riferimento al pregiudiziale (ma strumentale ed infondato) convincimento della vecchia amministrazione, circa le effettive capacità professionali dell’Ufficio Tecnico comunale. Quest’ultimo  in passato- ha detto- si è dimostrato preparatissimo ed in grado di lavorare in maniera rapida e perfetta. L’amministrazione Varacalli, nonostante l’assunzione di un Responsabile esterno con contratto di diritto privato (l’architetto Marfia), ha di fatto – e sistematicamente – esautorato  i componenti dell’Ufficio Tecnico comunale, quasi a volerli tenere lontani dagli appalti, attraverso la nomina, per ogni opera pubblica, di uno stuolo di tecnici esterni, da affiancare al Responsabile. Per l’opera in questione l’amministrazione Varacalli ha pensato bene di affidare la progettazione architettonica all’arch. Marfia, appaltando, all’esterno, gli incarichi di Calcolatore statico, di Geologo, di direttore dei lavori, di collaudatore statico. Ha bene pensato (in verità non solo per il lavoro di cui si tratta, ma per tutte le opere del PISL), di stipulare una convenzione con una struttura esterna, ben retribuita. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: nonostante l’impegno profuso da questa torma di valenti professionisti, i lavori sono all’anno zero e sussiste il concreto rischio di vedere sfumare il finanziamento per la realizzazione dell’opera con il conseguente mancato rimborso delle somme già anticipate, dal fondo cassa del Comune, per il primo SAL e per buona parte dei compensi dei tecnici esterni, quasi tutti già corrisposti.

POIN – Progetto Integrato “Borgo di Gerace” – importo : 3,000,000,00

Relativamente ai lavori in questione, il Sindaco ha rappresentato quanto segue:

Riuso palazzo Sant’Anna

L’amministrazione uscente ha commesso una serie di errori, primo fra tutti quello di non muovere alcun rilievo in sede esecutiva, rispetto ad un progetto del tutto insufficiente, incompleto ed approssimativo. Come si può definire diversamente un elaborato che descrive uno stato dei luoghi con pareti e porte inesistenti nella realtà o, in altri casi, esistenti e non rilevate, o che non valuta la necessità di prevedere, tra i lavori da effettuare, interventi necessari come la deumidificazione, la sostituzione degli infissi, la revisione del tetto, evidentemente ritenendo preminente la necessità di effettuare “saggi di rimozione della tinteggiatura esistente con la presenza della restauratrice” ovvero un impianto di illuminazione degli ambienti che comporta uno studio di costo elevato? La mancata corrispondenza tra l’esistente ed il progetto presentato in sede esecutiva, una non attenta e puntuale valutazione dello stato di fatto in sede di redazione progettuale, clamorose e grossolane sottovalutazioni sempre in fase di progettazione (preliminare, definitivo ed escutivo), hanno condotto alla realizzazione di lavori incompleti se non inutili, sicché alla cosiddetta chiusura dei lavori ci viene restituito un palazzo in condizioni, per certi aspetti, peggiorative rispetto al suo stato originario. Alcuni esempi basteranno per chiarire il concetto. Nel progetto si prevede la tinteggiatura delle pareti, anche di quelle a piano terra, ma delle condizioni degli intonaci, saturi di umidità e della conseguente necessità di ulteriori – e non previsti – interventi di deumidificazione con incremento delle spese  ci si accorge solo in fase di esecuzione dei lavori. Da qui l’alzata d’ingegno di non tinteggiare le pareti, vale a dire di lasciare le cose così come stanno.  Nel progetto si prevede un impianto di illuminazione della parte espositiva e della sala conferenze (a lavori ultimati, peraltro, lungi dall’essere installato) ma, stranamente, ci si dimentica di effettuare interventi ben più necessari sulla struttura, come la revisione del tetto, dove sono ben visibili a tutti le gravi lacune causate dalla mancanza di tegole, con conseguenti infiltrazioni di acque meteoriche, oppure la sostituzione generale degli infissi, (pure in condizioni disastrose anche agli occhi dei non esperti), oppure, almeno, la loro revisione completa. Questi ultimi, per come testualmente riportato dal collaudatore, già alla consegna dei lavori – e dunque anche in fase di progettazione – si presentavano “in pessime condizioni,  per quanto riguarda lo stato di conservazione del legno”. Per questi lavori, ma anche per altri del POIN, si è insistito molto su lavorazioni che il Sindaco definisce immateriali, perché difficilmente verificabili a posteriori, ma tuttavia particolarmente delicate e costose. Nei lavori effettuati in chiese con residui di decorazioni, ad es., si è prevista tutta una serie di interventi volti alla ripulitura ed al consolidamento dei tratti cromatici esistenti. Tutti lavori costosi, ma difficilmente controllabili e verificabili in sede di collaudo. Nel nostro caso  sono stati eseguiti saggi di rimozione della tinteggiatura esistente con la presenza della restauratrice al piano primo sulla parete confinante con la chiesa e anche nel salone conferenze, in modo da verificare l’esistenza di apparati decorativi, come anche in generale in altre zone del piano primo. Ora, i progettisti e l’amministrazione appaltante dovrebbe dirci che razza di “apparati decorativi” poteva mai ritenere di trovare in un palazzo nel quale negli anni ’90 sono stati completamente rifatti gli intonaci e quindi se le spese per tale tipo di attività non potevano essere risparmiate alla collettività o, magari, impiegati meglio e con risultati ben più visibili e controllabili come, ad esempio, la sostituzione delle fatiscenti aperture. Nei sopralluoghi relativi alle visite di collaudo si rileva che solo durante la lavorazione di ripristino dei vari tratti di parquet previsti dal progetto, la ditta ha riscontrato la cattiva conservazione dello stesso, sì da rendere impossibile con il budget di spesa destinato, la lavorazione prevista.  La conseguenza? Lasciare – anche in questo caso – le cose come stanno, o, meglio, chiedere di potere inserire le riparazioni tra i lavori complementari. Il tutto, ha ripetuto Pezzimenti, perché ci si è accorti tardi del problema. Anche in questo caso la giustificazione appare come una pezza che amplia il buco, invece di rimediare allo stesso. Si tratta di lavori (quelli del POIN) effettuati in soli 60 giorni, e cioè dal 3 settembre 2015 al 23 novembre dello stesso anno, per un importo di circa 2 milioni e 200 mila euro e per i quali, il 29 dicembre dello stesso anno, vale a dire dopo 36 giorni appena, si è frettolosamente liquidato il quarto stato di avanzamento, per un importo di circa ad 1 milione e 400 mila euro.

Chiesa di San Teodoro  o dell’Annunziatella 

Relativamente a quest’opera, il Sindaco ha osservato: La spesa prevista in progetto per i lavori è stata di 350.000 euro. Essa appare del tutto sproporzionata rispetto a quanto (non) eseguito. Si potrebbe obiettare che i lavori più delicati, vale a dire quelli di consolidamento e protezione delle pitture murali, pur essendo costosi, non sono visibili e non sono pertanto neppure controllabili ex post in sede di collaudo. Per Pezzimenti è proprio questo dato che fa sorgere i dubbi maggiori e più pressanti. Il discorso vale anche per gli interventi di cui alla perizia di assestamento, rispetto ai quali è lecito chiedersi che razza di consolidamento fosse necessario per la parete esterna, interessata già, non più di quindici anni fa, a lavori analoghi, senza trascurare la presenza, all’interno del monumento, di erbe infestanti e rampicanti.

Chiesa di Santa Caterina

Il Sindaco, anche in questo caso, ha rilevato l’assoluta mancanza di traccia di documentazione delle attività, pure prevista in progetto e, in particolare, della “accurata documentazione grafica di mappatura dello stato di fatto dei dipinti, suddivisa in tre macro categorie…”, da riportarsi in  formato CAD, che avrebbe dovuto attestare l’intervento svolto. Il riferimento va al restauro delle decorazioni ed a tutte quelle attività (lavaggi con acqua a bassa pressione, risarcimenti, microiniezioni di malte, operazioni di pulitura in genere, ecc.), difficili, come sempre, da verificare.

Chiesa di San Martino

Ad oggi, a lavori ultimati, la chiesa si presenta inutilizzabile, per la mancanza del pavimento. Inoltre, dalle operazioni di sopralluogo di collaudo in corso d’opera è emerso quanto segue:

Interno – Spostamento di alcuni apparecchi illuminanti (lato sin. In basso) per via dei noti ritrovamenti. Sostituzione di apparecchi illuminanti previsti, da progetto, ad incasso e sostituiti con altri del tipo ad applique a doppia emissione nel locale sacrestia. Spostamento del quadro elettrico previsto in progetto nella parete lato ingresso sacrestia e realizzato nella parete di fronte al detto ingresso, tale spostamento non preclude sia l’accessibilità che l’utilizzo del quadro elettrico stesso (non riportato in progetto, in perizia ed disegni stato finale).

Esterno – i corpi illuminanti lineari in facciata principale previsti alla base delle lesene sono stati sostituiti con altri proiettori collocati in alto alla quota della prima cornice orientati in modo da illuminare verso il basso.

Infine non risulta montata la luce del timpano esterno sopra al portone che dovrà invece essere montata nei termini di legge e senza ulteriore aggravio per l’Amministrazione.

Chiesa Santa Maria del Mastro

Dalle visite di collaudo tecnico amministrativo in corso d’opera si evince il mancato completamento delle opere di cui al progetto. All’atto del sopralluogo, infatti si rileva che: “all’interno della chiesa, lungo quasi tutto il perimetro insiste ancora l’impalcatura del tipo modulare utilizzata per il completamento dei lavori di restauro interni. Inoltre, sia l’impianto elettrico che di illuminazione non risultano ultimati. Infatti, sia internamente che esternamente non sono stati installati i corpi illuminanti previsti in progetto; sono presenti le predisposizioni delle tubature ed i cavi per alimentare prese, corpi illuminanti e lampade ad infrarossi, queste ultime previste internamente alla quota delle cornici e risulta mancante il quadro elettrico. Infine non risulta montata la pavimentazione in vetro antisfondamento. Per ciò che concerne la mancanza dei corpi illuminanti, si rimanda alla corrispondenza e/o comunicazioni avvenute a seguito del nubifragio che ha colpito la città di Gerace il 31/10 e il 01/11 del 2015, tra impresa esecutrice, Direzione Lavori e Amministrazione, riferita alla decisione di smontare i corpi illuminanti per evitare danneggiamenti dovuti alle infiltrazioni. In merito all’intervento appena descritto, che riporta uno stato di fatto alla data del 5 giugno 2016, il Sindaco  si chiede come sia stato possibile dichiarare ultimati i lavori al 22.12.2015, vale a dire  ancor prima di posare il pavimento in vetro, smantellare i ponteggi, realizzare il tetto, montare i corpi illuminanti. Si domanda, ancora, come sia stato possibile redigere il verbale di  constatazione della fine dei lavori, protocollato al Comune in data 10.05.2016, in mancanza delle suddette lavorazioni e come sia stato possibile approvare una perizia di assestamento che dispone il compimento di ulteriori attività per niente marginali (rifacimento del tetto dell’intera cupola e innalzamento di muri perimetrali), il giorno stesso della comunicazione di ultimazione dei lavori.

Ci si chiede quale sia la ragione di tali comportamenti.

Attualmente i lavori risultano completati, sulla base dei seguenti dati:

14.04.2016 Verbale di ripresa dei lavori che definisce come nuovo termine per l’ultimazione dei lavori di piccola entità il 18.04.2016, con pec del 06.05.2016.

10.05.2016    Verbale di Constatazione della fine dei lavori, protocollato al Comune il 10.05.2016 al prot. N.3425.

16.05.2016 trasmissione STATO FINALE, datato 22.04.2016, trasmesso con Prot. n. 3608.

31.05.2016  attività di supporto tecnico – amministrativo al RUP. Rapporto di verifica e controllo tecnico atti contabili allo stato finale dei lavori.

06.06.2016    ritrasmissione dello STATO FINALE, datato 22.04.2016, a seguito verifica da parte del supporto tecnico – manutentivo, trasmesso con Prot. n. 4175 del 06.06.2016.

15/07/2016         trasmissione di integrazione allo STATO FINALE, a seguito verifica da parte del supporto tecnico – manutentivo durante le operazioni di visita di collaudo.

12/08/2016         trasmissione ultima integrazione allo Stato Finale prot. 6143 del 12/08/2016

Da un sopralluogo avvenuto martedi scorso da Funzionari del Ministero dei Beni e le Attività Culturali, sia ritardi, che le omissioni che le gravi inesattezze in ordine sia alla progettazione che all’esecuzione dei lavori, gli interventi previsti e realizzati solo parzialmente, sono stai riscontrati e solo grazie ad una laboriosa, insistente ma fattiva opera di convincimento da parte degli attuali funzionari dell’Ufficio Tecnico e da parte del Sindaco, con lo stesso Ministero si è addivenuti all’intesa di considerare altri 60 giorni circa di lavori per completare quello che era oggetto del progetto, ma soprattutto per migliorare interventi nefasti, come ad esempio i lavori riguardanti Palazzo sant’Anna, Santa Maria del Mastro e San Martino: altro che fruibilità dei beni così propagandati nei social network!

12/08/2016         trasmissione ultima integrazione allo Stato Finale prot. 6143 del 12/08/2016

 “Adeguamento sismico della scuola elementare di Via Fabio Filzi”.

Ammontare complessivo dei lavori € 317.687,26 oltre IVA;

Relativamente ai lavori in questione, il Sindaco ha rappresentato quanto segue:

All’atto dell’insediamento dell’attuale Amministrazione Comunale, l’Ufficio Tecnico ha comunicato la persistenza di molteplici criticità, per le quali, sino ad allora, non era stata mai trovata, né proposta, alcuna soluzione. Era, cioè un intervento quasi  fermo per l’assoluto disinteresse da parte dell’ente appaltatore. Si è provveduto, immediatamente, a riavviare l’iter amministrativo e la regolarizzazione di alcuni atti propedeutici per la buona conduzione dell’opera pubblica.  La ditta, insomma, è stata messa nelle condizioni di poter continuare i lavori in tranquillità, tant’è che i lavori, nonostante i fermi subiti nei mesi precedenti, sono vicini alla conclusione.  Anche per questa attività l’attuale Dirigenza dell’Ufficio Tecnico si è dovuta addossare responsabilità non dovute, ma tale impegno è stato assicurato al fine di dover completare un’opera che, comunque, avrebbe dovuto essere oggetto di un serio ripensamento riguardo gli elaborati ed il tipo di conduzione dei lavori.

“Completamento del recupero e rifunzionalizzazione dell’area esterna del Castello e recupero urbanistico del percorso di accesso”

importo complessivo : € 500.000,00;

Relativamente ai lavori in questione, il Sindaco ha rappresentato quanto segue: L’intervento di che trattasi era stato progettato dall’Amministrazione Comunale precedente a quella di Varacalli, anche se poi l’elaborato è stato oggetto solo di  esecuzione parziale e, comunque, difforme al progetto originario stesso.  Infatti, sia il tipo di pavimentazione scelta, non conforme nemmeno alle osservazioni dettate dalla Sovrintendenza, sia il mancato inserimento nella progettazione definitiva della realizzazione del ponte levatoio per accedere ai ruderi del Castello, oppure la mancata previsione della pavimentazione di Viale della Resistenza e non solo di Viale Castello e del Piazzale Cavalieri di Vittorio Veneto, ha, di fatto, ristretto notevolmente il campo d’attività rispetto all’idea progettuale originaria. Ma le considerazioni che sono di uguale importanza e di seria gravità, riguardano  l’esecuzione dei lavori stessi. In primo luogo si rileva il sensibile aumento del livello stradale, che ha comportato e comporterà in futuro seri problemi di infiltrazioni d’acqua alle abitazioni che insistono lungo la strada oggetto di nuova pavimentazione, il tipo di materiale scelto come pavimentazione del manto stradale, che mal si addice alla conformazione ed alla unicità del pracuso esistente in altre vie del centro storico, l’aver omesso di  denunciare l’esistenza di una grave fenditura che corre lungo la via Castello e che insiste lungo la dorsale della rupe del Baglio, rinvenuta durante l’esecuzione dei lavori e frettolosamente ricoperta. Tale pericolo era stato riscontrato durante un sopralluogo della Commissione Grandi Rischi della Presidenza del Consiglio dei Ministri alla fine degli anni ’90, la quale aveva prescritto all’ente degli accorgimenti nel caso in cui si sarebbe dovuto intervenire per il rifacimento della pavimentazione o qualsivoglia altra opera pubblica in quella località.

“RIQUALIFICAZIONE DEL PARCHEGGIO BARBARA PER LA MOBILITA’ SOSTENIBILE DEI VISITATORI E DEI TURISTI”

Per il Sindaco Pezzimenti e l’A.C. di Gerace, dall’esame del fascicolo dell’intervento e dalla superiore descrizione dei fatti si evincono alcune incongruenze e precisamente: Le date di svolgimento degli accadimenti e di redazione degli atti amministrativi attestano, in maniera inequivocabile, il mancato rispetto, da parte del Comune, del crono-programma previsto dalla Convenzione sottoscritta con l’Ente regione, che, come sopra spiegato, fissa al 30.06.2015 il termine per la conclusione di tutte le attività finanziate, ivi compresi il collaudo ed il pagamento degli oneri a vantaggio di terzi soggetti interessati, ed al 31.12.2015 il termine ultimo di validità della stessa convenzione, in coincidenza con la data di chiusura del POR 2007-2013. Si è visto, infatti, come il primo atto di impulso dato dal Comune (e per esso dall’arch. Marfia) al procedimento di fornitura (indizione della gara) rechi la data del 5.10.2015, quindi oltre tre mesi dopo la data (30.06.2015) entro la quale i lavori dovevano essere definitivamente eseguiti ed ultimati, sicché si può affermare che tutti gli atti successivi alla progettazione (ivi compresa la redazione del capitolato d’oneri, prodromico al bando di gara), sia stata compiuta dal Comune in maniera irregolare e quindi oltre i termini di validità della convenzione. Inoltre, se si considera anche il termine finale di validità dell’accordo di finanziamento (31.12.2015), si deve registrare come tutte le attività poste in essere dal Comune siano state compiute in assoluta assenza di qualsiasi presupposto di carattere giuridico, essendo ormai scaduta non solo la Convenzione con la Regione, ma addirittura il POR di riferimento, con la conseguente, completa    improponibilità, negli atti amministrativi, di ogni riferimento al POR Calabria FESR 2007 – 2013, al contrario sempre richiamato nei documenti ufficiali, come presupposto e fondamento dell’appalto. Ciononostante il Comune ha portato avanti l’operazione, che si è conclusa, come si è visto, in maniera drammatica e nefasta. Dalla comunicazione della SUAP del 02.02.2016, il Responsabile del Settore Tecnico – Manutentivo ha proceduto all’aggiudicazione definitiva solo in data 05.05.2016, a distanza quindi di tre mesi dall’aggiudicazione provvisoria. Per il Sindaco, l’inerzia dimostrata dal Funzionario stride in maniera evidente con il suo comportamento successivo, teso a bruciare tutti i tempi, adducendo inesistenti ragioni d’urgenza e giungendo, talora, ad omettere provvedimenti amministrativi necessari ai fini della regolarità e ritualità del procedimento. Il concetto si può chiarire meglio considerando come il Comune sia rimasto inerte dal mese di febbraio a quello di maggio, salvo poi espletare, nei ventidue giorni che vanno dal 9 al 31.5.2016, una serie di passaggi volti ad ottenere l’adempimento immediato della prestazione da parte della ditta fornitrice ma, nello stesso tempo, omettendo di procedere al compimento degli atti di impulso per la stipula del contratto. Si deve registrare, infatti, come la ditta aggiudicatrice sia stata indotta all’adempimento completo della propria prestazione, senza che a ciò sia corrisposta la corrispettiva controprestazione pubblica e, addirittura, in mancanza di atti formali impegnativi per l’Ente. E così, in data 09.05.2016 l’arch. Marfia invitava l’impresa Exelentia S.r.l. a Gerace per il giorno 16.05.2016, al fine di sottoscrivere il verbale di avvio di esecuzione del contratto in via d’urgenza. E’ bene soffermarsi un attimo su questo aspetto, per valutare altre stranezze nel comportamento tenuto dal Comune. La legge, vale a dire il Codice degli appalti in vigore all’epoca dei fatti (d.lgs. n. 163/2006), prevedeva, all’art. 11, comma 9, i passi da compiere per l’esecuzione dell’appalto, una volta espletata ogni verifica, da parte del Comune, circa l’esistenza, in capo alla ditta aggiudicataria, dei requisiti prescritti e quindi una volta divenuta efficace l’aggiudicazione definitiva. In base alla normativa predetta, entro 60 giorni – e su impulso del Comune – si sarebbe dovuto procedere alla stipula del contratto, vale a dire del documento regolante i rapporti reciproci tra le parti dell’appalto. La legge prevedeva la possibilità di accelerare i tempi, ma solo “nei casi in cui la mancata esecuzione immediata della prestazione dedotta nella gara avrebbe determinato un grave danno nell’interesse pubblico che era destinata a soddisfare, ivi compresa la perdita di finanziamenti comunitari” (art. 11, comma 9, ultimo comma). Il Responsabile dell’Ufficio Tecnico, come già detto, comunicava all’Impresa, con nota prot. n. 3392 del 9/05/2016, l’invito a sottoscrivere, a Gerace, il giorno 16 maggio 2016, il c.d. “Verbale di avvio di esecuzione del contratto in via d’urgenza”, dichiarando la necessità di dover “procedere con particolare urgenza con la fornitura … al fine di rispettare le tempistiche imposte dalla Regione Calabria, quale Ente Finanziatore e pertanto non incorrere nella revoca del finanziamento”. Il tutto, lo si ripete, a distanza di quasi un anno dalla perdita del finanziamento, vale a dire dal 30 giugno 2015. La comunicazione del Comune, pertanto, attestava una situazione non corrispondente alla realtà dei fatti. Ulteriore incongruenza riguarda la necessità di regolamentare per iscritto i rapporti tra la Ditta esecutrice ed il Comune, particolare che pare non sfugga al Responsabile dell’Area Tecnica, che nella missiva di convocazione per il giorno 16 maggio, testualmente riferisce della necessità di redigere un “Verbale di avvio di esecuzione del contratto in via d’urgenza”, nel pieno rispetto dell’art. 4 del Capitolato d’oneri. L’esigenza nasceva dal fatto che l’aggiudicazione, tanto provvisoria quanto definitiva, non produce l’effetto di far insorgere il rapporto obbligatorio tra ente appaltante ed operatore economico, bensì solo di concludere formalmente la procedura di gara con l’individuazione del miglior offerente. Il rapporto obbligatorio tra amministrazione appaltante ed appaltatore nasce solo ed esclusivamente a seguito della stipulazione del contratto e, in mancanza di esso, in caso di esecuzione da effettuarsi in via d’urgenza, a seguito di un verbale contenente i termini regolamentanti i rapporti tra stazione appaltante e fornitore. Tuttavia, di un tale verbale, non esiste traccia all’interno del fascicolo. L’A. D. della Exelentia S.r.l., contattato dal sottoscritto, ha confermato, telefonicamente, la mancata redazione di detto verbale. Si fa presente inoltre che non risultano, agli atti del fascicolo, i documenti relativi alla garanzia dei, che la Società fornitrice dei veicoli avrebbe dovuto fornire ai sensi dell’art. 6 del capitolato d’oneri mezzi, con decorrenza dalla data di collaudo; Non risulta a oggi nessun riscontro alla nota della regione Calabria allegato 11, in riferimento a quanto richiesto, il sottoscritto venuto a conoscenza di tale nota ha già sottoposto all’attenzione dell’amministrazione progetto in riferimento. Relativamente ai lavori in questione, il Sindaco rappresenta quanto segue: C’è poco da commentare in merito a tale vicenda che ha segnato una delle pagine più nere della storia recente di Gerace. C’è poco pure da aggiungere rispetto alla esaustiva relazione formulata dall’Ufficio Tecnico. E’ tutto un mistero: dalla conduzione amministrativa della fornitura fino al terribile epilogo. In questi giorni sarà cura del sottoscritto annunciare  alla cittadinanza il nuovo progetto del car sharing, che includerà l’acquisto delle nuove autovetture, il percorso, i punti sosta e di ricarica, nonché la rimessa.

Azioni di Marketing territoriale e promozione di marchi d’area – SISTEMI TURISTICI LOCALI/DESTINAZIONI TURISTICHE LOCALI-  Slow Life. In viaggio tra culture e natura nel Parco Nazionale d’Aspromonte, dal Tre Pizzi alla Limina

Interventi all’interno del progetto: Sistema Informativo e itinerari virtuali; Folder multilingue; Guida multilingua; Flyer pieghevoli; Documentario; DVD ; Partecipazione ad eventi fieristici; Road Show; Disciplinari di qualità; Trasmissione televisive.

Relativamente all’intervento in questione, il Sindaco ha rappresentato quanto segue:  E’ evidente un’ampia discordanza tra quanto dichiarato nella relazione redatta dal Direttore dell’esecuzione ed il verbale del 3 agosto, dove erano presenti tutti gli attori dell’intervento in questione. E’ mio dovere stigmatizzare sia l’idea che l’intervento susseguente che, attenzione, ancora deve essere completato e definito. Non mi sembra che, a fronte di un finanziamento di 6oo mila euro, né la nostra Città né i comuni facenti parte del PISL hanno goduto o godranno di benefici riguardo la promozione del nostro territorio. Si tratta, in sostanza, di un intervento dove le risorse pubbliche sono state richieste ed utilizzate in modo alquanto discutibile e sarà nostra cura ribadire, in ogni sede che i concetti di legalità, trasparenza e correttezza delle procedure amministrative non devono essere solo decantate verbalmente, ma semplicemente e fondamentalmente applicate.  Non ho riconosciuto, ad esempio, nessuna figura professionale, di competenza settoriale, nessun operatore economico locale che sia stato invitato dalla precedente amministrazione a partecipare a nessuna delle fiere sopra citate, non sembra, come, ampiamente testimoniato negli incontri avuti con i progettisti e l’impresa che i pieghevoli e le brochure siano rispondenti, nemmeno a livello di cartina topografica alla realtà urbana di Gerace, mi auguro, solamente che chi ha sbagliato, anche per questo intervento, paghi, o per buona fede o per dolo, per gli errori commessi. Rammento, inoltre, che il precedente Segretario Comunale Dott.ssa Ferlito, nella qualità di Responsabile Anticorruzione, aveva segnalato all’Architetto Marfia ed all’ex Sindaco Varacalli delle gravi anomalie in ordine a tale intervento, senza, però avere nessun riscontro, come prevede la normativa in tal senso, che obbliga sia l’Amministrazione Comunale che il Dirigente stesso a porre rimedio a possibili incongruenze ed illeciti sia di natura contabile che di altra natura.

ANTICIPAZIONI

Strettamente connessi alla disastrosa conduzione dei lavori oggetto della presente comunicazione sono da considerare anche le anticipazioni di cassa, che sono state utilizzate per il pagamento anticipato sia dei lavori, dei sal, delle parcelle e di quant’altro inerente alle opere sopra richiamate e non solo, ma solo da giugno ad oggi oggetto di richiesta da parte dell’Attuale amministrazione alla Regione Calabria e del Ministero per i dovuti rimborsi.

Ad oggi, ancora risultano, a mò di esempio, le seguenti somme anticipate ed ancora non rimborsate:

46.496,89 per la Riqualificazione area esterna al Castello Pisl;

17.171,63 per Costruzione Chiesa di Merici;

97.230,41 per Pisl Riordino segnaletica turistica;

298.772,55 per Salvaguardia Rischio Idrogeologico;

57.735,25 per Pisl – Centro culturale per l’educazione musicale

Per un totale di 517.406,73 euro di anticipazioni ancora da far rientrare nelle casse comunali.

E a chi sostiene che in questi tre mesi di amministrazione nulla è stato ancora realizzato, vorrei ricordare che sono stati realizzati lavori che la cittadinanza attendeva da cinque anni per la loro esecuzione, come il rifacimento di una parte del marciapiede su Via Nazionale al Borgo Maggiore, la bonifica e la sistemazione dell’area del giardino della scuola Materna di Merici, la ristrutturazione interna e la salvaguardia da rischi per l’incolumità del plesso sopra indicato, ed altri piccoli interventi che attendevano risoluzione da anni. Preannuncio, inoltre, che a breve saranno inviata a gara d’appalto i lavori per la sistemazione della strada Liserà che da anni attende un suo ripristino. Inoltre, in data 25 agosto, è stato inoltrato un progetto con annessa richiesta di finanziamento alla Città Metropolitana per un totale di 17 milioni di euro, e che riguarda una serie di interventi innovativi sul Centro storico di Gerace. Sarà mia cura presentare tale progettazione pubblicamente in conferenza stampa successivamente. Proprio in virtù di queste comunicazioni, il Sindaco Pezzimenti ha richiesto al segretario comunale dott. Eros Polimeni, che le stesse vengano inviate, per tramite della locale Stazione Carabinieri di Gerace, alla Procura della Repubblica di Locri,  alla Corte dei Conti Regionale e all’ANAC. Sul punto in questione, il Sindaco Pezzimenti, dopo aver ribadito pubblicamente che le attività di controllo e di verifica sugli atti amministrativi passati continueranno a ritmo incalzante in quanto attività indispensabile per la corretta gestione dell’Ente , ha ottenuto la “presa d’atto” dell’intera maggioranza che si è espressa favorevolmente con voto palese nonostante la contrarietà dell’ex Sindaco Varacalli che ha abbandonato l’aula consiliare non prima però di aver fatto mettere a verbale che il civico consesso non avrebbe potuto esprimersi votando su un punto non inserito all’ordine del giorno.

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