La Calabria entro il 2020 rischia di fare i conti con 110.000 poveri, la nostra regione tra quelle messe peggio in Italia

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La Calabria non si smentisce mai e sembra non voler perdere il suo pessimo primato in fatto di occupazione e lavoro, la regione infatti, si piazza tra le peggiori in Italia, questo quello che è emerso da uno studio di Demoskopika ma non solo, sembrerebbe anche che il rischio di povertà in Calabria potrebbe raggiungere oltre 110.000 persone entro il 2020.

Dati allarmanti e situazioni assolutamente non in linea con quelle Europee, la Calabria per poter stare al passo con l’Europa dovrà garantire una crescita “inclusiva” di 2,8 milioni di posti nuovi, un’impresa per lo più irrealizzabile nel nostro Sud.

l’Italia dovrà portare il tasso di occupazione degli individui tra i 20 e i 64 anni al 67% e l’incidenza delle persone a rischio povertà o in condizione di esclusione sociale sul totale della popolazione al 25%. Per raggiungere questo obiettivo entro il 2020 il Nord dovrà crescere e arrivare al 76%, il Centro al 71% e il Mezzogiorno al 56,1%, si tratta quindi di 1,4 milioni di nuovi occupati al Nord, 570 mila al Centro e 800 mila nuovi posti di lavoro al Sud. Già nel 2015 questo risultato sembrava abbastanza lontano da raggiungere e ancora oggi le difficoltà sono notevoli.

In Italia oggi sono migliaia le persone in continua ricerca di lavoro, il Sud Italia si caratterizza per una disoccupazione giovanile vicina al 50% e un tasso di disoccupazione generale che è più del doppio di quello del Centro-Nord. Il Mezzogiorno è molto distante rispetto al resto del Paese, dove l’indice di ricambio del mercato del lavoro è pari al 91,9% contro il 140,2% del centro-nord. Un altro elemento di differenza riguarda le imprese del sud, con meno potenziale e capitale di investimento di quelle del Nord.

Tornando agli occupati di tutte le fasce di età, rispetto allo stesso mese del 2015 sono 266mila in più (+1,2%), accanto all’esercito dei disoccupati, c’è l’esercito di giovani che non frequentano scuole di nessun tipo e non svolgono nessun tipo di lavoro, un esercito che in Italia conta più di 2,3 milioni di giovanni, di età compresa tra i 15 e i 19 anni.

I problemi sono tantissimi e le soluzioni non arrivano. In Italia tutti sono consapevoli del divario che c’è all’interno del Paese, ma intanto il governo Renzi continua a non voler vedere il problema, dopo sette anni ininterrotti di recessione e settant’anni di Repubblica nessuno sembra avere il coraggio di affrontare i veri problemi di questo Paese.

Carlotta Tomaselli

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