Banca Nuova della Calabria, a rischio centinaia posti di lavoro.

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I dipendenti di Banca Nuova della Calabria si sono riuniti in assemblea. All’appuntamento, convocato dai sindacati Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil e Unisin-Falcri, aziendali, ha risposto circa il 40% dell’organico. La riunione è stata presieduta da Salvatore Conforto, vice segretario aziendale Banca Nuova per Unisin-Falcri, Giovanni Gattuso segretario regionale della Fisrt-Cisl, Tommaso Chiodo presidente del Coordinamento nazionale di Gruppo B.Pop.Vi. “Dall’introduzione e dagli interventi che si sono succeduti – è scritto in una nota – è emerso con chiarezza che nel Gruppo e attraverso il Gruppo BPVI si sta giocando una pericolosissima partita per l’intera categoria e dello stesso settore del credito. Tale rischio è rapportato alla drammatizzazione esternata dal presidente Mion e dall’ad Iorio, per i quali il problema primario è affrontare i 1500 esuberi strutturali, senza mettere sul tavolo un piano industriale, il che significa senza una trattativa sindacale, quindi attivando la lex 223, che riguarda licenziamenti collettivi. Sarebbe la prima volta in ABI che una procedura del genere verrebbe attivata, fungendo da stura per il resto della banche, innescando un effetto domino sull’intero sistema, che produrrebbe destabilizzazioni a catena anche in altre categorie, dai risultati imprevedibili. In Banca Nuova se così fosse deciso, centinaia sarebbero i licenziamenti, e in Calabria diverse decine. La Banca Popolare di Vicenza, i suoi vertici, passati e presenti, tentano di scaricare sulle lavoratrici e lavoratori, la devastazione di una gestione commerciale e del credito che non ha precedenti”. “Una crisi, quella di Banca Nuova Gruppo Popolare di Vicenza – conclude la nota – che necessita di un interesse delle Istituzioni, a partire da quella Regionale; che necessita di una azione di raccordo e confronto con le associazione dei consumatori, con l’opinione pubblica, facendo presente che a Lamezia, si è deciso di parlare al territorio e affermare che ‘siamo bancari e non siamo banchieri”.

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