Mar. Mag 18th, 2021

Il recente fattaccio avvenuto a Siderno, denota per l’ennesima volta mancanza di rispetto per il bene pubblico e carenza di quella memoria storica che serve alle comunità per il proprio progresso.

Mi riferisco alla vicenda dell’autorizzazione all’abbattimento delle querce secolari di via delle Querce. Forse l’intento reale ma nascosto era quello di aggiornare la toponomastica sidernese , in tal caso da domani propongo a questa amministrazione di chiamare la strada “vie dei Caduti”, visto che si tratta di giganti immolati sull’altare dell’interesse e dell’incuria.

Ed è assolutamente irrilevante che quelle querce non siano state censite ed inserite nell’elenco degli alberi monumentali, non è la “patente”, rilasciata da qualsivoglia autorità che le rende tali, è il sentire comune, la gioia di vederle, i ricordi che suscitano. Esse facevano parte della comunità al pari del municipio (peraltro già sventrato e deturpato in altri tempi) della “piazza dei  leoni” (malamente ricostruita) o del lungomare. Sul loro tronco si è scritta la storia della comunità.

Vi erano motivi di sicurezza? Non credo, li avrebbero addotti subito. Ora, inventarli postumi non farebbe che aggravare la vicenda. Se vi erano comunque si poteva pensare prima a soluzioni meno drastiche, conservative, interpellare esperti del settore.

E non mi si dica che ledevano l’interesse privato del proprietario del terreno che intende edificare. Nel resto del mondo gli alberi secolari vengono inglobati nelle nuove costruzioni, perché il loro rispetto travalica l’interesse pecuniario a costruire qualche metro cubo in più.

Corto respiro, poca prospettiva, solo economia,  questo è il passo dell’amministrazione. Il bene comune non si misura così, si misura invece amministrando oggi non per il benessere immediato di domani mattina ma per il bene della prossima generazione. E se tale sentimento può non essere presente nei giovani amministratori, è grave, assai grave che non lo si ritrovi nemmeno in chi ha la maggior parte delle primavere ormai alle spalle, come il sottoscritto.

Giuseppe Caruso

VOLO

 

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