Calabria: lettera aperta di Nesci (M5s) su visita ministro Lorenzin, “puro scopo elettorale”

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Ministro Beatrice Lorenzin,

Le porgiamo il benvenuto in occasione della sua terza visita preelettorale in Calabria, mascherata da inaugurazione della cardiochirurgia di Reggio Calabria.
Durante la prima visita ci raccontò di quanto era bravo Scopelliti quale commissario per il piano di rientro, contro l’evidenza pubblica. Con la seconda, mediante il sub-commissario Urbani promise posti letto senza logica, se non clientelare, assegnati e poi cancellati dal tavolo di verifica. Intanto si erano già tenute le elezioni regionali.
Oggi torna, ministro, a ridosso delle votazioni per il referendum, con la scusa di inaugurare la cardiochirurgia pubblica reggina. Senza addentrarmi nel merito del motivo reale della sua visita in Calabria, cioè il referendum, mi soffermerò su alcuni fatti della nostra sanità.
Lei entra in una azienda ospedaliera in cui il direttore generale, indagato per la nomina triennale di un pensionato quale direttore amministrativo, ha di recente cacciato lo stesso dirigente per vicende in corso di cui non ha dato conto. Il direttore amministrativo ha dapprima accettato la richiesta di dimissioni e subito dopo le ha revocate. Il direttore generale ha insistito nel mantenerle ferme e l’altro ha annunciato ricorso all’autorità giudiziaria. Ci potrebbe spiegare i motivi del riferito teatrino e le oscure vicende in corso, prima di tagliare nastri?
Sappia che il primario della cardiochirurgia che lei inaugurerà è risultato tale a seguito di regolare procedura concorsuale attuata soltanto perché il Movimento 5 stelle ha presentato uno specifico esposto in procura, in quanto la premiata ditta direttore generale-direttore amministrativo avrebbe voluto un primario “designato” dall’Università di Catanzaro, con una procedura inesistente nelle vigenti normative sui concorsi.
Lei entra in un ospedale in cui, grazie al suo sub-commissario Urbani, che ha favorito i privati sopprimendo due punti nascita, sono stati caricati oltre 1600 parti sulle spalle di una unità operativa oggi molto carente e priva dei requisiti di legge, come accertato dalla specifica commissione.
Allo stesso ospedale il suo sub-commissario Urbani ha negato la possibilità di posti letto di reumatologia, obbligando l’utenza di tutta l’area sud – oltre 600mila potenziali persone – a spostarsi su Cosenza o Crotone per avere adeguata assistenza.
Ministro Lorenzin, lei entra in un ospedale in cui – per l’applicazione della Legge 161/2014 (entrata in vigore il 25 novembre 2015), da lei stessa ritenuta inderogabile, pena l’avvio della procedura di infrazione da parte dell’Ue – mancano, a detta dei suoi commissari governativi, 73 medici, 12 sanitari non medici, 47 infermieri, 76 operatori socio-sanitari, 48 ostetriche e 8 tecnici di laboratorio. Bello ritenere inderogabili delle leggi dello Stato da lei stessa approvate e poi lasciare che il personale lavori in piena violazione, sulla pelle dei cittadini e degli operatori del sistema!
Lei viene in una regione in cui la giunta regionale ha effettuato e mantenuto nomine illecite ai vertici della sanità; anche in modo ridicolo, tipo per il direttore generale dell’Asp di Cosenza, dal tribunale dichiarato depresso – e risarcito coi soldi dei calabresi in quanto la patologia è stata ritenuta cagionata dal servizio – per dirigere l’unità operativa complessa di cui era responsabile e tuttavia buono per gestire l’intera azienda sanitaria.
Lei viene in una Regione in cui si legifera esclusivamente a favore di lobby, come quella di certi dentisti, o a favore dei clienti del governatore, come dimostra la legge regionale di proroga dei commissari aziendali. Poi, quando il Consiglio dei Ministri, di cui lei fa parte, impugna tali provvedimenti, il dipartimento regionale di competenza, su disposizione del presidente Oliverio, continua a considerarli validi e ne ricava atti di indirizzo specifici per le aziende sanitarie. Puro diritto creativo.
Per ora ci limitiamo a questo. Domani non venga a dire che non sapeva nulla, alla Scajola, o che è tutto a posto.

Dalila Nesci , deputato, M5s

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