I Bronzi di Riace studiati da alcuni esperti giapponesi

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I Bronzi di Riace colpiscono per la loro bellezza e storia anche i lontani Asiatici, le due sculture infatti, ritrovate nel mare Ionio, a 300 metri dalle coste di Riace nel 1972, sono stati oggetto, prima di ricerca e infine di studio, di un equipe eccellente di studiosi giapponesi.

Le statue furono con probabilità realizzate ad Atene e da lì furono rimosse per essere portate a Roma, forse destinate alla casa di qualche ricco patrizio. Ma il battello che le trasportava dovette affondare e il prezioso carico finì sommerso dalla sabbia a circa 8 metri di profondità. Non è da escludere che all’epoca fu già fatto un tentativo di recupero, non andato a buon fine, così che le statue sono rimaste incastrate nel fondale per circa duemila anni, prima che ritornassero a mostrarci tutto il loro splendore.

L’obiettivo dei giapponesi, oltre quello di studiare nel dettaglio le due statue, è quello di riprodurle con le stesse tecniche con le quali in origine sono state realizzate, ovvero per prima cosa si modellava la statua in argilla, su questa veniva collocato uno strato di cera, e poi il tutto veniva ricoperto da argilla o terra refrattaria, per costituire un blocco solido e resistente. A questo punto, attraverso una serie di fori, veniva colato il bronzo portato a temperatura di fusione. Il bronzo andava a collocarsi lì dove trovava la cera, la quale, a contatto con il grande calore del bronzo fuso, si scioglieva.

Gli studiosi nipponici sono stati ospitati al Sud Italia, prima all’Università degli studi di Messina e poi a Reggio Calabria nel Museo Archeologico, in onore del seminario di studi archeologici.

Carlotta Tomaselli

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