Referendum del 4 dicembre: la forza delle ragioni del NO

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La riforma, o meglio la deforma, costituzionale proposta dal duo Renzi – Boschi oggetto del referendum del 4 dicembre 2016 prevede la modifica del sistema parlamentare. Non più un bicameralismo paritario, cioè un Parlamento composto dalla Camera dei deputati e dal Senato, che hanno gli stessi poteri, entrambi approvano le leggi e concedono o revocano la fiducia al Governo, ma un bicameralismo “imperfetto” dove camera e Senato avranno funzioni differenti. La fiducia, o la sfiducia,  al Governo verrà data dalla sola Camera.

Quindi  il Senato non viene abolito, ma trasformato. Il nuovo Senato sarà composto da cento membri e non più da 315 senatori eletti direttamente dai cittadini. Dei 100 membri, 95 saranno scelti –con modalità da stabilire, con una futura legge che sarà approvata da entrambe le Camere– dai Consigli Regionali tra i propri componenti e tra i sindaci dei propri territori “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi” (cioè, forse?, in modo da rappresentare sia le maggioranze che le opposizioni nella stessa misura risultante dalle ultime elezioni regionali). Gli altri 5 verranno nominati dal Capo dello Stato e resteranno in carica per sette anni. Del nuovo Senato continueranno a far parte gli ex Presidenti della Repubblica che, dopo avere rappresentato, durante il mandato, l’unità nazionale (art. 87 Cost.), da Presidenti emeriti dovrebbero rappresentare soltanto le citate istituzioni territoriali.

Per i sostenitori del SI con questa scelta è stato semplificato il procedimento legislativo. Altra inesattezza o, sarebbe meglio, falsità in quanto tutto è diventato più complicato. Il bicameralismo che si voleva eliminare qualche volta resta tale, qualche volta diventa monocamerale “e comunque sempre da definire in un negoziato estenuante tra Presidenti della Camera e Presidente del Senato”. Certamente aumenteranno i conflitti di competenza e  interpretativi, in particolare quando la “legge proposta minaccia interessi reali o privilegi consolidati”, facendo diventare sistematica la procedura di ricorso alla Corte Costituzionale ed allungando in questo modo i tempi del processo legislativo.

A ben vedere non ci sono vantaggi né per quanto concerne la velocizzazione dei processi legislativi né per quanto concerne il contenimento dei costi della politica. Per la riduzione dei costi bastava ridurre i parlamentari ed i senatori di qualche centinaia di unità. Per risparmiare 95 centesimi al giorno, il costo di un caffè, per ogni italiano elettore, si è tolto ai cittadini italiani il diritto di scegliersi i propri rappresentanti. Infatti, non avremo tornate elettorali per quanto concerne il Senato (non scade mai) in quanto il ricambio o meglio la sua composizione sarà determinata tutte le volte che in una Regione si rinnoveranno i suoi organismi elettivi.

Con questa “deforma” e con quella elettorale “Italicum” si riduce notevolmente la platea degli eletti dal popolo sovrano e si premia la governabilità, in quanto avremo un parlamento composto al 60% di nominati ed un senato completamente di nominati. La Renzi – Boschi tra i due valori Costituzionali, rappresentanza popolare e stabilità governativa, ha scelto quest’ultima ed ha ridimensionato drasticamente la rappresentanza popolare. Si mette in discussione, altro che non si tocca, la prima parte della Carta Costituzionale che all’art. 1 recita: “La sovranità appartiene al popolo , che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Ci troviamo di fronte ad una situazione nuova con gravi rischi; se dovesse vincere il SI  cambierebbe la natura del potere in Italia, la “sovranità popolare” verrebbe sostituita con la “sovranità del capo del governo” passando ad una “democrazia funzionale” come viene chiamata dai difensori della “deforma” costituzionale che, dobbiamo sottolinearlo con forza, nella realtà sarebbe una “democrazia autoritaria” dell’uomo solo al comando.

Reggio Calabria 29 novembre 2016

 

CILIO Diego

Coordinatore Comitato

“DEMOCRAZIA e COSTITUZIONE”

di  Reggio Calabria

 

 

 

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