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IL GRIDO DISPERATO DI UNA MADRE: QUANTO VALE LA VITA DEL MIO POVERO ERNESTO?

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Il grido di dolore di Cosimina Tassone si leva alto, squarciando la  routine di questo periodo natalizio. “Per aver tolto la vita di mio figlio Nenè, per tutti Ernesto Ienco,” – ha infatti espresso la signora Tassone, donna di rara bontà – ” un ragazzo innocente, buono e generoso,” – ha continuato – “sono stati inflitti, solo sedici anni a uno dei suoi due assassini. Prendo atto che la vita di mio figlio, per la giustizia umana, vale una condanna a sedici anni per uno dei due o più carnefici. Questo mi fa venire in mente tante cose,” – ha aggiunto la madre addolorata –  “mi fa sorgere tanti interrogativi. mi fa pensare che la moglie, arrestata per il delitto, possa farla ancora più franca. Chiedo giustizia, lo grido con tutto il cuore e l’anima!” Cosimina Tassone ha quindi detto: “Oltre all’irreparabile e crudele danno, subiamo anche la beffa. Infatti, le mie nipoti, sono ancora in mano della famiglia di colei che la Giustizia Umana persegue quale assassina di mio figlio ovvero la moglie. Io non posso avere le mie nipoti, l’ultima cosa che mi rimane, su questa terra, che appartiene a mio figlio Ernesto. Il mio dolore è immenso. Le madri di famiglia, chi ha un figlio o chi l’ha perso, può comprendere il mio dolore. Chi mi può dare aiuto?” – ha commoventemente chiesto, lanciando un appello, la madre del povero Ernesto – “Chi mi può sostenere in questa battaglia di giustizia? Io sono sola, una donna sola contro poteri forti, intrighi, pressioni, forze ostili che cercano di mistificare la realtà, per cercare di abbindolare la Giustizia. Ringrazio i Carabinieri, il giudice, se non sbaglio Arcadi, e gli altri giudici e forze dell’ordine che, coraggiosamente, hanno lavorato per assicurare subito i due assassini alla Giustizia. Ma questo non basta se non verrà fatta giustizia. Io chiedo che Giustizia deve essere fatta, per quelle creature, generate da mio figlio, che hanno dovuto subire un trauma che non si augura a nessuno. Giustizia deve essere fatta affinchè ogni persona dotata di anima e sensibilità comprenda che anche nel Mondo ci può essere rettitudine e giusta intransigenza. Giustizia ci deve essere affinchè venga dato un esempio a chi, magari, medita diabolicamente, nel proprio cuore, di sopprimere una Vita Umana, che è il bene più alto e prezioso che il Signore ci ha donato. Giustizia ci deve essere” – ha quindi concluso Cosimina Tassone – “per non far morire la Giustizia nel mondo!”.

 

Nella foto Sabrina Marziano e Agostino Micelotta (al quale è stata inflitta la condanna a sedici anni di reclusione) ovvero i due amanti perseguiti dalla legge per l’omicidio Ienco.

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