Referendum:in Calabria No al 67%, superata media nazionale

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Occhiuto: Oliverio si dimetta. Magorno: proseguire rinnovamento

Una “valanga” di No che ha contribuito a collocare la Calabria tra le regioni che meno hanno risposto all’appello di Matteo Renzi perché venisse approvata la Riforma costituzionale. Con il 67 per cento di voti contrari, percentuale superiore a quella nazionale, la Calabria ha detto no al Premier. Un no netto e deciso che pone la Calabria sulla stessa linea di regioni come la Puglia, governata dal dissidente Emiliano, o di altre in mano alla destra come il Veneto e la Lombardia. A questo c’é da aggiungere che la Calabria, con il 54,4%, é stata una della regioni in cui si é registrata la più bassa percentuale di votanti. Segno che i calabresi non si sono affatto appassionati alla battaglia referendaria del Premier. Il dato politico significativo é che é servita poco la discesa in campo, in favore del Sì, del presidente della Regione, Mario Oliverio, sempre al fianco di Renzi nelle sue visite in Calabria, compresa quella del venerdì prima del voto a Reggio. Il Governatore si é speso con tutte le sue forze per sostenere la battaglia intrapresa dal premier, ma il suo impegno si é scontrato, evidentemente, con il malessere che nei confronti del Governo centrale serpeggia non soltanto in Calabria ma in tutto il Mezzogiorno. Adesso c’é chi chiede ad Oliverio il “conto” politico del suo appoggio a Renzi. Tra i primi ad assumere una posizione in questo senso il deputato di Forza Italia Roberto Occhiuto, secondo il quale “il risultato netto e chiaro espresso in Calabria dovrebbe indurre Oliverio ad una riflessione analoga a quella di Renzi. Avere caricato di significato politico e di accordi elettoralistici un quesito costituzionale è stato un grave errore per il Governatore, che ormai non ha più la fiducia dei calabresi”. Analoga posizione é stata assunta da altri due parlamentari, Giovanni Bilardi, del Nuovo centrodestra, e Francesco Molinari, di Italia dei valori. La deputata del Movimento 5 stelle Federica Dieni ha preso di mira, invece, il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. per il suo marcato appoggio al Premier. “Matteo Renzi – ha detto Dieni – si è finalmente dimesso. Cosa aspetta ancora a farlo Giuseppe Falcomatà?. Il 5 dicembre 2016 sarà ricordato come il giorno in cui è stata salvata la Costituzione e in cui l’Italia è stata liberata dal ‘ducetto’ di Rignano. Ma mentre Renzi si è assunto la responsabilità di una clamorosa sconfitta, e non poteva fare altrimenti, a Reggio Calabria il sindaco tace, nonostante sia stato uno dei principali sostenitori di una riforma che, se avesse vinto il Sì, avrebbe spazzato via i diritti fondamentali della nostra Repubblica”. Né Oliverio, né Falcomatà, al momento, hanno risposto alle critiche o commentato l’esito del voto. Di tutt’altro tenore, invece, la dichiarazione del deputato e segretario regionale del Pd Ernesto Magorno, “fedelissimo” di Renzi. “La prevalenza dei no – ha sostenuto Magorno – porta in primo piano un’immediata riflessione sulla necessità e l’urgenza, all’interno del Pd e dei governi e delle istituzioni del Paese, di modificare gli assetti precostituiti, abbandonando personalismi e rispondendo alla domanda di cambiamento che con forza ci viene consegnata dagli elettori. Il voto del Sud fotografa uno stato di malessere che non può passare in secondo piano. Rimaniamo fermamente convinti che la strada del rinnovamento non vada abbandonata, ma al contrario perseguita con forza e determinazione”.

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