Mer. Feb 24th, 2021

Nuova tappa, davanti al tribunale
presieduto dal giudice Fulvio Accurso
per il dibattimento del processo
“Ulivo 99” che si sta celebrando in
rito ordinario. Ieri, è stata la volta
dei testi della difesa hanno risposto
prima alle domande degli avvocati e
del sostituto procuratore della Dda,
Simona Ferraiuolo. L’udienza si è
aperta con un colpo di scena.
L’imputato Angelo Scuteri, presente
in aula, ha chiesto e ottenuto di
rilasciare delle dichiarazioni spontanee.
L’uomo ha così ripercorso come,
quanto e perché ha conosciuto Ierinò,
su cui ruotò l’intera indagine. Con
calma e tono sicuro ha spiegato punto
per punto quelle che sono le accuse a
lui mosse dalla direzione distrettuale
antimafia reggina. Ha cercato così cercato
di dimostrare la propria estraneità
ai fatti contestati. Scuteri è stato coinvolto
nel blitz che scatto a settembre
del 2014. Secondo l’accusa Angelo
Scuteri avrebbe negoziato i carichi
di coca con i cartelli sudamericani in
nome e per conto di Giuseppe Ierinò,
“Manigghia”. Scuteri è stato coinvolto
con altre dodici persone nell’indagine,-
denominata operazione “Ulivo 99”, dal
nome dell’account di posta elettronica
utilizzati da uno degli indagati.
Condotta dal Nucleo Operativo e
Radiomobile della Compagnia Carabinieri
di Roccella Jonica, gli arresti
sono scaturiti dalle dichiarazioni rese
formalmente nel 2012 da un collaboratore
di giustizia che ha raccontato
di fiumi di coca che attraversavano
i mari, il più delle volte, erano nascosti
nei container trasportati sui
mercantili.
I militari dell’Arma, hanno trovato
i riscontri alle rivelazioni dell’uomo.
Secondo i militari dell’Arma, il pentito
è attendibile. «Il collaboratore – scrivevano
gli investigatori – ha accusato
se stesso senza che vi fosse un’indagine
a suo carico. Le su dichiarazioni appaiono
genuine, dettagliate, spontanee e
compatibili con acquisizioni investigative
successive». Da qua scattarono
le manette.
c.a. Cronache delle Calabrie

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