Un pezzo dello Stato trattò con la ’ndrangheta? Nelle carte di Gotha i contatti con i “sanlucoti” per arrivare a una pacificazione dopo la strage di Duisburg

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Una trattativa fra Stato e ’ndrangheta per arrivare alla pacificazione dopo la strage di Duisburg e alla successiva cattura del superlatitante Giovanni Strangio, ritenuto la mente di quel disastro. È questo ciò che emerge dalla lettura degli atti depositati nei fascicoli relativi al maxi processo “Gotha”, che riunisce le più importanti inchieste dell’ultimo anno, della Dda di Reggio Calabria. E sono carte che svelano in modo chiaro ciò che significa parlare di masso-mafia e di pezzi di Stato che entrano in contatto con la ’ndrangheta, così come prende forma anche il capo d’accusa formulato dai pm al responsabile del santuario di Polsi, don Pino Strangio, circa il suo ruolo di mediatore fra cosche e Stato. In tale contesto viene fuori un’altra figura centrale dell’inchiesta “Mammasantissima”, l’avvocato Antonio Marra.

La trattativa per Strangio Tutto fa riferimento al periodo successivo alla strage di Duisburg, dove sei persone morirono e tutto il mondo si accorse di cosa fosse capace di fare la ‘ndrangheta.Il capitolo contenuto negli atti di “Gotha” riguarda i rapporti che l’avvocato Marra ebbe con esponenti delle cosche e delle istituzioni, ma anche della Chiesa. Ed è qui che entra don Pino Strangio. Come si ricorderà, il superlatitante Giovanni Strangio, fuarrestato nel 2009, in Olanda. Ma già poco tempo dopo la strage, le ricerche furono frenetiche. In tale contesto, come persona che s’interfaccia con Marra, emerge la figura del maresciallo Anastasio Fichera, prima in servizio al Ros e poi alla scuola allievi carabinieri di Reggio. Siamo nel febbraio 2008 e Marra, dopo aver parlato con don Pino Strangio, passa Fichera al sacerdote. Ed è durante questa telefonata che don Strangio indica a Fichera i nomi dei “sanlucoti” con i quali erano stati intrapresi determinati accordi per suo tramite. Spuntano i profili di Antonio Romeo, inteso “Centocapelli”, Antonio Romeo inteso “Il Gordo”, Fortunato Giorgi, inteso anch’egli “Centocapelli”, inserito nella consorteria dei Romeo “Stacchi”, legati ai Pelle “Gambazza”.

L’indagine “Meta” e il metodo di cattura. Sia Fichera che un altro carabiniere, Pati, vengono indagati. E quando Fichera si presenta all’interrogatorio, gli viene contestata una presunta fuga di notizie per l’indagine da cui nasce l’ormai famosa operazione “Meta”. L’interrogatorio s’incentra sui rapporti fra Fichera e Marra ed è in quel momento che il maresciallo svela la tecnica utilizzata per la cattura dei latitanti: «In più occasioni, si…quindi io durante questa mia attività voglio dire, a parte quello poi….arriva dal Ros, è stato preso….e non c’entra lui, però…è stato preso Pasquale Tegano grazie a me, cioè su una notizia secca mia». Insomma, Marra in ciò non c’entra, ma sono notizie acquisite dallo stesso Fichera.

Il colloquio, l’interrogatorio. Ma è un altro soggetto vicino all’avvocato Marra, che permette agli inquirenti di comprendere cosa stesse accadendo.

Si tratta del maresciallo dei carabinieri Francesco Dell’Aglio, appartenente all’Aise. Con lui Marra ha rapporti dal 2008 ed è proprio con Dell’Aglio che Marra si sfoga quando scopre che sono saltati gli accordi di San Luca. Marra, infatti, teme per la propria incolumità. La discussione vira presto sul maresciallo Fichera che, secondo Marra, è uno che combina guai. Questi, infatti, era stato spostato dall’ufficio e sollevato dall’incarico. Ma è proprio

Fichera l’uomo che, con Marra, è andato a Polsi e ha preso degli impegni. Poi non rispettati.

Ecco cosa dice Fichera dell’avvocato Marra, davanti al pm Galletta: «Poi…aveva diciamo delle conoscenze, e quindi era una persona che io da allora iniziai a fre…a frequentare nelle occasioni… quando c’erano emergenze cioè quando io avevo necessità e ho avuto necessità di acquisire notizie, di identificare una persona, di avere una spiegazione sulle dinamiche criminali della città o su fatti specifiche e… diciamo, mi rivolgevo a lui che, anche se non sapeva materialmente quello che…sapeva con chi mettermi in contatto, con chi….diciamo, come arrivare al risultato investigativo che mi ero prefisso. Quindi diciamo questi rapporti sono continuati… ma non…».

I nomi pesanti  Finita qui? No, perché le conversazioni di Marra con Dell’Aglio portano a scoprire come l’avvocato sia preoccupato del trasferimento di Fichera, in quanto sino a due giorni prima lo stesso maresciallo si sarebbe recato a Polsi, con Marra, con il beneplacito del colonnello e del procuratore Nicola Gratteri e ora invece si trova davanti al nulla. Marra riferisce a Dell’Aglio che si sarebbe tenuto un incontro con i procuratori Gratteri e Mollace, al quale partecipò don Pino Strangio alla presenza dello stesso Marra e di Fichera. Sempre Marra, spiega poi che, per questo discorso degli impegni presi con quelli della Jonica, si era mosso un marchingegno mostruoso, tanto che vi erano stati colloqui, oltre che con Gratteri, anche con il colonnello Formica e il procuratore Cisterna. Ecco uno stralcio. «Ma che ne so che cazzo sta succedendo qualche cosa, ma non riesco a inquadrare che cosa, perché si è messo nei guai lui (Fichera, ndr). Credo che abbia tirato in mezzo ai guai parecchi di noi. Ora lo hanno sollevato dal servizio, so che mi saltava facendo fare tutta una gran cosa con San Luca, e avevamo iniziato a fare tutto un casino di ragionamento con alcuni…

Giorgi, Romeo Antonio, per poi arrivare a quello a Strangio… quello della strage di Duisburg. All’improvviso dopo due giorni, dopo che dovevamo andare lì, mi ha fatto andare, siamo andati a Polsi, abbiamo preso impegni, bordelli, casini. (…) Allora ti dico questo: fino a giovedì scorso siamo andati a Polsi con il consenso del colonnello e con il consenso del giudice Gratteri (…). Poi l’altro giorno siamo andati là in Procura, eravamo io don Pino Strangio e lui, a parlare con Gratteri, lui ci ha parlato, poi abbiamo parlato con Mollace, cioè a dire tutto sembrava tranquillo, questo fatto una settimana fa, in una settimana è successa la fine del mondo». Poi parlando di San Luca: «Così finivano una serie di questioni, pure per il paese, si era convinto don Pino, cioè dire si allentava la pressione, il paese, minchia ma sai quant’è? Sono tre mesi che mi fa combattere con questa cosa, avanti, indietro, imbasciate, ha parlato con Gratteri, ha parlato con il colonnello Formica, con Cisterna, con questo, con quell’altro per cercare di arrivare a sta cosa… e sempre avanti e indietro, nel mio ufficio, a San Luca, a Polsi, cioè un bordello».

Millanterie di un avvocato o fatti realmente accaduti? Oggi non possiamo saperlo. Di certo c’è che queste conversazioni sono finite negli atti di “Gotha” e promettono sviluppi e scenari tutt’altro che tranquilli.

Consolato Minniti      Angela Panzera

(fonte: Cronache delle Calabrie)

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