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Aldo Pecora e la stagione dell’Antimafia

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Un appuntamento alle Muse per ripercorrere un periodo storico, ma anche per esaminare l’evoluzione di quelle vie della legalità di cui tutti oggi parlano attraverso la stampa ma anche attraverso l’associazionismo. Oggi promuovere la cultura dell’anti mafia sembra sia diventata una vera e propria moda, questa l’introduzione del presidente Muse Giuseppe Livoti al Laboratorio delle Arti e delle Lettere Le Muse e stasera vogliamo raccontare un primo caso di antimafia che si identifica nella figura di Aldo Pecora.

La Sala Muse di Via San Giuseppe  lo ha visto così domenica scorsa unico personaggio, Premio Muse 2016 che Livoti ricorda come colui che ha rappresentato la Calabria responsabile ed ha dato voce a quella generazione di giovani che hanno animato anche la lotta alla mafia.

Aldo Pecora giornalista, scrittore, autore radio-televisivo, calabrese di origine e romano d’adozione dal 2004 ha subito ripercorso, dialogando con il pubblico, la sua biografia, partendo da quel movimento antimafia che da sempre l’identifica, ovvero la nascita di Adessoammazzatecitutti proprio in occasione del funerale di  Francesco Fortugno dopo la tragica morte del 16 ottobre 2005 a Locri in piena partecipazione emotiva proprio 12 anni fa. Pecora racconta la sua vita in Calabria, le sue scelte politiche ma anche gli anni di formazione a Roma, volevo fare il magistrato ma mi ritrovo a fare il giornalista, il sud mi ha dato tanto ma in questo ultimo periodo ho dovuto rivedere alcune scelte. Per prima cosa, dobbiamo “sconfiggere la mafia dentro noi stessi” diventando così singoli paladini, non essere dietro a nessuno, è chiaro che qualcuno deve rappresentare questa lotta e all’epoca un giovane proveniente dalla Piana come me, proprio a Locri in occasione del funerale di Fortugno guidò un gruppo di giovani con un semplice striscione dipinto al momento, con la famosa scritta fatta con un semplice spray Adessoammazzateccitutti: non ci rendevamo conto che in quel momento stava per nascere un movimento antimafia che in una stagione necassaria per la storia in Calabria ha fatto la sua parte.  Tutto è nato quasi come se fosse di natura carbonara commenta Pecora e con gli altri ragazzi, dividevamo tutto, casa, famiglia e buoni valori. Da semplici inquadrature al funerale Fortugno divenimmo così emblema di una lotta, sempre attuale e da scartati in testa al corteo, proprio per alcune inquadrature tv d quella sera ci siamo ritrovati, nostro malgrado, testimonial di un periodo di rivoluzione, dove la vera rivoluzione era l’antimafia. Abbiamo creato quello che oggi si dice start up, oggi è cambiato tutto sosteniamo imprenditori,  coloro i quali sono vittime di mafia, senza scopo di lucro, liberi verso chi ne ha bisogno. Occorre essere trasversali, manca nella nostra società la solidarietà e chi ti vuole isolare ti scredita, identificando così un altro sistema mafioso. Poi la mia vita ha avuto altri esiti da giovane opinionista di Giletti a “Domenica in” dove mi volevano all’inizio solo per indossare maglietta antimafia divenendo domenica dopo domenica un vero e proprio essere parlante approdando poi a Rai educational come autore. Il libro sul delitto Scopelliti “Primo sangue” è stato un voler porre l’attenzione non su casi del nord, ma sul nostro Sud, un mio esordio come scrittore di inchiesta che ha fatto ancora tanto parlare e discutere.  La vita comunque mi ha insegnato una cosa, ovvero quella di essere amico di molti, ma servo di nessuno e proprio su questo gestisco le mie scelte operative, lontano da clamori ed invidie. A conclusione di serata il presidente Giuseppe Livoti ha consegnato al giornalista Pecora una litografia dell’artista reggino Francesco Logoteta, raffigurazione di una donna, in cui il lontano richiamo alla medusa, vuol essere un richiamo al passato, al classico così da rievocare il senso della protezione.

 

 

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