Il primo intervento di Wanda Ferro in Consiglio Regionale

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Signor Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta e assessori, stampa e pubblico presente, desidero rivolgere un saluto ed un ringraziamento per l’accoglienza che mi avete riservato.

 

Ringrazio in particolare il presidente Irto e l’ufficio di Presidenza per la celerità con cui è stata data esecuzione alla sentenza del Tar che mi vede oggi entrare in questa assemblea.

Un momento che vivo con gratitudine nei confronti dei calabresi che mi hanno affidato il compito di rappresentarli dai banchi della minoranza, ma non posso nascondere il dispiacere per l’esclusione di Giuseppe Mangialavori, giovane professionista che ho sempre avuto vicino e che stimo per capacità e doti umane.

Si conferma il principio che non ci sia rosa senza spine, ma sono certa che Giuseppe Mangialavori  continuerà a rappresentare una grande risorsa per il centrodestra e per la Calabria.

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Viaggiando da Catanzaro pensavo che oggi è per me un po’ come il primo giorno di scuola; un momento atteso e sofferto, e quindi è naturale una giusta emozione.

Si può arrivare al primo giorno di scuola da ripetenti, e non è il mio caso, da studenti in perfetto corso, e non ci siamo: io è come se ci arrivassi da privatista, ho studiato a casa, ma soprattutto tra la gente, condividendo le ansie di chi ripone le proprie aspettative in quello che da oggi sarà anche il mio impegno quotidiano.

Ai calabresi mi sento di dire: “Scusate il ritardo”, anche se non è del tutto colpa mia, e guardando indietro nel tempo, mi rendo conto che in questi due anni non mi sono persa quasi niente, che non c’è stato quello scatto in avanti che i calabresi avrebbero meritato.

Ho espresso più volte, sulla stampa, il mio giudizio sulla vicenda che mi ha impedito di esercitare dal primo giorno il mandato di consigliere di opposizione, ovvero come ha detto qualcuno di leader dell’opposizione; oggi ribadisco la necessità di conoscere le responsabilità, ad ogni livello, di un gravissimo vulnus al sistema democratico calabrese.

 

Il Governatore della Calabria, Mario Oliverio, è stato il mio avversario in campagna elettorale, ed è nelle regole del gioco; peccato che lo sia stato anche dopo quando la giunta si è costituita in giudizio contro la mia elezione;

due anni in attesa di veder riconosciuto il mio sacrosanto diritto a sedere in questi banchi, ma la mia esperienza è cosa di poca importanza rispetto al diritto dei calabresi di avere un futuro, il diritto dei giovani di sperare in un posto di lavoro, il diritto di una buona sanità, di scuole sicure, di un mare pulito, delle nostre meraviglie valorizzate e non offese.

ECCO, da oggi il mio diritto negato diventa un dovere assoluto, il dovere di rappresentare i calabresi che avevano creduto in me,

ed ancora una volta esprimo il mio sentimento di riconoscenza a tutti coloro che mi sono stati accanto in questi due anni, sostenendomi e dandomi forza; e ringrazio la stampa, che non ha mai spento i riflettori nella consapevolezza, ritengo, che quella che ho combattuto non sia stata una battaglia personale, ma che i valori in gioco erano quelli della piena legalità delle istituzioni e della tutela della democrazia.

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Da oggi, con tutti voi, in ogni decisione condividerò la responsabilità di valutare, non solo l’utilità immediata, ma gli effetti sull’avvenire della nostra terra.

 

Responsabilità, nei confronti dei giovani che vedono il futuro come una minaccia, delle famiglie  lasciate sempre più sole, di una realtà economica ed imprenditoriale che vuole correre ma è frenata da una burocrazia lenta e farraginosa, responsabilità nei confronti delle fasce più deboli, degli anziani, di chi si confronta con la malattia o la disabilità;

mi batterò affinché la politica e la buona amministrazione si facciano in mezzo alla gente, non al piano attico di una cattedrale blindata nel deserto delle idee, non più tra i sorrisi ed il compiacimento servile di chi ci circonda e ci fa dimenticare che un ragazzo disabile ha diritti che non possiamo negare o trascurare, per i quali dobbiamo vestirci di umiltà e rimboccarci le maniche prima che a ricordarcelo siano le televisioni nazionali.

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Mi batterò per aiutare a far crescere la libertà dal bisogno, valore fondante di ogni sistema democratico, la libertà dalla clientela, dall’appartenenza al referente politico, mi batterò per affermare i valori del merito, delle capacità, della solidarietà.

 

Sono passati più di due anni da quando ho proposto ai calabresi una sfida di rinnovamento nel segno di questi valori: allora avevo lanciato uno slogan: “Calabria, diventa ciò che sei”, era un messaggio di speranza e di fiducia nelle capacità dei calabresi, era una sfida di rottura con il passato, sulla quale non ho trovato grande consenso, ma oggi riparto con la stessa identica convinzione.

Non voglio essere io a dire se la scelta dei calabresi sia stata premiata: oggi io sono al mio primo giorno di scuola ed a giudicare il mio, come il vostro operato saranno i cittadini, ma non più dalle parole, bensì dalla quotidianità, dalle occasioni a loro offerte, dalle risposte ai loro bisogni.

In questi due anni ne abbiamo sentite tante:

– dichiarazioni che annunciavano la fine dell’emergenza rifiuti con l’obiettivo “discariche zero e tanti ecodistretti”. ,ma le slide sono quelle di sempre, forse per un difetto di comunicazione.

– si era promessa una Calabria dove tutti potessero arrivare in tempi ridotti, con tante risorse europee mirate ad agevolare la mobilità dall’Europa e dal nord Italia, però da allora  due dei tre aeroporti calabresi sono praticamente all’anno zero, e non è certo questo il modo di agevolare la mobilità dall’Europa;

– e le tante criticità della depurazione, ritenuta alla base del calo di presenze turistiche in Calabria, sono state risolte?

– i tanti fattori di rischi del nostro meraviglioso territorio sono stati scongiurati?

– e la quinta marcia che avremmo dovuto innescare in agricoltura ha prodotto una nuova velocità sui valori della produzione, sulla crescita occupazionale, sulle esportazioni?

– e mentre siamo qui pensiamo al fatto che le amministrazioni pubbliche vedono cantieri bloccati da chissà quale ragione di esistere, da una giusta necessità di  innovare ma che prevede un volo senza paracadute? che ingegneri ed architetti sono ormai sull’orlo di una crisi di nervi per la nuova piattaforma impraticabile?

E noi, con quale sanità intenderemo curarli?

Perché la salute è interesse primario e bipartisan, non si può barattare sfogliando la margherita del referendum…….. sì, no, forse.

Basta con le vacanze romane e le monetine lanciate a Fontana di Trevi per questa o quella nomina in una azienda sanitaria, per i grandi elettori, per questo o quel dipartimento, e legare la vita e la morte della nostra gente alle lotte interne ai partiti, ai congressi ed alle correnti: la gente vuole salute, speranza, vuole soprattutto serietà.

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Quello che sarà il mio impegno ritengo dovrà essere l’impegno della minoranza, e qui dentro c’è ancora un gruppo disposto ad essere minoranza.

Certo, non ho la pretesa di cambiare il mondo, non avrò neanche la possibilità di farlo, dai banchi dell’opposizione, perché io sono opposizione e lo sarò, senza se e senza ma. Ma proverò, quanto meno, a dare il mio contributo affinché niente sia più trascurato.

La mancanza di una vera opposizione a chi governa, così come il trasversalismo e il trasformismo, sono i mali  più profondi della nostra terra.

È immediato, per me, fare una fotografia degli scenari politici che avevo lasciato in campagna elettorale ed oggi trovare casacche diverse, nuove formazioni in campo. Succede in tante attività sportive ed in politica ci sono quelli ostinati a fare il loro dovere e mantener fede agli impegni assunti con gli elettori; poi ci sono quelli che si scansano, e quelli che si accomodano, ed era già tutto previsto. Io non mi scanso e non mi accomodo.

La Calabria non può permettersi il lusso di rinunciare ad una funzione di controllo: la minoranza deve essere sentinella dei diritti dei cittadini.

 

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Ci sono poi temi, come la legalità e la trasparenza, su cui le istituzioni si giocano tutta la loro residua credibilità e autorevolezza.

Non può esserci spazio per le infiltrazioni  e le complicità, per le connivenze, ma bisogna essere vicini alle forze dell’ordine ed alla magistratura per la repressione dei fenomeni distorsivi;

la politica deve fare la propria parte, trovare in sé gli anticorpi, credere in un futuro di progresso e giustizia sociale con l’esempio e la coerenza tra il dire e il fare, senza distinzioni politiche, ma nell’esclusivo interesse della collettività.

 

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La Calabria può e deve rialzarsi. L’ho scritto nel mio programma elettorale e rivolgo quelle stesse mie parole al presidente Oliverio.

 

Presidente, nessuno di noi vuole il suo fallimento: non ci interessa l’idea di marciare sulle macerie della Calabria e sulle sofferenze dei nostri concittadini.

Noi sogniamo una Calabria che sappia accendere la speranza, che attraverso la cultura delle regole e l’efficienza sappia ridare fiducia ai giovani, sappia nuovamente rendere partecipi i cittadini della vita politica e amministrativa, sappia riaccendere il sorriso sui volti della gente.

Noi sogniamo una Calabria che premi il merito, il talento e l’impegno, che sappia rompere con i privilegi ed i favori.

 

Una Calabria che non consideri la cultura come un inutile lusso, ma come un’occasione di crescita sociale, economica ed occupazionale.

Una Calabria che non lasci svanire, ma anzi valorizzi e porti a sistema il suo grande patrimonio culturale, artistico e archeologico, mettendolo in rete con le eccellenze enogastronomiche e le ricchezze naturali e paesaggistiche

Noi auspichiamo che la Calabria riesca ad invertire la rotta per sfuggire ad una crisi devastante, ad un destino che sembra segnato dalla fuga dei giovani e da una povertà sempre crescente, sogniamo una Calabria che sia orgogliosa di sé, che ritrovi la propria identità,

che diventi davvero ciò che è.

 

Presidente Oliverio, perché questa Calabria diventi realtà ciascuno di noi dovrà scegliere con determinazione, ogni volta, il bene comune rispetto agli interessi di parte.

 

Presidente, se lei sarà capace, finalmente, di risvegliare la capacità di riscatto, di rinnovamento, di ricostruzione di questa nostra Calabria, se saprà essere davvero il custode del bene dei calabresi, avrà da parte nostra una collaborazione leale e costruttiva. E da parte mia in particolare, per tutto quanto significhi e rappresenti la mia presenza in quest’aula.

 

Ma proprio in virtù del significato del mio ingresso in questo consiglio regionale sono anche pronta a non fare sconti, a mettere in campo tutta la mia personale esperienza e determinazione affinché la rivoluzione che avevo immaginato possa finalmente diventare realtà.

 

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In questa aula consiliare ritrovo tanti compagni di viaggio, con alcuni ho condiviso una comune esperienza di appartenenza politica, penso soprattutto all’amico di sempre Mimmo Tallini, a Fausto Orsomarso che ha vissuto un percorso politico parallelo al mio, oppure a Baldo Esposito con il quale ho condiviso tante battaglie nella nostra città.

Molti altri, quasi tutti, ho avuto modo di conoscerli in questi anni, ma un saluto particolare consentitemi di farlo alla collega Flora Sculco, fino ad oggi unica rappresentanza femminile in consiglio.

È arrivata dal fronte opposto a quello che io rappresentavo, eletta nella mia circoscrizione, ed ho avuto già modo di confrontarmi con lei, sui problemi di un territorio che ci accomuna e che soffre in modo particolare. Da oggi Flora si sentirà meno sola, me lo auguro, ed insieme potremo rappresentare non soltanto il mondo complesso delle donne, ma soprattutto dimostrare che c’è bisogno, al di là delle quote che non ho mai sopportato, di quella sensibilità al femminile utile ad affrontare ogni genere di problema.

 

Certo non dimenticherò le mie origini, ma non sarò qui soltanto a difendere la provincia e la città di Catanzaro, perché quella meravigliosa campagna elettorale del 2014 mi ha consentito di vedere la Calabria per intero e con occhi diversi.

E ancor di più il tempo passato fuori dalle istituzioni, dopo vent’anni da consigliere ed assessore comunale, consigliere e presidente della provincia, ha rafforzato in me l’idea che per quanto il cambiamento sia un percorso difficile non bisogna lasciare nulla d’intentato.

E chiudo ringraziando doverosamente le tante persone e le tre liste che a novembre del 2014, in una competizione impossibile, con una sconfitta già annunciata, mi hanno affiancato in una battaglia combattuta con il coraggio delle idee e mi hanno consentito di essere oggi qui, in questa sala consiliare, dove spero di non deluderli.

Ecco, sarò qui a vigilare, a contribuire, a proporre se lo riterrò opportuno, ad oppormi ogni qualvolta sarà necessario: oggi è il primo giorno di scuola e c’è ancora tanto da imparare.

Grazie.

 

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