Mer. Mag 12th, 2021

Arriva dalla Cassazione
l’ennesima stangata sulla
cosca Pesce. Definitive
quasi tutte le condanne
per boss e gregari del clan
di Rosarno. A parte qualche
annullamento con
rinvio, limitatamente alla
contestazione o meno della
recidive, regge in blocco
l’impianto accusatorio
della Dda che portò alla
sbarra uomini e donne
del clan.
Da ieri infatti, il processo
“All inside” si è
concluso con una vittoria
netta dell’accusa sugellata
dagli Ermellini. Alla
sbarra c’erano 34 persone
coinvolte nel maxi blitz
dei Carabinieri all’epoca
coordinati dal pm Alessandra
Cerreti, adesso
in forza alla Dda di Milano.
Tutte le condanne
più “pesanti” adesso sono
definitive. Boss del calibro
di Marcello Pesce, “u
ballerinu” (in foto), Giuseppe
Ferraro, Francesco,
Rocco e Antonio Pesce si
sono visti confermare le
condanne dalla Suprema
Corte che ha disposto solamente
l’annullamento
con rinvio, ad un’altra sezione
della Corte d’Appello
reggina, le posizioni di
Francesco d’Agostino, (difeso
da Michele Novella),
Giuseppe Filardo, Domenico
Fortugno, Domenico
Leotta, Claudio Lucia,
Rocco Rao (difeso dai legali
Guido Contestabile e
Michele Novella).
Per questi sei imputati
la Cassazione ha annullato
la condanna solo per
la contestazione della recidiva
e non sotto il profilo
della responsabilità
penale sancita all’esito del
processo. Per Andrea Fortugno,
difeso da Michele
Novella, è stata dichiarata
la prescrizione del reato.
L’imputato in Appello
era stato condannato a 3
anni e sei mesi di carcere.
Sconto di pena di 10 mesi
di carcere per Roberto
Matalone che si è visto infliggere
12 anni di detenzione,
mentre la posizione
di Giuseppe Mazzeo tornerà
al vaglio dei giudici
d’Appello. Per Francesco
Pesce, classe 1987, (difeso
da Guido Contestabile) è
stata annullata l’accusa
delle armi e adesso la sua
condanna ammonta a 13
anni di carcere, rispetto ai
13 e sei mesi del secondo
grado.
Sconto di pena anche
per Domenico Varrà che
in Appello aveva rimediato
12 anni e 6 mesi
mentre è stata annullata
la condanna a Francesco
Pesce, classe 1988, e
la Corte ha trasmesso gli
atti alla Procura dei minori.
L’imputato, secondo
la Cassazione sarebbe
stato minorenne quando
avrebbe compiuto i fatti
contestati dalla Dda. In
Appello aveva rimediato
una condanna a un anno
e 4 mesi. Per il resto sono
tutte state confermate le
condanne agli imputati.
L’indagine “All inside”
fu molto vasta e fu suddivisa
in due tronconi che
portarono a due maxiretate
eseguite dall’Arma
nell’aprile e nel novembre
2010. Quaranta fermi
furono operati ad aprile:
alcuni mesi dopo, invece,
nell’elenco dei ventiquattro
arrestati finirono anche
alcuni membri delle
forze dell’ordine. Subito
dopo il blitz si registrò
la collaborazione di Giuseppina
Pesce, figlia del
boss Salvatore, che dopo
l’arresto decise di collaborare
con l’Antimafia dello
Stretto.
Angela Panzera

CRONACHE DELLE CALABRIE

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