Catanzaro: Comunali, la candidatura Enzo Ciconte e l’incognita alleati

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Se la coalizione non dovesse essere molto ampia non è escluso un clamoroso dietrofront

Che l’ipotesi di un Enzo Ciconte in campo per la carica di sindaco sia ancora non acclarata dai fatti è una certezza. Matematica. Noi giornalisti, del resto, lo abbiamo scritto a più riprese, mettendo in rilievo come lo stesso consigliere regionale potrebbe incontrare delle particolari resistenze nel tentativo di federare tutto il centrosinistra. Il suo nome, però, resta fra quelli più papabili. Almeno in casa Pd. Un partito, quest’ultimo,  in cui però non ci sarebbe unità d’intenti relativamente all’uomo da scegliere quale alfiere della coalizione e soprattutto al progetto di costituzione del Grande Centro. Una sorta di pallino, invece, per Ciconte, che sarebbe in corsa soltanto se in grado di poter contare su un ampio sostegno trasversale e quindi non limitato a una certa area di riferimento, peraltro non troppo estesa. Ma anche su questo non c’è da stupirsi, considerato che non si tratta certo di un candidato di bandiera. Sta di fatto, tuttavia, che il cosiddetto Piccolo Centro (formato attualmente da Ncd, Udc più le liste collegate) starebbe puntando sull’ex dg del dipartimento regionale Lavoro Tonino De Marco o comunque su una figura “neutra” (leggasi meno connotata politicamente dell’ex vicepresidente della Regione per il momento scelto dal Pd), mentre una parte dei Democrat e la fetta di sigle e movimenti di sinistra starebbe strizzando l’occhio a Nicola Fiorita. C’è poi, come ovvio, lo zoccolo duro sul quale può contare Sergio Abramo nel centrodestra. Motivo per cui a Ciconte resterebbero una porzione del Pd, i soggetti politici capitanati rispettivamente dai fratelli Guerriero e da Sergio Costanzo e appunto le compagini – come peraltro detto stamani – guidate da Maurizio Mottola d’Amato e Rino Colace. Non altro, allo stato, poiché anche il Psi di Piero Amato si sarebbe defilato dallo schieramento, iniziando a flirtare con Ncd, Udc e soci. Ecco allora che i conti per il già vicegovernatore non tornerebbero più, perché sulla base delle stime mancherebbero i voti necessari per arrivare primi nella dura competizione. Da qui l’obbligo di sancire i vari apparentamenti in vista del sicuro ballottaggio. Una prospettiva affatto sconvolgente, per carità, ma che non entusiasma il diretto interessato e soprattutto i suoi numerosi aficionados. Motivo per cui, nell’immediato futuro, potrebbe anche esserci un clamoroso dietrofront di Ciconte o comunque un netto cambio di strategia con un conseguente rimescolamento delle carte nel Pd.

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