Elezioni Catanzaro 2017: Ciconte si agita (troppo). Ed Ncd lo molla

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Le proposte di accordo (con posti da vicesindaco) agli altri quattro candidati. Il tentativo di agganciare De Marco scavalcando i colonnelli centristi. Piero Aiello e gli alfaniani verso lo stop alle trattative

Il cammino verso l’investitura a candidato sindaco di Catanzaro della coalizione da opporre a Sergio Abramo, per Enzo Ciconte si complica ogni giorno di più. Già nei giorni scorsi era arrivata la nota del Psi di Piero Amato con cui i socialisti, non avendo apprezzato la fuga in avanti nella definizione del nome del candidato da parte del Pd, si sfilavano dal sostegno all’ex vicepresidente della giunta regionale. Senza contare che anche Arturo Bova, esponente Pd, aveva espresso pubblicamente alcune perplessità sulla designazione di Ciconte quale candidato sindaco dei democratici. 
Ora anche Piero Aiello ed Ncd sembra siano intenzionati a interrompere qualsiasi trattativa volta a un accordo preelettorale. Al senatore infatti non sarebbe andato a genio – per usare un eufemismo – il tentativo di Ciconte di contattare direttamente il candidato in pectore di Ncd, Antonio De Marco, per offrirgli un accordo, magari un posto da vicesindaco, e chiedergli quindi di ritirare la disponibilità a candidarsi.
Bozze di accordo similari, poi, Ciconte le avrebbe sottoposte anche agli altri candidati a sindaco come Nicola Fiorita, Maurizio Mottola d’Amato e Rino Colace al fine di costruire quell’alleanza ampia e compatta grazie alla quale sciogliere le riserve sulla propria candidatura. Le risposte, con parole e motivazioni più o meno analoghe, sono state tutte negative: De Marco, Fiorita, Mottola d’Amato e Colace rimangono in campo, così al fianco di Ciconte non si è aggiunto nessun altro schieramento oltre ai movimenti di Sergio Costanzo e Fabio Guerriero.
Se anche nei prossimi giorni la situazione non dovesse mutare, quindi, Ciconte si presenterà al Pd con un mezzo fallimento nella composizione dell’alleanza, per cui lui per primo dovrà capire se proseguire nella corsa a Palazzo de Nobili chiedendo al Pd di sostenerlo comunque o ritirare il suo nome dalla contesa.

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