Sab. Mag 15th, 2021

Il presidente della Commissione antindrangheta, deluso per la mancanza di confronto, convoca i consiglieri nella propria stanza (in assenza di aule “ufficiali”). È l’emblema di un centrosinistra sempre più frastagliato

Con la new entry di Mario Magno l’opposizione ufficiale in consiglio regionale (sponda Gruppo Misto) cresce. Ma pure quella interna non scherza. Perché i mal di pancia nel centrosinistra si fanno (ri)sentire. E si traducono in una serie di comunicazioni più o meno riservate tra membri della maggioranza. Prima del consiglio regionale di martedì è toccato ad Arturo Bova, presidente della Commissione regionale antindrangheta, farsi sentire. Il consigliere del gruppo Dp non è nuovo a uscite non in linea con le posizioni del Partito democratico (la più recente è un garbato dissenso rispetto alla scelta di appoggiare la candidatura del collega Vincenzo Ciconte a Catanzaro). Questa volta, però, ha chiesto ai consiglieri un faccia a faccia non ufficiale, posto che di riunioni di maggioranza – assise che servano a programmare l’attività politica a Palazzo Campanella – non c’è neppure l’ombra. Il presidente dell’antindrangheta si augurava una convocazione prima del consiglio regionale, sperava – parole sue – in un «briciolo di sensibilità istituzionale». In un amaro sms che ha fatto il giro del Consiglio ha preconizzato che l’appello sarebbe caduto nel vuoto. E, dunque, ha chiamato a un’adunata che fosse una sorta di «autoconvocazione», magari nei locali del presidente del Consiglio o della giunta regionale. «Ne va del nostro futuro», chiosava. Una volta sfumate le pretese logistiche – l’assemblea spontanea non aveva aule in cui svolgersi – Bova ha invitato i colleghi (non tutti avrebbero risposto al suo messaggio) nella propria stanza per una chiacchierata informale: l’idea era quella di raccogliere proposte e scambiare opinioni su un approccio che al momento, semplicemente, non esiste. Cioè un metodo «concertato e partecipato» che il consigliere si augura possa guidare l’azione di governo regionale.
Non si hanno notizie sul numero dei partecipanti (c’è chi dice pochi, ma le riunioni ufficiose sono fatte così, difficile avere dati certi) né sui toni utilizzati (o i temi trattati). L’esito, insomma, disegna una maggioranza divisa, nella quale il dissenso non è canalizzato in una sola direzione. Tra chi sostiene Oliverio, chi sta con la giunta per onor di firma, chi mira a un posto nell’esecutivo e vorrebbe far fuori i tecnici, il quadro è per lo meno frastagliato (per usare un termine nobile). Il dato politico, però rimane: il presidente della commissione antindrangheta non è contento di come vanno le cose in una maggioranza troppo monocorde e inerte. Il consiglio regionale produce poco, va a traino della giunta e soprattutto non discute. E alla fine della legislatura mancano solo poco più di due anni e mezzo.

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