Gio. Mag 13th, 2021

Ugo Franco – Tanta la preoccupazione espressa di recente da esperti e studiosi di minerali per l’esaurimento delle scorte di molibdenite sul territorio italiano. Tra questi c’è Luca Mercalli, climatologo e direttore della rivista Nimbus, che in una sua recente dichiarazione ha detto, <<Avete mai pensato alla scarsità dei minerali? In questo acciaio inossidabile (mostrando una chiave inglese) c’é del molibdeno che si potrebbe esaurire a fine secolo così come l’antimonio, lo zinco e il rame. Attualmente non esiste nessuna regolamentazione internazionale che contenga gli sprechi di metalli rari e ne aumenti il riciclo. Purtroppo molti usi sono dissipativi non come questa chiave inglese. Abbiamo bisogno di una politica che si occupi di questi temi fondamentali per il nostro futuro, non che litighi per le poltrone>>.

Una risposta alle preoccupazioni degli studiosi potrebbe giungere da Bivongi dove esistono delle miniere di molibdenite che, dalla fine del secondo conflitto mondiale, non sono state più sfruttate. Miniere di molibdenite che negli anni 1940, quando l’Italia fascista era soggetta alle sanzioni internazionali che ne vietavano le importazioni, a Bivongi venivano sfruttate dall’industria bellica perché il molibdeno era usato come lega con l’acciaio. Ad avere la concessione per lo sfruttamento era la società milanese, Ernesto Breda, che dalle miniere, citiamo tra le numerose quelle di  Giolli, Franco e Punjì sulle coline circostanti di Bivongi, il minerale subiva una prima cernita nelle cave e, quindi, veniva trasferito per mezzo di una teleferica in contrada Perrocalli nota anche come “Laveria”, dove era stato costruito l’impianto di flottazione per essere “lavato”, e poi, spedito all’industria Breda.

Periodo di benessere per Bivongi, a differenza di altri paesi quando, nel periodo della guerra si soffriva la fame, perché molte le famiglie impiegate nelle miniere, nelle cave e nell’impianto di flottazione, basti pensare che era nato anche il primo albergo per ospitare tecnici del nord.

Un paese che nei suoi mille anni di storia è stato sempre avanti nel tempo e già dal 1914, tecnologicamente proiettato nel futuro, quando fu inaugurata una delle prime centrali idroelettriche calabresi, quella di Bagni di Guida, che forniva energia a Bivongi, Pazzano e Stilo.

Tornando ai giacimenti di molibdenite, anche l’assessorato all’Urbanistica e al Governo del Territorio della Regione Calabria, in un recente studio sul patrimonio di rocce e minerali della Calabria cita, tra gli altri, la molibdenite dedicando, però, poco spazio a quello che potrebbe essere un nuovo filone di ricchezza. L’enciclopedia Treccani, invece, riporta che la molibdenite di Bivongi è in un giacimento simile a quello di Gonnosfanadiga della Sardegna dove si trovano notevoli cristalli da poter essere sfruttati, anche per il suo valore commerciale. Molibdenite di cui, fino a oggi, si è parlato poco e la preoccupazione è motivata dalle recenti scoperte scientifiche che hanno rivelato caratteristiche impensabili prima. Il suo spessore può arrivare a pochi nanometri e avere largo impiego in elettronica. È duecento volte più solida dell’acciaio e sei volte più leggera, ottimo conduttore elettrico e impermeabile ai gas, tanto da essere diventata rivale del grafene.

Altra nota positiva sul molibdeno, scoperta in medicina, è che potrebbe essere un componente importante dell’elisir di lunga vita dei numerosi centenari bivongesi perché nel nostro corpo il molibdeno ha una funzione importante. Ciò, perché da sempre si cibano dei prodotti che coltivano nelle loro campagne in terreni ricchi di questo minerale dove crescono legumi e verdure. La presenza di molibdeno nel suolo e, quindi, nelle verdure e nei cereali potrebbe prevenire, secondo alcuni studi di medicina, lo sviluppo di tumori. La sua carenza potrebbe provocare disturbi neurologici. Di sicuro, non è da scartare tale ipotesi sulla longevità dei bivongesi anzi, sarebbe interessante condurre uno studio anche nelle zone della Sardegna dove si trova la molibdenite e dove vivono vari centenari.

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