Lun. Mag 17th, 2021

Sono tredici gli imputati
che nel corso dell’udienza
preliminare davanti al gup di
Reggio Calabria hanno scelto
il rito abbreviato nell’ambito
dell’inchiesta Typografic.
Si tratta di Nicola Agostino,
Salvatore Agostino (collaboratore),
Rocco Attachi, Domenico
Calautti, Francesco
Caruso, Caterina Cherubino,
Antonio Femia (collaboratore),
Antonio Malfone, Roberto
Prologo, Nicola Schirripa,
Giuliana Zavaglia, Nicola
Prota e Rocco Prota. Gli indagati
sono comparsi davanti
al gup di Reggio Calabria
Nicolò Marino e all’accusa,
rappresentata dal pm Antonio
De Bernardo. La maggior
parte degli imputati
aveva richiesto di definire
il processo nelle forme del
rito abbreviato condizionato.
Le richieste però sono state
tutte rigettate. Ammesse le
richieste di costituzione di
parte civile del testimone di
giustizia Nicodemo Panetta,
difeso dall’avvocato Michele
Gigliotti, anche per il reato
di associazione a delinquere
di stampo mafioso e per tutti
quei reati per i quali non era
stato espressamente riconosciuto
persona offesa.
Ammessa anche la costituzione
di parte civile della
Fondazione antiusura nazionale
Interesse Uomo di don
Marcello Cozzi, rappresentata
dal legale Josè Toscano,
della Regione Calabria, della
città metropolitana di Reggio
Calabria, della Provincia
di Reggio, del Comune
di Gioiosa Jonica (avvocato
Vincenzo Bombardieri) e
della Fondazione Borsellino
(avvocato Marco Cartisano).
Gli abbreviati saranno trattati
dall’8 maggio in poi dinanzi
al gup distrettuale di
Reggio Calabria. L’operazione
“Typographic” ha portato
all’esecuzione di un decreto
di fermo a carico di 34 persone,
nonché a perquisizioni
nei confronti di 52 indagati
ed al sequestro preventivo di
beni mobili, immobili e società
per un valore di circa
15,5 milioni di Euro. L’indagine
prende le mosse dalla
denuncia di un imprenditore
operante nel settore tipografico,
ora residente unitamente
al suo nucleo familiare in
località protetta, il quale ha
delineato una complessa attività
di usura posta in essere
ai suoi danni da soggetti contigui
alle cosche di ‘ndrangheta
del luogo. Tassi d’usura
fino a quasi il 500% annuo.
Una vita infernale per il
commerciante della Locride,
che, con la sua denuncia ha
però permesso a Guardia di
Finanza e Carabinieri di arretrare
i suoi presunti taglieggiatori.
Le successive indagini,
anche di natura tecnica,
avviate dalla forze dell’ordine
sulle dichiarazioni rese da
alcuni collaboratori di giustizia,
hanno permesso inoltre,
di ricostruire la struttura della
locale della ‘ndrangheta di
Gioiosa Ionica e individuare
un consistente giro di usura
ai danni di oltre 50 soggetti.
Ilario Balì

(Cronache delle Calabrie)

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