Gio. Mag 13th, 2021

di Franco Blefari

Di Franco Blefari – Il 24 marzo, Pasquino Crupi, il più grande critico letterario calabrese dopo Antonio Piromalli, quale era ritenuto e quale sapeva di essere, l’uomo di tutte le manifestazioni civili di protesta a sostegno delle giuste cause calabresi e delle adunate rosse di partito, avrebbe festeggiato il suo 77° compleanno. Ma nell’immaginario collettivo la sua figura, con sciarpa rossa e sigaro tra le labbra, dominerà sempre le sfilate del Primo maggio, quando…, con una bandiera in mano, sfilava per le strade dei nostri paesi in attesa di salire sul palco dove, ancora una volta, con le sue appassionate disquisizioni, avrebbe incendiato gli animi di tutti, senza distinzione di colore politico. E noi, suoi amici verseggiatori, che ci intrattenevamo spesso con lui intorno ad una bottiglia di vino, lo ricorderemo sempre nel giorno del suo ultimo compleanno, quando volle invitarci in un lido di Lazzaro di Reggio, insieme ai suoi parenti più stretti e il medico chirurgo Don Sarvaturi – come lo chiamava – che lo aveva da qualche mese operato di tumore, regalare a tutti noi l’unica poesia in dialetto che aveva composto nella sua vita, dove diceva che “la vera poesia è fare bene”. Non dimenticheremo mai lo strazio di quegli attimi mentre, piangendo, cantavamo tutti intorno a lui che teneva in braccio il suo nipotino Pasquino che, da grande – come diceva con orgoglio e come lui voleva – avrebbe fumato il sigaro e bevuto vino.

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