Mer. Mag 12th, 2021

E’ la Calabria la regione del Vecchio Continente che nel 2016 ha fatto registrare il maggior tasso di disoccupazione giovanile (58,7%): è quanto risulta dai dati diffusi oggi da Eurostat. Peggio della Calabria solo Ceuta (69,1%) e Melilla (63,3%), le due ‘enclave’ spagnole che però sono in terra d’Africa. Alle spalle della Calabria si sono piazzate – nella ‘top ten’ della disoccupazione giovanile 2016 (età tra i 15 e i 24 anni) – l’Andalusia (57,9%) e poi altre due regioni italiane: la Sicilia (57,2%, in quinta posizione) e la Sardegna (56,3%, sesta). Nel 2016 sono cinque le regioni italiane che hanno fatto registrare un tasso di disoccupazione di almeno il doppio della media Ue (8,6%), ovvero superiore al 17,2%, assieme ad altri 27 territori europei (13 in Grecia; 10 in Spagna; e 5 territori d’oltremare francesi). Si tratta di Calabria, 23,2%; Sicilia, 22,1%; Campania, 20,4%; Puglia, 19,4%; Sardegna, 17,3%.
La provincia autonoma di Bolzano, con un tasso di disoccupazione del 3,7%, è invece l’unico territorio italiano ad essere rientrato nel gruppo delle 60 regioni europee che hanno fatto registrare una percentuale inferiore alla media Ue. Il tasso di disoccupazione più basso in Ue, nel 2016, è stato quello del Niederbayern (Germania) 2,1%, il più alto è quello di Dytki Macedonia (Grecia), al 31,3%.
Risultati, che per il consigliere regionale Mario Magno, “testimoniano la mancanza di politiche del lavoro adeguate per far crescere i livelli occupazionali nella nostra Regione. Sia il governo nazionale che regionale, troppo spesso, hanno enunciato a parole interventi a loro dire ‘importanti’ per alleviare la piaga della disoccupazione giovanile che, invece, non hanno trovato nei fatti alcun riscontro concreto”. Di tenore altrettanto critico sono satate le dichiarazioni dei parlamentari Cinquestelle Dalila Nesci e Paolo Parentela per i quali “la necessità di garantire un lavoro stabile e dignitoso ai giovani calabresi resta la priorità politica”.
Di certo se la situazione è così disperata, ogni altra questione deve passare in secondo piano e, soprattutto, tutta la classe dirigente calabrese si dovrebbe interrogare.

ALESSANDRA BEVILACQUA

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