Lun. Mag 17th, 2021

Si è svolto ieri, presso la sede di Confindustria a Reggio Calabria, l’evento dal titolo “Giovani e Lavoro, quale presente e quale futuro?” promosso da Labsud, l’associazione nata dalla collaborazione fra l’Eurispes e la Fondazione Magna Grecia e di cui è presidente l’On. Nino Foti. All’iniziativa, seguita da un attento pubblico presente in sala, hanno partecipato oltre allo stesso Foti, anche il Presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre, il responsabile degli Enti Locali di Forza Italia Marcello Fiori, membro del CdA di Labsud, e numerosi amministratori locali.

Ad aprire i lavori il Presidente di Confindustria Reggio Calabria Andrea Cuzzocrea. Noi viviamo in un Sud dentro il sud, ha esordito, per rimanere in linea col tema dell’incontro oserei dire che il presente è drammatico e il futuro una grande incognita visto che dobbiamo costruircelo da soli, ed in questo contesto è praticamente impossibile. Abbiamo infatti una burocrazia che soffoca l’impresa unito ad un’azione della magistratura che nel nostro contesto distrugge il tessuto produttivo a colpi di interdittive. Se non usciamo da queste situazioni sarà difficile garantire prospettive ai nostri giovani e purtroppo li ritroveremo fra qualche anno a parlare ai loro figli degli stessi problemi di cui noi abbiamo parlato loro.

Siamo di fronte ad una situazione che necessita di una reazione quasi rivoluzionaria verso chi governa e ha governato questo paese, ha poi commentato l’On. Nino Foti, perché, fermo restando le gravi responsabilità della classe politica e burocratica della nostra terra, va detto che i vari Governi, nel tempo, hanno intenzionalmente stabilito che questa area da sempre non doveva e non deve svilupparsi. La crisi dal 2008 in poi ha peggiorato una situazione già gravissima e la differenza fra sud e nord è sempre più ampia soprattutto se si confronta con il resto d’Europa.

Dal 2007 ad oggi abbiamo oltre un milione e mezzo di emigrati dal nostro territorio, di cui il 70% di giovani sotto i 35 anni di età con un aumento rilevante dal 2011. E’ evidente che siamo di fronte ad una situazione drammatica per la quale servirebbero interventi drastici, così importanti che nulla hanno a che fare con le flebili misure varate in questi anni. Servirebbe investire sulle piccole e micro imprese che rappresentano il vero tessuto produttivo del nostro Paese, e non continuare a legiferare per un mondo del lavoro che non c’è. Il 94,6% delle aziende italiane ha meno di 9 dipendenti e  il 99,5% non supera le 49 unità lavorative. Ecco cosa è successo, per circa un trentennio i vari Parlamenti che si sono succeduti hanno legiferato per questo 0,5% immaginando che tutte le aziende italiane avessero 100, 200, 500 o 1000  dipendenti e quindi non potendo le piccole imprese sopportare questa legislazione così articolata e ricca di trappole burocratiche  e procedure farraginose hanno dovuto soccombere e moltissime chiudere con danni per tutto il sistema economico italiano. Anche a questo proposito stiamo lavorando ad una proposta di legge a favore dei giovani e del lavoro femminile che prevede nello stesso provvedimento l’applicazione di più misure di vantaggio quali, il credito d’imposta, particolari agevolazioni previdenziali, credito d’aiuto, fondo perduto previsto dal Fondo Antiusura e utilizzo, nel caso di dipendenti espulsi dal sistema produttivo per licenziamento, dell’anticipo dell’80% della cassa integrazione loro  spettante per aprire una nuova impresa insieme agli altri incentivi sopra descritti.

Siamo in una crisi eccezionale, ha poi proseguito il Presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre, 15 anni fa eravamo la sesta potenza mondiale ora siamo l’ottava o nona. Dobbiamo ripensare l’intero sistema, non mettere toppe. Un secolo e mezzo fa si diceva che uno dei problemi fondamentali dell’Italia era il divario fra nord e sud. Dopo tutto questo tempo la situazione non è cambiata, anzi è peggiorata, soprattutto se consideriamo che il mercato è diventato mondiale e noi vendiamo  all’estero le nostre grandi aziende che hanno rappresentano da sempre il nostro made in italy. Questo Paese non ha più un punto fermo neanche nella scuola e nella formazione Universitaria. I nostri giovani studiano in Italia, l’Italia investe dei soldi per la loro formazione e ne beneficiano i paesi esteri. Ancor maggiore è il danno sociale dato ad esempio dall’assenza di meritocrazia. Se andiamo avanti con questo sistema vuol dire che il Paese non è più riformabile e i nostri giovani fanno bene ad andare via.

Conclusioni affidate infine a Marcello Fiori, responsabile degli Enti Locali per Forza Italia.e membro del CdA di Labsud.

Il nostro sistema, ha commentato, non è più in grado di garantire un lavoro, una sanità e un’istruzione a tutti gli abitanti del nostro paese e la politica non lo capisce, è come se non avesse più le password per accedere a questo file, non risolve i problemi e per quello i cittadini non la seguono più. Se la politica non recupera il ruolo di mediazione degli interessi e contribuisce a costruire quel progetto di mediazione sociale, non serve più. È necessario quindi far recuperare alla politica il ruolo che le spetta tornando ad incidere nel valorizzare le risorse esistenti. Nonostante la dura recessione di questi anni ad esempio, dal 2015 l’unica parte del Paese che sembra aver invertito la tendenza è proprio il Sud e in particolare attraverso due settori: turismo ed agricoltura. Le uniche fonti di economia e sviluppo che hanno fatto aumentare di un punto anche il Pil della Calabria sono queste, ma la politica sembra non accorgersene. L’Italia ha concluso Fiori, si salva solo se facciamo ripartire l’economia del mezzogiorno, si salva se la salverà il Sud, perché il modello industriale del Nord è finito. Nelle potenzialità di questa terra pertanto ci sono le condizioni perché il nostro Paese riparta ed i nostri giovani, in questo contesto, rappresentano una vera e propria chiave di volta.

 

 

/Uff. stampa

 

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