Mar. Mag 11th, 2021

Verso le elezioni a Gioia Tauro,  non sono passati inosservati alla convention di “Citta Futura”. Macino e Moliterno fanno parte de coordinamento nominato da Morano.

Con una partecipata conferenza programmatica. l’ ex sindaco di Aldo Alessio ha dato ufficialmente fuoco alle polveri per espugnare Palazzo Sant’Ippolito sotoo le insegne de “La Città Futura”, colletivo che raccoglie una parte cosistente di fuoriusciti dal Pd.

Non si spiega altrimenti la presenza in prima fila e le dichiarazioni di sostegno appasionate di due coordinatori freschi di nomina come Eduardo Macino e la “labdem” Carmen Moliterno, che nelle intenzioni di Franco Morano, delegato del commissario Puccio, avrebbero dovuto affiancare il lavoro di riorganizzazione del partito.

A chiarire la posizione sono le loro stesse dichiarazioni pubbliche sulla pagina ufficiale del Movimento: “Senza i giovani di “Città Futura” la nostra città non avrà futuro. Se il PD non si convincerà di questo noi saremo con Aldo Alessio”, rimarca Macino. E Moliterno evidenzia: “Sono di sinistra e continuo a sostenere Aldo Alessio, mi ha fatto entrare nella società civile”:

“Ammutinamente” che, come primo effetto, ha provocato una riunione urgente del coordinamento PD, in corso fino alla tarda serata di ieri.

Sabato, l’ex primo cittadino antimafia ha dimostrato di avere le idee abbastanza chiare: “Sono sicuro, si andrà – ha evidenziato – poi vedremo cosa succederà ma faremo i conti anche con quella parte di istituzioni che potrebbero fare altro, perchè la forma di autogoverno è il voto popolare: non possiamo passare da un commissariamento all’altro senza vedere soluzioni ai problemi”.

Un progetto di lungo respiro quello presentato al vaglio dell’elettorato, 50 pagine ambiziose “che non potranno essere realizzate in cinque ma in una visione ventennale”.

Alessio spiega che non si tratta di un libro dei sogni ma di un documento che ha la sua continuità storica, anche di esperienza amministrativa: partito nel ’95, interrotto nel 2001 e riproposto nel 2015. Anche il Leitmotiv è quello di due anni fa: “Vogliamo una città all’ avanguardia – sottolinea – con degli amministratori che non vadano a chiedere sviluppo e occupazione con il cappello in mano ma rappresentino dignitosamente i proprio concittadini. Siamo pronti a governarla con quel consenso che noi non abbiamo mai comprato o barattato con diritti per favori, costruito liberamente sui contenuti.

La ricetta del capitano è semplice: diritti, doveri e scala di priorità. Stop a feste e festini se non prima si risolve il problema dei rifiuti e del decoro urbano. “Oggi a Gioia siamo messi malissimo – continua – c’è bisogno di onestà e sacrifici. Per risollevare le sorti è necessario avere consapevolezza”.

Dentro la lista dei mali da sanare, anche la macchina burocratica “che fa acqua da tutte le parti. L’avevamo costruita con sforzi – evidenzia – fino al 2001 avevamo i dirigenti, in questi ultimi 16 anni invece hanno avuto la capacità di sfaciare tutto. Il bilancio è pieno di debiti e oggi chiunque andrà ad amministrare dovrà farci i conti: chi dice il contrario è un falso, uno che tenta di ingannare il popolo. Siamo indebitati, il Comune è in default, in bancarotta. Il rischio di dissesto è concreto, significa imbeccare una strada ancora più dura e impopolare.

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