Gli spot della Regione «obbligatoriamente» su 5 reti tv

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Il dipartimento Programmazione della Regione non si occupa soltanto di gestire, controllare e progettare la spesa dei fondi nazionali e comunitari. È diventato un piccolo Corecom, un ente che seleziona i canali televisivi “migliori”, quelli sui quali la pubblicità istituzionale deve girare «obbligatoriamente». Nel farlo, però, non si preoccupa di spiegare i motivi della scelta. È così e basta: dipartimento dixit. Accade proprio in queste ore: anche se i termini del bando per l’auto impiego sono slittati di alcuni giorni (e lo stesso avviso è stato rivisto), l’amministrazione regionale si sta attrezzando per rendere “visibili” i contenuti dell’azione che vuole promuovere l’occupazione sostenibile e di qualità. I passaggi televisivi sono uno dei canali privilegiati, in queste circostanze. La novità sta nella scelta preventiva delle reti tv a cui assegnare il compito (e gli spot e, in definitiva, i denari) di spargere il verbo della Regione.
Lo spiega una comunicazione inviata a una serie di agenzie di comunicazione: sono quelle che si occuperanno proprio di promuovere il bando per l’auto impiego previsto nel Piano d’azione e inclusione del Por Calabria. Il loro compito sarà quello di piazzare gli spot televisivi che faranno da traino a uno degli interventi sui quali la Regione punta per combattere la disoccupazione. Quello che si chiede alle agenzie è di far pervenire le offerte «per la trasmissione di uno spot televisivo della durata di circa 30 secondi, che sarà fornito da questa amministrazione, per quattro passaggi giornalieri nel periodo 8-21 maggio nell’ambito della programmazione di dieci emittenti televisive a diffusione regionale».
Se la lettera si chiudesse qui ci sarebbe poco da segnalare, anzi nulla. Il problema – per il buonsenso ma non per gli uffici della Regione Calabria – è che continua. E segnala cinque emittenti che «dovranno essere obbligatoriamente ricomprese» nel novero delle dieci “destinatarie” degli spot sull’auto impiego. Alle agenzie viene lasciato un margine di manovra risicato. Ma, soprattutto, è la burocrazia a indicare i canali tv “preferiti”, oltretutto senza spiegare i motivi di quella scelta. Saranno i canali più visti? Certamente no, stando ai dati Auditel per il 2016 (tanto più che una delle tv “preferite” non è neppure censita dalle rilevazioni ufficiali). Insomma, il criterio di scelta va immaginato, visto che non è indicato in maniera chiara. E, in queste condizioni, il rischio è che si pensi a una selezione arbitraria.

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