Ven. Mag 14th, 2021

Per 18 ore e 19 minuti Nicola Giancotti ha distrutto documenti per eludere l’inchiesta della Procura di Catanzaro sulle fatture alla Elimediterranea. Ma le telecamere degli inquirenti registravano tutto

La scena potrebbe essere tratta da X-Files o da I Tre giorni del Condor. In una stanza della Regione c’è un funzionario preoccupato. Cerca di fare a pezzi documenti che potrebbero incastrarlo. Lo per minuti, ore, giorni. Ma, proprio come in un film, una videocamere registra tutto. Imprime nella propria memoria digitale le conseguenze di un’inchiesta. Nicola Giancotti, il funzionario inquadrato dall’occhio elettronico, è nel mirino della Procura di Catanzaro per una presunta truffa ai danni dell’amministrazione. Tenta di cavarsi d’impiccio ma aggrava la propria posizione.

FATTURE Le fatture pagate due volte (quelle accertate dall’Asp di Reggio, quelle che hanno messo nei guai la Protezione civile e quelle ipotizzate all’Asp di Cosenza) resteranno a futura memoria: sono un must della pubblica amministrazione calabrese per favorire amici e compari. I guai arrivano assieme alle forze dell’ordine. Nel caso della truffa che ha portato all’arresto di un funzionario della Prociv (lo stesso Giancotti, ndr) e di tre imprenditori, la Guardia di finanza e la Dia di Reggio Calabria sono arrivate in tempo per documentare i doppi pagamenti e i tentativi di eludere le indagini.

DOPPIO LAVORO Questi ultimi sono uno dei motivi che ha portato in carcere Nicola Giancotti, dipendente infedele (secondo gli inquirenti) della Regione, inquadrato dalle telecamere piazzate nel suo ufficio nell’atto di distruggere documenti per 18 ore e 19 minuti. Un vero e proprio lavoro extra, svolto in orario d’ufficio tra il 16 novembre 2015 e l’11 gennaio 2016. Sono i giorni nei quali, nelle stanze della Regione, l’eco dell’inchiesta in corso sulla Protezione civile si fa più vasta. Funzionari, dirigenti e consulenti vengono convocati in Procura, si cerca di ricostruire i passaggi che hanno portato nelle casse di Elimediterranea i 250mila euro oggetto della presunta truffa. Giancotti prova a giustificare l’incongruenza (ma senza informare la nuova dirigenza) come un errore, sostenendo però che il pagamento era dovuto alla società per via di altre fatture non saldate, che invece erano già state liquidate. Non è l’unica attività nella quale il funzionario si distingue. «Dalle indagini – scrive il gip nel motivare l’arresto – è emersa l’abitudine del Giancotti di “distruggere documenti”». Dai video, infatti, risulta che il dipendente «abbia fatto opera di sistematica distruzione di documentazione, nonché, talvolta, di sottrazione di documentazione che porta con sé fuori dall’ufficio». È un portarsi il lavoro a casa declinato al negativo, almeno stando alle valutazioni del Tribunale di Catanzaro. Segue calendario delle attività: nove giorni di dedizione assoluta per far sparire carte che Giancotti evidentemente considera scomode. E due, il 7 gennaio 2016 e l’11 gennaio 2016, per portare «i documenti distrutti con sé fuori dall’ufficio, custodendoli prima in una busta di nylon». Come nei film in cui le spie fanno sparire materiale classificato un attimo prima di essere scoperte. Il funzionario, però, lo ha fatto con più di un attimo di ritardo.

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