Mer. Gen 20th, 2021

Approvata la nuova legge che regola il settore. Ma le critiche sono bipartisan (e le più dure arrivano dal Pd). Passa, con qualche tensione in maggioranza, la legge sul teatro. Greco mastica amaro: ancora rinviata la legge sul golf

Bye bye Sorical? Vedremo. Per adesso la certezza è la nascita dell’Aic. Cos’è? La nuova Autorità idrica della Calabria che, di fatto, soppianta la vecchia (e contestatissima) società di gestione del servizio idrico integrato. La riforma del sistema – che, come ha detto Oliverio, dà il “la” al «governo pubblico dell’acqua» – è stata approvata a maggioranza dal consiglio regionale, non senza critiche (anche di parte della minoranza: Carlo Guccione, in particolare), aggiustamenti in corso d’opera e correzioni sostanziali di un testo che era stato approvato all’unanimità dalle commissioni competenti. Bizzarrie della politica calabrese. Ma tant’è: l’epoca di Sorical sembra chiusa; il rischio commissariamento (per il momento) scongiurato; una nuova epoca (sarà il tempo a dire se più o meno virtuosa del passato) ha inizio. Dal Consiglio, dunque, è arrivato – con voto a maggioranza e l’astensione dei gruppi di centrodestra, eccezion fatta per il Misto, che ha votato a favore – il via libera definitivo alle nuove “disposizioni” per l’organizzazione di un servizio idrico regionale in cui il deus sarà l’Aic, a cui saranno trasferite le funzioni già attribuite agli ormai soppressi “enti d’ambito”. Prevista, inoltre, la partecipazione dei Comuni, che faranno ora parte di un’assemblea per il governo dell’acqua pubblica. «In questo modo – ha spiegato l’assessore regionale Roberto Musmanno –, il servizio verrà effettivamente messo in mano ai Comuni. Sarà l’assemblea a decidere se affidare la gestione a un soggetto pubblico in house, a un privato o a una società mista. Significa che la Regione non entrerà più nella gestione del sistema, che spetterà esclusivamente all’Aic». Una buona notizia? Ancora: saranno i fatti a stabilirlo. Di certo c’è che – è ancora Musmanno a parlare – «con la creazione dell’Aic si completano obblighi normativi non più rinviabili. Nasce una regia unica che si sostituirà alla gestione frammentata del passato. Con questa legge vogliamo scongiurare il commissariamento del settore dopo anni di immobilismo in materia». Il cappello alla riforma ce lo mette anche e soprattutto Oliverio: «Diamo alla Calabria una legge che mette la nostra regione nelle condizioni di superare difficoltà e limiti del passato e di fare dell’acqua una risorsa sulla quale agire per creare valore aggiunto dal punto di vista economico. Si creano le basi per un governo pubblico dell’acqua, in coerenza con il nostro programma di governo e del pronunciamento dei calabresi in occasione del referendum». C’è poi il nodo relativo alla società di gestione: «Bisognerà avere chiaro il quadro della situazione, rilanciando o liquidando Sorical. Su questo il Consiglio dovrà tornare a occuparsi». E infine: «Ci sono le condizioni – conclude il governatore – per migliorare il servizio e ottimizzare il rapporto costi-benefici. Oggi mettiamo un punto fermo per fare crescere la regione e per utilizzare l’acqua non solo a fini civili, ma a fini produttivi. Scriviamo una pagina importante anche grazie al contributo dell’opposizione».

STOP&GO Quello alla minoranza non è un tributo buttato lì per caso. L’iter per l’approvazione della riforma, infatti, non è andato proprio liscio. Le certezze della maggioranza sono state minate dal fuoco di fila del centrodestra che, con Wanda Ferro in avanscoperta, ha fatto le pulci a un testo definito da più parti carente, problematico, non risolutivo. L’ex candidata alla presidente aveva sottolineato «l’esigenza di chiarire alcuni aspetti tecnici», in particolare riguardo alla facoltà in capo alla giunta regionale di scegliere presidente e vicepresidente dell’Aic e alla «scelta della Azienda speciale di diritto pubblico regionale quale forma giuridica per l’azienda». Critico, more solito, pure il consigliere di maggioranza Carlo Guccione (Pd): «Questa legge non è sufficiente a farci fare il salto di qualità: forse evitiamo il commissariamento, senza però migliorare assolutamente il servizio». «Mi sarei aspettato – continua l’ex assessore regionale – una riunione della maggioranza, o almeno del mio gruppo, per affrontare una questione particolarmente delicata. Non è possibile archiviare quello che è accaduto in questi anni in merito alla vicenda Sorical, che ha rappresentato uno sperpero di denaro pubblico. Tutto questo non si può mettere da parte senza che i privati paghino dazio. E non basta nemmeno copiare le leggi di Toscana ed Emilia Romagna per assolverci. La rete idrica non ha subito miglioramenti in questi anni, per non parlare dei 30 milioni di fondi comunitari stanziati senza che, ad oggi, sia stata appaltata un’opera. C’è bisogno di un salto di qualità, non di mettersi la coscienza a posto. L’acqua doveva essere una risorsa per la Calabria, ma è stata un buco nero per le casse della Regione».

GLI INTERVENTI È un «progetto fumoso» anche per Francesco Cannizzaro (Cdl), che ha chiesto alla maggioranza il rinvio della proposta di legge per consentire la creazione di un tavolo tecnico bipartisan. Stessa soluzione invocata dal capogruppo di Forza Italia Alessandro Nicolò, che bolla come fortemente «carente» il provvedimento. Concorda sulla necessità di un «approfondimento» pure il capogruppo del Pd Sebi Romeo, che però ricorda come la proposta sia «un buon testo di legge», frutto di un lungo lavoro della commissione Ambiente, «che non si è limitata a sentire i tecnici, ma ha raccolto l’opinione e l’apprezzamento dell’Anci e dell’Upi. Gli enti locali, le categorie e i consiglieri regionali hanno quindi discusso e approfondito un testo che apre in Calabria una nuova pagina nella gestione dell’acqua pubblica». Dello stesso avviso il presidente della commissione Ambiente, Domenico Bevacqua («Finalmente la nostra Regione risponde ai parametri nazionali e comunitari. Con questa legge dotiamo la Calabria di una normativa completa e organica che copre tutto il ciclo delle acque») e il capogruppo di “Oliverio presidente” Orlandino Greco («straordinario passo in avanti e un fatto epocale»).

IL CONCLAVE Ma i rilievi critici fanno breccia nelle certezze di Oliverio. La seduta viene sospesa, segue un conclave ristretto tra gruppi di maggioranza e opposizione nel quale si apportano alcune modifiche al testo, tra cui quella relativa alla scelta dell’azienda speciale di diritto pubblico, così come richiedeva il centrodestra. Pace fatta, Oliverio ringrazia la minoranza e porta a casa la riforma. Accompagnata da un monito del capogruppo del Misto Fausto Orsomarso, che per il futuro ha invocato l’instaurazione di un metodo trasparente per la selezione e la stabilizzazione dei lavoratori Sorical.

GOLF E TEATRO
Chi invece mastica, ancora una volta, amaro è proprio Greco. Il suo sì alla riforma non gli permette comunque di coagulare una maggioranza solida attorno alla legge sul golf. Il Consiglio ne rinvia l’approvazione, come già successo nei mesi scorsi. È, insomma, giornata di trionfi solo per Oliverio, che incassa anche l’ok alla legge sul teatro, dopo un lungo travaglio e le proteste, poi rientrate, delle associazioni di categoria. Però, in questo caso, le tensioni sono tutte interne alla maggioranza. Causa scatenante: un emendamento di Giuseppe Neri (Dp) con cui si prevedeva una sorta di corsia preferenziale per l’accesso ai finanziamenti da parte di quelle compagnie che operano da più di 25 anni e che si occupano dell’organizzazione dei cosiddetti festival “storicizzati”. E se Neri propone, Oliverio boccia. Il governatore ha infatti posto il veto al provvedimento, che – a suo parere – porterebbe solo danni alle compagnie più piccole senza dare vantaggi di sorta alle più grandi, che possono sperare in un miglior “piazzamento” nelle graduatorie in virtù della lunga esperienza accumulata negli anni. Oliverio impone, Neri si adegua e ritira l’emendamento. Oliverio, allora, commenta così: «Con questa nuova norma rispondiamo a una serie di richieste che si sono sollevate tra gli operatori teatrali calabresi e che abbiamo recepito pubblicamente. Operatori che hanno pienamente condiviso l’evoluzione finale del testo. Nel contempo, si raggiungono obiettivi strategici che la giunta regionale ritiene fondamentali, come l’apertura a un numero maggiore di soggetti potenziali beneficiari, per offrire più opportunità di lavoro e circolazione della cultura nella nostra regione».

ARCEA C’è tempo ancora per una liberalizzazione che riguarda l’Arcea. Il Consiglio, dopo la relazione di Mauro D’Acri, ha approvato un’“interpretazione autentica” con cui si stabilisce che i limiti previsti dalle leggi regionali in materia di contenimento della spesa non si applicano all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura «limitatamente alle attività di ispezione e controllo propedeutiche e successive alle erogazioni degli aiuti comunitari, nazionali e regionali». Erano inoltre previste le nomine di competenza di Palazzo Campanella negli enti pararegionali. Ma, come avviene ormai da mesi, anche questo punto è stato rinviato. A chissà quando.

Pietro Bellantoni

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