Mar. Mag 18th, 2021

Dem in difficoltà a Catanzaro. C’è il rischio che alla fine il partito che ha messo in pista il candidato sindaco non si presenti con un proprio simbolo alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale

Sei giorni alla scadenza dei termini per la presentazione della lista e il Pd di Catanzaro ancora non sa se sarà ufficialmente della partita. Sembra un paradosso, dal momento che il candidato sindaco scelto proprio dal Pd per guidare quella larga alleanza di centro e di centro-sinistra è Enzo Ciconte, consigliere regionale più votato in città ed espressione massima dei dem a Catanzaro. Ma tant’è: il partito democratico catanzarese si sta incartando sulla composizione della lista con il simbolo Pd a sostegno della candidatura di Ciconte.
I nodi giunti al pettine e non ancora sciolti sono legati soprattutto all’esigenza di costruire una lista forte, in grado – almeno sulla carta – di reggere lo scontro con l’armata costruita dall’Udc (in cui confluiranno la maggior parte dei fuoriusciti dalla maggioranza di Sergio Abramo e decisi a sostenere Ciconte). Per farlo, c’è quindi bisogno che in campo scendano non solo tutti i consiglieri Pd uscenti Nicola Ventura, Vincenzo Capellupo, Francesco Passafaro e Lorenzo Costa, ma anche chi ha ruoli di partito o occupa incarichi di primo piano nelle amministrazioni targate Pd. E già qui sorge un problema: tra la nuova legge elettorale che ha introdotto la doppia preferenza i genere e i tanti candidati in campo a sostegno di Ciconte, già i quattro uscenti non hanno alcuna certezza di essere rieletti, figurarsi se possano nutrire maggiori speranze i dirigenti di partito e i segretari di circolo che di finora avevano portato i voti proprio agli uscenti.
C’è poi l’ostacolo rappresentato dalla lista “Svolta Democratica”, quella cioè costruita dal candidato sindaco Enzo Ciconte come propria espressione. Già nel 2012, la lista Ciconte aveva raggiunto un buon risultato, ma questa volta è lo stesso ex vicepresidente della giunta regionale a cercare un consenso ancora più ampio, magari per avere mani più libere a urne chiuse. Nella lista del candidato sindaco avrebbe dovuto trovare posto Daniela Critelli, segretaria del circolo di Catanzaro Lido e fedelissima di Ciconte anche nell’esperienza regionale. Ma per farlo, sarebbe dovuto arrivare il placet del Pd e quindi di Magorno alla candidatura in una lista differente da quella del partito. Stesso discorso per i tanti altri tesserati del Pd che per scelta e calcolo personali avrebbero intenzione di non contribuire all’elezione di uno o due degli uscenti del Pd, ma di provare a giocarsi le proprie carte altrove. Chi nella medesima coalizione, chi addirittura all’esterno di essa.
In pratica, quasi un clima da Titanic in cui qualcuno rimane a suonare mentre tutti gli altri cercano un posto sulle scialuppe di salvataggio. Un’emorragia a cui Ernesto Magorno ha detto “stop” nella riunione tenutasi qualche giorno fa: chiunque sia tesserato con il Pd, se vorrà candidarsi, potrà farlo solo nella lista del partito, altrimenti per lui sarà proposta l’espulsione. Una linea dura, durissima a cui è seguito il conferimento ufficiale dell’incarico di formare la lista a Giovanni Puccio e Donato Veraldi.
A loro il compito di mediare, sondare e trovare la quadra, senza dimenticare l’esigenza di reperire, una volta chiusa la lista, le firme necessarie alla sua presentazione. Puccio ostenta sicurezza, «la lista si fa» continua a ripetere. E probabilmente, alla fine, sarà così, i dubbi, invece, rimarranno sulla forza elettorale complessiva della lista e sulla soddisfazione personale di chi sarà candidato pur sapendo di non avere alcuna chance di essere eletto.
In attesa di capire come finirà, Ciconte può contare, ad oggi, su nove liste: Svolta Democratica, Udc, Psi, Socialisti & Democratici, Primavera a Catanzaro assieme ad Idv, Alleanza Civica (che fa riferimento a Pino Galati), Fare per Catanzaro (Sergio Costanzo) e le due liste che fanno capo al consigliere regionale Flora Sculco, “Salviamo Catanzaro” e “Catanzaro in rete”.

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