Il clan Cordì alla conquista di Roma

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Gli interessi immobiliari della cosca non si limitavano alla Locride. Le rivelazioni del pentito Marino dimostrano l’intreccio di interessi anche nella capitale

Gli interessi immobiliari del clan Cordì non si limitavano alla Locride. Da tempo, il potente clan di Locri ha messo radici anche nella capitale. Ad affermarlo senza esitazione è il pentito Vincenzo Marino, le cui dichiarazioni sono oggi agli atti del procedimento Euroscuola, che ha svelato come per anni gli studenti di due istituti di Locri abbiano fatto lezione in edifici totalmente abusivi. Un affare dei Cordì e dei loro imprenditori e politici di riferimento. Perché da tempo – spiega Marino – il baricentro degli interessi del clan si stava spostando su Roma.

ALLA CONQUISTA DELLA CAPITALE «I Cordì – mette a verbale interrogato dal pm Antonio De Bernardo – hanno grossi investimenti nella zona di Roma; il genero di Antonio Cordì  il ragioniere gestisce gli affari su Roma». E non sarebbe l’unico «un ruolo simile lo aveva anche il cognato di Vincenzo Cordì, il fratello di sua moglie, un tale che aveva dei camion e che andava a fare i colloqui con lui».

E DELLA SUA PROVINCIA Marino sa, durante la detenzione ha frequentato a lungo i Cordì e più di qualche dettaglio, Cesare e Vincenzo, se lo sono fatto sfuggire. «So anche che loro hanno una struttura alberghiera a Tivoli con un impianto termale “Hotel Duca d’Este”» dice Marino, che svela anche un altro dettaglio estremamente interessante per i magistrati.

SOCI INSOSPETTABILI «Un altro che ha questo ruolo – cioè, emerge dal verbale, gestire gli investimenti del clan fuori regione – era il Presidente del Locri calcio di cui non ricordo il nome e di cui ho già parlato». Cosa abbia detto non è dato sapere, le sue dichiarazioni sono coperte da larghi omissis.  Di certo però dalle sue parole, come da quelle di pentiti come Domenico Novella e testimoni di giustizia come Domenico Oppedisano, appare chiaro che il clan Cordì non avesse problema alcuno a legare a sé professionisti e “insospettabili”.

VENDITE INTERESSATE «Dopo l’omicidio Fortugno, mi pare nel 2006 – racconta Oppedisano – già si diceva che c’erano indagini delle autorità su questo discorso della scuola; cosi in un primo periodo si era valutata la possibilità di far cedere le quote dei Maiorana a1 Circosta; successivamente, nel 2008-2009, si tornò su questi discorsi e quindi sulla necessità di dover vendere le quote dei Maiorana, questa volta all’Avv. Maio». Considerati troppo vicini al clan Cordì per non temere un sequestro, i Maiorana avevano fretta di sbarazzarsi – almeno formalmente – delle quote dell’impresa che stava tirando su le due scuole.

DRIBBLING Racconta infatti Oppedisano che «il palazzo posto nei pressi della Ferrovia e che era di proprietà di Antonio Cordì il “ragioniere” si trova alle spalle di Palazzo Nieddu. Preciso che questo palazzo è stato venduto dal Cordì al figlio più giovane dell’Avv. Nino Maio». Una vendita quanto meno anomala perché «era stata registrata una cifra di molto inferiore al reale valore dell’immobile. Queste notizie le condividevo in famiglia, ne ho parlato con Guido Brusaferri, Salvatore Dieni, Luciano Carbonaro, i quali dicevano che il “ragioniere” aveva fatto bene a vendere evitando così la confisca». Tutti considerati organici al clan e tutti da ritenere – per i magistrati – molto ben informati.

VOTATE  Allora forse non a caso quando è arrivato il momento delle elezioni, non a caso il clan Cordì si sarebbe speso per l’avvocato. «In relazione alle elezioni provinciali della metà degli anni Duemila, non ricordo l’anno, Luciano Carbonaro mi chiese di votare per 1’Avv. Maio e di raccogliere tra le mie conoscenze voti per lui. Sia Luciano Carbonaro che Cosimo Cavaleri hanno appoggiato questa candidatura dell’avv. Maio, cosi come pure i Maiorana che si sono adoperati in tal senso, di questo ne ho parlato direttamente con loro e comunque era una cosa palese». Lui stesso, dice Oppedisano «ho cercato di farlo votare, ma non ricordo se io personalmente l’ho votato, mi ricordo di no. Anche da parte dei figli di Cosimo Cordì c’erano indicazioni per votare l’avvocato Maio».

SPONSOR IMBARAZZANTI A quelle elezioni, all’avvocato è andata male e non ha conquistato l’ambito seggio – aggiunge – nonostante l’ingente mole di preferenze raccolte. «Questo – spiega Oppedisano –  per merito delle indicazioni della famiglia Cordì ma anche di Luciano Carbonaro che si era speso più di tutti in questa direzione. Comunque l’Avv. Maio era contentissimo dell’affermazione elettorale e non sapeva come sdebitarsi con Carbonaro. L’avv. Maio di certo era consapevole dell’appoggio elettorale fornito dalla famiglia Cordì». E per la cosa il politico non si è mai formalizzato troppo, tanto meno ha avuto remore a chiedere appoggi ad altri uomini gravitanti nell’orbita dei clan di Locri come Domenico Novella, oggi pentito. È lui a raccontare di aver «votato per Luca Maio, perchè ero suo amico; mi pare fosse una competizione elettorale in cui erano candidati sia Fuda che Maio. Fu Maio a chiedermi di dargli una mano per le elezioni e di votarlo».

(FONTE CORRIERE DELLA CALABRIA)

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