Gentile: «Caso Tgr Calabria al vaglio della “Vigilanza”»

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Il sottosegretario annuncia che porterà la vicenda della mancata nomina del nuovo capo redattore della testata regionale della Rai in Commissione parlamentare: troppi interrogativi irrisolti

«L’inusuale ritardo nella nomina del nuovo capo redattore della Rai calabrese rappresenta l’ennesimo tassello di una gestione poco trasparente del servizio pubblico radiotelevisivo». Lo dichiara, in una nota, il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, senatore Antonio Gentile. «Le ombre e gli interrogativi sono davvero tanti – afferma – perché l’attesa si è protratta così a lungo? E soprattutto perché si è dovuto annullare la prima selezione e riaprirne immediatamente una nuova, nella storia aziendale non era mai accaduto, per individuare i candidati alla nomina del responsabile della Rai calabrese? Perché nella prima selezione non figurava nessuna candidatura di giornalisti provenienti da altre sedi regionali ed improvvisamente nella seconda selezione sono spuntati i nomi di redattori del Piemonte, delle Marche, della Sardegna e della Puglia?».
«Sono interrogativi legittimi – sostiene ancora il sottosegretario – che saranno girati ai membri in Commissione di Vigilanza del gruppo di Alternativa Popolare per ottenere dalla Rai una risposta plausibile e non di circostanza. In verità serpeggia il sospetto che si voglia favorire la promozione al grado di caporedattore qualche “amico degli amici”, con grave danno e mortificazione delle qualificate professionalità che operano nella redazione del Tg Rai calabrese».
«Pur non volendo condizionare l’autonomia aziendale della scelta che nelle prossime ore la Rai andrà a compiere – sottolinea Gentile -, non possiamo rimanere insensibili alla levata di scudi posta in essere dai giornalisti della Rai calabrese che hanno chiesto, minacciando lo sciopero, che il loro caporedattore venga individuato all’interno della loro redazione. Una scelta diversa alimenterebbe soltanto il dubbio che nei piani alti di Viale Mazzini ci si preoccupi di avvantaggiare giornalisti “amici”, magari con minori requisiti dei candidati calabresi, che vengono mandati qui in Calabria a conquistare i galloni per poi, tra un anno, ritornare nella loro regione di provenienza ma stavolta con l’alto grado acquisito nella nostra terra. Tra un anno – conclude -, insomma, qui in Calabria ci troveremmo ancora in una situazione di stallo ed incertezza, con grave pregiudizio per la qualità dell’informazione offerta dal servizio pubblico. E questa è una prospettiva inaccettabile!».

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