Renzi promuove Marcianò. E boccia i maggiorenti del Pd

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L’assessore alla Legalità del comune di Reggio Calabria indicata dall’ex premier nella segreteria dem. Un’investitura importante dopo le intimidazioni, gli scontri con il potere oscuro della burocrazia cittadina e i tentativi di defenestrarla dalla giunta

Poco meno di un anno fa – il 27 giugno 2016 – uno dei momenti più difficili: l’auto data alle fiamme, la consapevolezza di essere finita nel mirino per il proprio lavoro di assessore. Qualche mese dopo sembrò andare anche peggio: pareva che Angela Marcianò, che mesi prima aveva rinunciato al suo ruolo nella Commissione Gratteri per entrare nella squadra del governo cittadino, dovesse addirittura uscire dalla giunta Falcomatà. Nonostante il suo impegno, nonostante gli appelli. Nonostante avesse sottratto alle infiltrazioni sospette il settore più appetibile della sfera amministrativa, quello dei Lavori pubblici. Erano in tanti, tra i maggiorenti del Pd reggino e calabrese ad augurarsi la defenestrazione dell’assessora. Oggi, anche per loro, è arrivata una risposta dal Pd nazionale, che appare distante anni luce dalla galassia calabrese: Angela Marcianò, assessore comunale di Reggio Calabria (i tentativi di allontanarla andarono a vuoto), è stata indicata da Matteo Renzi alla direzione del Pd per entrare a far parte della segreteria dem. Entreranno con lei Matteo Richetti come portavoce, Lorenzo Guerini come coordinatore, Andrea Rossi, Matteo Ricci, Tommaso Nannicini, Roberto Giachetti, il viceministro Teresa Bellanova, il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, Benedetta Rizzo, la professoressa dell’Università di Milano Elena Bonetti e Debora Serracchiani, governatrice del Friuli-Venezia Giulia.
Angela Marcianò è assessore alla Legalità-Trasparenza, Lavori pubblici, Politiche della Casa e dismissione del ghetto di Arghillà e Contrasto all’abusivismo commerciale nella giunta guidata da Giuseppe Falcomatà. E in questo ruolo ha detto molti “no”. E per quei “no” era invisa a Marcello Cammera, il dirigente comunale finito in manette nell’ambito dell’operazione “Reghion” che per lei aveva in mente un trattamento speciale. Un killeraggio mediatico studiato a tavolino perché, a dire del potentissimo manager, aveva osato immaginare di spostarlo di settore. Un tentativo fallito. A mesi di distanza, la nomina di Renzi pare un’investitura formale. E una bocciatura per i maggiorenti del Partito democratico calabrese. Che, nella segreteria, sono “non pervenuti”. E ci sarà un perché.

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