Dom. Mag 9th, 2021

 

Dopo il successo di “Sanremo Pallido Fiore” un’opera che scuote le coscienze ed invita alla riflessione, prende il via “Bruno Panuzzo: Ascolto Condiviso Tour 2017”. Nell’era della condivisione multimediale sui social, il percorso di promozione della colonna sonora del film di Panuzzo (basata sulle canzoni più gettonate degli ultimi cinquant’anni del Festival di Sanremo) non poteva che intraprendere tale direzione. Lo spettacolo non sarà caratterizzato dal classico concerto, ma verranno analizzati i brani proposti uno ad uno facendo esprimere ai presenti le proprie sensazioni emotive. L’esperienza potrà infine essere “condivisa” con le persone in sala creando aggregazione sociale. Si è scelto di promuovere in Italia ed all’estero il Tour di Bruno Panuzzo prediligendo le grandi città nei loro “piccoli spazzi”. Ascolto condiviso toccherà quindi le ristrette sale concerto, le librerie ed i club “presentandosi” ad un pubblico circoscritto, che diviene parte integrante dello spettacolo. L’idea promossa dallo stesso Panuzzo e dalla VME Bologna inizierà ad interessare le città italiane prima e quelle europee dopo già dal prossimo mese di luglio. L’uscita del film “Sanremo: Pallido Fiore” entusiasma e divine una fucina di produzione per nuove idee. Le vicende di Giuseppe, giovane calabrese di talento ribellatosi alla ndrangheta e alla cultura del silenzio, hanno già commosso centinaia di persone. Bruno Panuzzo dirige un buon cast di attori, non professionisti, con intensità e partecipazione emotiva. L’adolescenza del ragazzo, protagonista della pellicola, coincide con il desiderio di cambiamento e la volontà di denunciare alla legge le malefatte della criminalità organizzata. Giuseppe scopre, che a volte non esiste un “confine” ben definito tra Stato e criminalità organizzata. Proprio da tale constatazione iniziano le grandi conflittualità, che porteranno all’annientamento della vita terrena del ragazzo.  L’animo “puro” di Giuseppe non conosce compromessi: passando per i vicoli di un territorio piegato alla ndrangheta (la Locride) e per i palcoscenici “truccati” piegati invece al dio denaro. “. “Pallido Fiore” grida al riscatto e rompe un silenzio, che appare colpevole quasi quanto gli esecutori dei crimini ndranghetistici evidenziati nella pellicola. Su un ulteriore piano narrativo la pungente e scomoda ironia di Giuseppe, dopo l’esclusione dal concorso canoro visibilmente truccato, è l’arma più forte, l’esplosivo più potente contro il governo delle lobi del potere e contro il sistema di certi talent che illudono molti giovani. La “debole” voce di Giuseppe tenta di denunciare ogni sopruso, ogni imbroglio, ogni ingiustizia che i cattivi di turno infliggono al piccolo centro locrideo in cui egli vive. La ndrangheta viene sminuita e smascherata dalle sarcastiche parole di Giuseppe, che smonta il concetto di terrore e paura ponendo la lotta ad un livello inferiore. Il ragazzo è quindi una voce fuori dal coro, pecorella smarrita di quel gregge di pecoroni, che procede senza mai voltarsi e che appare atavicamente sottomesso alla malavita. Giuseppe ha il coraggio, la forza, l’incoscienza di voltarsi, di girare le spalle a quello “zio potente” e pericoloso, sacrificando la propria esistenza per la libertà e per l’amore di Sarah. Il rapporto conflittuale tra padre e figlio, molto evidenziato in “Sanremo Pallido Fiore”, diviene di colpo intenso e profondo quando si tratta di abbracciare il cambiamento: indotto dall’esodo verso un luogo migliore. Interessante è notare come Giuseppe rimanga volutamente in disparte da certi meccanismi all’inizio della pellicola. I vispi e puri occhi neri del ragazzo, guardano ogni cosa in maniera diversa dopo che scrutano gli esecutori della barbara uccisione di un uomo in paese. Giuseppe inizia a percepire in maniera diversa ogni persona (partendo dall’infame amico – nemico Totò che gli impone di non andare a denunciare il crimine che avevano visto alle autorità competenti). Il ragazzo evita di abbassare lo sguardo innanzi a alla crudeltà della “dottrina” ndranghetistica e non prega solamente per il cambiamento, ma diviene il cambiamento stesso. L’adolescenza di Giuseppe, trascorsa a combattere la povertà ed i pregiudizi legati alla propria condizione economica, lo spinge a sognare ed a cercare appunto nel sogno la catarsi e la via d’uscita da un sistema terribile e deleterio. Ritrova se stesso a Sanremo e capisce quanto il dio denaro sia il primo nemico dei sogni giovanili. Tornato in Calabria Giuseppe comprende inoltre che il primo nemico della ndrangheta è invece la denuncia. Il triste epilogo del film richiama alla memoria un’espressione di Thomas Merton “Nessun uomo è un’isola”: Giuseppe, isolato appunto da chi invece doveva sostenerlo, affronta la battaglia contro la ndrangheta da solo perendo sotto i colpi della mala. “Pallido Fiore” si rivolge alla società civile affermando che codesta lotta non è finita, e che il bene ed i buoni principi non sono stati sconfitti, ma occorre prodigarsi assieme per cambiare l’esito delle cose.

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