CALABRIA VERDE | Furgiuele: «Pressioni da Pignanelli per la gara»

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L’ex manager racconta negli interrogatori la sua versione sul bando per i mezzi antincendio. E tira in ballo il capo di Gabinetto di Oliverio («voleva mettere un’altra ditta»). Gli incontri tesi ai piani alti della Regione e l’intervento del governatore («mi compulsava»). La cena ad Amantea a casa di Adamo per sostenere il presidente alle primarie e alle regionali 2014

Paolo Furgiuele è diventato l’uomo nero dello scandalo che ha travolto Calabria Verde. Trattato alla stregua di paria o, quantomeno, di uno sconosciuto da tutta la classe politica calabrese. Sono gli inconvenienti per chi viaggia dagli altari alla polvere. Eppure non è sempre stato così. E a raccontarlo è proprio Furgiuele. In quattro interrogatori, solo in parte coperti da omissis, l’ex direttore generale dell’Agenzia che ha preso il posto dell’Afor ripercorre la sua parabola. Da quando era ricercato da metà dell’arco partitico a quando sono spariti tutti. Fa nomi e cognomi. E gli atti, confluiti nei faldoni del procedimento coordinato dalla Dda di Catanzaro, sono al vaglio degli inquirenti. Parole che necessitano di verifiche e riscontri. Alcune sono potenzialmente esplosive. Furgiuele, in uno dei passaggi più tesi del 13 ottobre 2016, dice agli investigatori di aver «ricevuto pressioni da Pignanelli per la partecipazione della gara antincendio di un’azienda che lui conosceva». Gaetano Pignanelli è il capo di Gabinetto del governatore Oliverio, il suo braccio destro. Ed è indagato per truffa nell’ambito di un’inchiesta sull’utilizzo del patrimonio boschivo condotta dalla Procura di Castrovillari. Un altro incrocio pericoloso che ha come sfondo Calabria Verde. Ma andiamo con ordine. Cominciamo dagli (ex) amici di Furgiuele.
2014: PRIMA E DOPO IL VOTO Nel giorno del primo interrogatorio Furgiuele è in carcere da circa tre settimane. Quando parla con gli inquirenti parte da lontano. Dalla campagna elettorale del 2014. Quanto «fui contattato da Nicola Adamo dal quale sono amico, in quanto ha la casa estiva vicino la mia ad Amantea e frequentiamo lo stesso lido». Adamo ha una sollecitazione: «Mi chiedeva proprio in ragione della mia qualità di direttore generale di Calabria Verde di appoggiare alle primarie il candidato del centrosinistra Oliverio, che io peraltro neppure conoscevo (“Tra l’altro non è che mi sia molto simpatico…”, avrebbe detto il manager ad Adamo in quella prima telefonata, ndr)». Furgiuele chiede consiglio all’assessore all’Agricoltura Michele Trematerra, che lo aveva nominato. Ottiene il via libera e incontra «a una cena organizzata a casa di Adamo lo stesso Oliverio». A quella serata, secondo quanto racconta, avrebbero partecipato anche «l’onorevole Bruno Bossio, moglie di Nicola Adamo, Nicola Adamo stesso, il presidente Oliverio, Guccione e forse anche Iacucci, capostruttura della segreteria di Oliverio». La conversazione tocca il tema dell’agricoltura: «Oliverio mi disse che essendo stato in passato assessore all’Agricoltura aveva molte competenze in materia di forestazione e che si sarebbe impegnato molto, ove eletto, nell’aiutare Calabria Verde nella sua attività». Il rapporto tra il futuro governatore e il dg non si esaurisce in quella serata amanteana: «Prima delle elezioni Oliverio stesso mi telefonò e chiese il mio appoggio elettorale che io effettivamente fornii parlando con qualche mio amico personale e con qualche capocantiere del Tirreno che conoscevo e che sapevo essere dell’ambiente del centrosinistra». Perché un manager nominato dal centrodestra si spenda per un candidato di segno opposto si fa presto a capirlo: Furgiuele fiuta l’aria, capisce che Oliverio vincerà e supera indenne lo spoils system. Dopo le elezioni, Oliverio sposta le competenze relative a Calabria Verde: non se ne occupa più il dipartimento Agricoltura ma la Presidenza. «Ciò a significare – spiega l’ex dg – lo stretto controllo, soprattutto in materia di indirizzo politico-gestionale, cui la stessa Azienda e quindi la mia attività erano sottoposte da parte della Presidenza».
LE PRESSIONI I rapporti tra il manager e la burocrazia sono spesso conflittuali. Gli interessi intorno a Calabria Verde sono enormi: sono appetiti milionari. Lo scontro più importante avviene con Pignanelli e riguarda la «gara antincendio», un bando da 32 milioni di euro che si perderà nelle stanze della Cittadella, tra presunte illegittimità e piccate lettere che corrono da un dipartimento all’altro. Al centro ci sono i sospetti che Calabria Verde voglia favorire la ditta Matacena (li racconteremo in un altro servizio). Ma, secondo Furgiuele, chi avrebbe delle richieste specifiche è proprio il capo di Gabinetto del presidente Oliverio. «Chi mi ha fatto più pressioni di tutti sulla questione dell’antincendio boschivo e che si è inserito nella procedura è stato Pignanelli. (…) Lui voleva mettere un’altra ditta. C’era una ditta che per la verità aveva contattato anche me ma io non li ho ricevuti, diciamo». Per il dg c’è un problema: la gara pensata per dotare la Calabria di una colonna antincendio era già al vaglio degli uffici per verificare la conformità al Por. «Gli dissi che quell’azienda che invece si occupava di spegnimento di incendi con mezzi aerei e lancio di schiumogeni speciali non era idonea per l’appalto che doveva essere bandito», spiega Furgiuele. Che, poi, riporta la risposta del braccio destro del presidente: «Disse che la stessa azienda produceva anche autobotti e voleva far rientrare tali mezzi nel diverso appalto che dovevamo predisporre per volontà del presidente Oliverio che intendeva dotare tutti i distretti di mezzi di movimento terra». Il manager chiede alla sua struttura di studiare un modo per far partire anche il tipo di gara che gli viene sollecitato («il presidente mi compulsa più volte», dice). Ma qualcosa non funziona: la struttura della Presidenza bypassa Furgiuele, cambia la gara per i mezzi antincendio («leggo l’articolato dei mezzi previsti e c’erano le autobotti che erano relative alle richieste di Pignanelli»). Segue lite furibonda con Giuseppe Bianco, dg della Presidenza. E chiarimento al cospetto di Oliverio. Secondo quello che Furgiuele racconta ai magistrati, i toni ai piani alti della Regione si fanno accesi. Oliverio «urla, inveisce contro Pignanelli in presenza di più persone, fu una cosa pubblica». Il tempestoso chiarimento non serve a uscire dall’impasse. Perché le gare non si fanno: né quella dei mezzi antincendio né quella (che secondo Furgiuele si sarebbe potuta progettare, ma utilizzando altri fondi) sui mezzi di movimento terra. Per l’ex dg Oliverio, a un certo punto, gli «chiedeva si utilizzare i soldi della gara sugli automezzi antincendio per comprare mezzi di movimento terra. Cioè è saltato qualcosa nella sua testa, è cambiato qualcosa. Non so se è chiaro. E questo non era possibile perché quelle risorse non erano finalizzate a quella cosa». Sono passati meno di due anni da quella cena di Amantea in cui Furgiuele ha conosciuto Oliverio e ha deciso di dargli una mano alle regionali. Gli equilibri in politica e nella burocrazia cambiano proprio in fretta.
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