Mer. Mag 12th, 2021

Il neoallenatore dei nerazzuri, vincitore dell’edizione 2017 della nota kermesse del patron Insardà, ha parlato di tutto: rinascita del club ma anche favola Crotone e talentuoso Berardi.

Passano gli anni, ma il Premio Ceravolo (giunto alla sua 8. edizione) resta sempre un successo. Il solito bagno di folla, in altre parole, per l’ospite di turno che, quest’anno, era come noto il neoallenatore dell’Inter Luciano Spalletti. Un tecnico osannato sul palco del Teatro Politeama, su cui ha trovato posto accanto alla presentatrice della serata Sabrina Gandolfi, un mostro sacro del giornalismo sportivo italiano quale Italo Cucci, e come ovvio il patron della kermesse dedicata al presidentissimo Maurizio Insardà. Il neomister dei nerazzurri ha mostrato di gradire parecchio sia il riconoscimento tributatogli (dal 2010 dedicato alla memoria dell’indimenticabile don Nicola) quanto la cornice in cui gli è stato consegnato, dicendo anche nel prologo dell’atteso evento con un pizzico di malcelato orgoglio: “Certo che mi fa piacere essere stato chiamato per ricevere quest’importante premio. La dimostrazione che forse la stagione appena conclusasi non è stata poi da buttar via. Anzi, probabilmente si è fatto bene pur senza vincere”. E ai cronisti che gli hanno chiesto della strana coincidenza di essere a Catanzaro nella sua prima uscita ufficiale da condottiero della vecchia e gloriosa Ambrosiana – dopo le presentazioni ufficiali di rito – ha risposto in modo lapidario: “Stiamo parlando dell’Inter. Una squadra che ha tifosi ovunque. Non mi stupisce, quindi, di trovarne tantissimi anche qui e peraltro sfrutto l’occasione per salutarli volentieri. A loro prometto che ci concentreremo per iniziare a vincere da subito, restituendo al club il ruolo assegnatogli dalla storia. Io, del resto, mi sento quotidianamente con Sandro Sabatini e Piero Ausilio per creare una forte sinergia”. Ma in terra di Calabria non poteva mancare una domanda sulla favola Crotone, che sta ripercorrendo le orme dello splendido Catanzaro targato Ceravolo: “Si, certo. Una salvezza impensabile a un determinato punto dell’annata. E invece lo straordinario impegno del mio collega Davide Nicola e dei dirigenti ha reso possibile la permanenza della squadra in A. Bravissimi, però, anche i giocatori”. Il calcio dell’epoca ceravoliana, che Spalletti ha vissuto sul rettangolo verde da atleta non di primissima fascia e quello attuale in cui si è viceversa ritagliato un posto da trainer di grande successo. In apparenza due mondi lontani, ma non per il ‘glabro’ Luciano: “Il calcio è sempre lo stesso al di là di tattiche, moduli e roba del genere. Si va in campo in undici e sovente la si spunta con il maggiore talento. Si vince insomma con estro e qualità, eccola l’unica diversità. Un aspetto su cui invece mi concentrerei è il prolungato periodo di crisi economico, che ha indubbiamente indebolito il nostro ambiente mentre all’esterno, ovvero a livello internazionale, gli altri sono cresciuti. E parecchio, Ecco allora che con grandi mezzi a disposizione, stadi pieni, progetti di modernizzazione e altro ancora si è creato un enorme divario. Spagna, Inghilterra e Germania su tutte, sono riuscite a stare al passo con i tempi. Noi molto meno. E da qui dico che, appunto a differenza degli anni Ottanta e Novanta, adesso all’estero contiamo poco”. Ultima riflessione su un talento calabrese come Domenico Berardi: “Lo abbiamo seguito l’anno scorso alla Roma e ora continueremo a farlo all’Inter. So anzi che in casa nerazzurra lo hanno nel mirino. E del resto uno così, che punta e salta l’avversario, fa comodo a chiunque”.

(fonte CatanzaroInforma)

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