Sab. Mag 15th, 2021

La Procura di Catanzaro apre un fascicolo sui lavori di realizzazione della seconda “autostrada” calabrese. L’asfalto sbriciolato e i muri di contenimento deformati attirano le attenzioni della magistratura. Ma non quelle della Regione. Che non controlla

In principio a mostrare avvallamenti e malformazioni era “solo” il tratto della statale 106 nei pressi dello svincolo di Borgia. Adesso smottamenti e crepe si sono trasferiti – si fa per dire – su una rampa dell’uscita per Germaneto.  L’Anas e il General contractor si sono precipitati a sistemare il manto stradale. Pezze messe alla buona che non cancellano i problemi e hanno alimentato i dubbi. Peggio: hanno attivato la macchina della Procura di Catanzaro. La Dda ha, infatti, aperto un fascicolo che, per la sua delicatezza, sarà seguito direttamente dal procuratore capo Nicola Gratteri. Troppo importante quel tratto di strada di nuova costruzione, troppo alto il rischio che un intervento tardivo possa generare danni consistenti alla circolazione. La polizia giudiziaria è al lavoro da giorni e ha iniziato a sentire alcuni degli imprenditori coinvolti nei lavori di realizzazione della Jonica, ottenendo i primi parziali riscontri alle ipotesi investigative.
C’è qualcosa che non va in quel tratto costato centinaia di milioni di euro. Gli approfondimenti sono in corso ma c’è anche qualche evidenza: l’Anas, per esempio, con un comunicato di venerdì 26 maggio scorso, ha motivato la chiusura della rampa 6 dello svincolo di Germaneto «per consentire delle verifiche tecniche al muro di contenimento della scarpata adiacente alla sede stradale».

Non è una novità per quel tratto stradale: ha già subito diversi interventi manutentivi nonostante la sua apertura al traffico risalga al secondo semestre del 2011. Non è certo un lembo di asfalto consumato dal tempo, eppure mostra problemi evidenti. Questa volta a essere interessato da movimenti è un muro di sostegno: appare ruotato, non più perfettamente verticale. Le ragioni emergeranno dalle verifiche dell’Anas (e anche dal lavoro della Procura). Ma appare difficile imputarle a straordinari eventi meteorici: di questi tempi le piogge non sono certo torrenziali.
Tra tanti dubbi c’è almeno una nota positiva: questa volta l’Anas si è mossa per tempo. Ma non si può dire altrettanto per la Regione Calabria, che pure ha investito nell’opera risorse ingenti senza effettuare alcun tipo di controllo sui lavori (controlli che erano previsti nel protocollo d’intesa siglato all’inizio dei lavori). Un conto sono gli accordi, altro i fatti: e la nuova arteria stradale, a distanza di pochi anni dalla sua apertura al traffico, non si presenta in buono stato. Le scarpate presentano scoscendimenti in più punti, il piano stradale è interessato da pericolosi avvallamenti e nelle gallerie, dove solo di recente la funzionalità degli impianti è stata ripristinata, sono visibili crepe e lesioni nella struttura.

Altro tasto dolente, le crepe. Percorrendo in questi giorni la Salerno-Reggio Calabria, dallo svincolo di Scilla fino a quello di Villa San Giovanni, si vedono diverse squadre di operai intente a sigillare lesioni e crepe simili a quelle che visibili nelle gallerie del “nuovo” tratto della Statale 106. Quando verranno effettuati questi interventi sulla Jonica? E quando sarà possibile percorrerla senza il limite di velocità imposto oggi?
Già, perché quest’opera, che è stata progetta (e presentata) come una sorta di seconda autostrada calabrese, deve essere percorsa a velocità ridotta (al massimo 70 chilometri orari). Le ragioni, seppure non esplicitate, sono chiare: tra avvallamenti e asfalto che si sfalda è bene non superare certi limiti. Eppure le centinaia di milioni spese lasciavano sperare esiti diversi. La rampa numero 6 di Germaneto e il suo muro di contenimento, però, raccontano un’altra storia. Che la Procura di Catanzaro ha intenzione di continuare a scrivere.

(fonte Corriere della Calabria)

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