Dom. Mag 9th, 2021

Il candidato ha fatto parte per più di tre anni, con un incarico di “istruttore geometra”, dello staff del sindaco uscente. Le ombre sollevate dalle informative si spostano: da una “semplice” lista alla squadra del primo cittadino

È un po’ più imbarazzante del previsto – e di quanto mostrato nelle dichiarazioni pubbliche – il caso della candidatura di Domenico Schiavello in una lista a sostegno del sindaco uscente Sergio Abramo. Schiavello, infatti, non è un semplice sostenitore del primo cittadino: è stato anche uno dei suoi più stretti collaboratori.
Per tenerlo accanto a sé, Abramo è ricorso a una deliberazione di giunta comunale: la squadra di governo cittadino, il 15 ottobre 2013 ha «integrato l’organico dell’ufficio di staff del sindaco inserendo una ulteriore unità lavorativa di categoria C e con profilo professionale di “istruttore geometra”». Per Schiavello è arrivato così un incarico part-time a tempo determinato. Nasce così l’incarico, formalizzato il 21 gennaio 2014, dell’uomo che – secondo alcune informative di polizia giudiziaria pubblicate dal Fatto quotidiano, avrebbe rapporti con esponenti della cosca Papalia. Attorno ai Papalia, che di recente hanno festeggiato il ritorno a casa del boss Rocco dopo un quarto di secolo trascorso in carcere, ruotano molte società. Una rete che arriva fino all’estero. Ce n’è una che produce macchine per il gelato – e in Svizzera ha la fiduciaria che la controlla – intestata a Rosanna Papalia, la figlia del boss che ha sposato il 37enne Giuseppe Pangallo. Sarebbe lui l’intestatario della gestione economica degli affari della cosca, in Svizzera come nel Milanese. «Noti sono i suoi contatti – si leggeva sul Fatto – con importanti personaggi della movida milanese, nonché con Domenico Schiavello, candidato alle comunali di Catanzaro nella lista del sindaco uscente Sergio Abramo». Schiavello, nato a Vibo Valentia e già candidato, sempre con Abramo, nel 2012, sarebbe attivo nel settore eolico. «Ha battezzato, era il 2009, il figlio di Pangallo e inoltre, negli anni, è risultato in contatto con Giuseppe Barbaro capobastone della cosca dei Nigri (recentemente deceduto)». Dando un’occhiata all’Albo pretorio del comune di Catanzaro, emergono rapporti più stretti di una semplice vicinanza politica: Schiavello è stato un membro dello staff del sindaco. Un rapporto durato quasi tre anni e mezzo, interrotto dall’istruttore geometra l’8 maggio scorso, ma soltanto perché il tecnico ha manifestato l’intenzione «di proporsi quale candidato alla carica di consigliere comunale del comune di Catanzaro».

L’aspirante consigliere comunale non è indagato, ma fino al 2015 sarebbe stato il proprietario di un appartamento nella cascina di via Gattinara 90 a Milano, la stessa che negli anni 80 «veniva usata dal clan di Paolo Sergi (imparentato con i Papalia) per tagliare l’eroina», mentre la denuncia di cessione del fabbricato a favore di Schiavello «viene fatta a nome di Pietro Cerullo, storico prestanome dei Sergi».
Schiavello si è difeso, parlando di una «macchina del fango» in azione contro di lui. «Ribadisco la mia totale onestà – ha scritto –, sin dalla mia nascita, sia come persona che come lavoratore, ed altresì come candidato alle comunali, lontano da ogni distorta logica criminale cui sono stato assimilato». E, su “invito” di Abramo, ha deciso di abbandonare la competizione elettorale. D’altra parte il sindaco ha motivato la richiesta con la necessità, per l’amministrazione comunale, di uscire dalle urne senza «alcuna ombra» e ha affermato «a necessità che l’amministrazione comunale sia totalmente impermeabile rispetto al rischio di infiltrazioni mafiose e il mio incondizionato impegno a tenere fuori dalle istituzioni ogni possibile condizionamento da parte della criminalità organizzata». Propositi condivisibili, ma l’ombra sollevata dalle informative di polizia giudiziaria non è più relegata nel “semplice” candidato di una lista che lo sostiene. Ora si è spostata nel suo staff. Ed è più vistosa.

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