Dom. Mag 9th, 2021

Il saluto dei vicini di casa a Giuseppe Giorgi, latitante dal 1994 e catturato a San Luca. Si nascondeva in una parete della sua abitazione. I complimenti ai carabinieri dopo la cattura: «Siete stati bravi»

C’è chi si precipita a baciargli le mani, chi guarda i carabinieri che lo portano via con rabbia, chi piange come se salutasse un morto. Sono in tanti quelli che questa mattina si sono radunati attorno alla casa – fortezza dei Romeo “Staccu” da cui è uscito con le manette ai polsi Giuseppe Giorgi, storico boss di San Luca, questa notte scovato dai carabinieri del Reparto operativo e dello Squadrone cacciatori dopo oltre 23 anni di latitanza.

PALMO A PALMO Un capo vero, tuttora operativo, che per sfuggire alla cattura si è nascosto come un topo in un vano segreto, ricavato dietro il camino. Invano. Questa notte i carabinieri erano certi che fosse lì. Per questo per oltre sei ore hanno perlustrato il palazzotto di famiglia palmo a palmo, cercando nelle case, nelle stanze, nelle cantine e nelle soffitte e poi persino dentro i muri. Dai vani nascosti dietro le pareti, sono saltati fuori oltre 156mila euro in banconote di grosso taglio e ordinatamente divisi in bustine impermeabili. Da dietro il camino della cucina della casa della figlia è saltato fuori il latitante.

MURATO NELLA PARETE Quando ha sentito che i carabinieri stavano iniziando a rompere la parete vicino al camino, il boss ha gridato per farsi sentire. «Basta, basta, sono qua, mi avete trovato». Aperta la botola nascosta alla base, di fronte agli investigatori si è aperto uno strettissimo tunnel, cui si accedeva solo strisciando, che permetteva di accedere a un piccolo spazio ricavato tra il camino e la parete esterna del palazzo. «Era praticamente murato all’interno della parete» ha spiegato il comandante del reparto operativo, Vincenzo Franzese, che questa notte ha coordinato il blitz.

COMPLIMENTI AI CARABINIERI Giorgi è uscito piano dal nascondiglio. Prima un piede nudo, poi una gamba, infine con prudenza il resto del corpo. Il blitz dei carabinieri lo ha sorpreso mentre dormiva, perché il boss non era armato ed era ancora in pigiama. «State tranquille – ha ordinato alle figlie – prima o poi doveva succedere». Ai carabinieri invece ha fatto i complimenti. «Ci siete riusciti, bravi».

INDAGINE TECNICA Al boss, gli investigatori sono arrivati grazie ad un’indagine durata meno di otto mesi. Nell’ottobre scorso, con la Dda si è deciso di avviare una ricerca mirata, con l’obiettivo di catturarlo. E da lì sono partiti, servizi di osservazione, pedinamenti, intercettazioni ad ampio raggio su familiari, amici e collaboratori più stretti, a partire da una consapevolezza: un capo non vuole e non può allontanarsi per troppo tempo dal proprio feudo. Una regola aurea della ‘ndrangheta, cui Giorgi non si è sottratto. E che lo ha condannato.

NESSUNA COLLABORAZIONE CON LA ‘NDRANGHETA «In quest’operazione non ci sono stati confidenti, noi non vogliamo alcun rapporto con la criminalità – ha detto il procuratore capo della Dda, Federico Cafiero de Raho -. La ‘ndrangheta deve capire che non c’è margine di collaborazione con lo Stato, deve solo rassegnarsi a deporre le armi. I figli di ‘ndrangheta devono capire che alla fine ci sono solo due possibilità, l’arresto o la morte violenta in un conflitto con altri clan». Ai cittadini invece, Cafiero de Raho si è rivolto ancora una volta con l’appello ad avere maggior fiducia nelle istituzioni.

L’APPELLO «Questa – gli ha fatto eco il comandante provinciale dei carabinieri, Giancarlo Scafuri – è una terra che merita di più. I calabresi meritano di essere più coraggiosi e devono imparare ad avere maggiore fiducia nelle istituzioni». Da cui – ha voluto evidenziare il generale Vincenzo Paticchio, comandante della legione Calabria – stanno arrivando risposte concrete. «Festeggiare l’anniversario della Repubblica con l’arresto di Giorgi – ha detto il generale – è un grande onore per tutti noi. Restiamo fermamente impegnati nel perseguire l’obiettivo di garantire la legalità in questa provincia e in questa regione».

 

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